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Arianna Pace

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Arianna Pace porta il vento in fabbrica con il Premio Ermanno Casoli

A Castelfidardo Arianna Pace coinvolge 32 persone di EMC FIME in un’opera site-specific nata tra argilla, respiro e suoni della produzione

Pasquale Ruocco

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A Castelfidardo, dove l’aria appartiene tanto alla produzione industriale quanto alla tradizione artigianale della fisarmonica, nasce «Avere fame di vento», l’opera site-specific di Arianna Pace realizzata insieme alle persone di EMC FIME per la XXIV edizione del Premio Ermanno Casoli, a cura di Marcello Smarrelli. Presentata il 10 ottobre 2026 nel giardino dell’azienda, l’opera prende avvio da un elemento invisibile e indispensabile, trasformandolo in materia, voce e suono.

Il titolo richiama un arazzo di Alighiero Boetti appartenente alla Collezione di Francesco Casoli e introduce uno dei nuclei della ricerca: l’aria come componente identitaria di un luogo e delle attività che vi si svolgono. È l’aria che rende possibile il funzionamento dei motori prodotti da EMC FIME e, in una diversa forma, quella che attraversa le fisarmoniche per diventare suono, legando la dimensione industriale alla storia produttiva di Castelfidardo. Prima della realizzazione dell’opera, 32 persone di EMC FIME, appartenenti a differenti profili professionali e senza distinzione di ruolo, hanno partecipato a un percorso articolato in momenti teorici e pratici. Il lavoro è partito da una conversazione tra Pace e Smarrelli sulla ricerca dell’artista e si è sviluppato intorno al concetto di paesaggio e alla possibilità di dare forma a ciò che per sua natura resta impalpabile. Attraverso l’argilla, i partecipanti sono stati invitati a rispondere alla domanda «Qual è il tuo essere vento?», traducendo un’esperienza individuale in una pratica condivisa.

A questa dimensione materica si è aggiunta quella sonora. Con il sound designer Lorenzo Mandolesi, il respiro dei partecipanti è stato registrato nella camera semi-anecoica dell’azienda, normalmente utilizzata per testare i prodotti. Anche i rumori della produzione sono entrati nel progetto: macchinari, ritmi e tonalità sono stati campionati da Pace e Mandolesi, trasformando l’ambiente di lavoro in un paesaggio sonoro. L’operazione porta così l’attenzione su ciò che normalmente rimane sullo sfondo del processo produttivo: il respiro delle persone, il funzionamento delle macchine, la materia prima invisibile che attraversa gli spazi. L’azienda diventa il contesto stesso della ricerca e il luogo in cui esperienze professionali differenti concorrono alla costruzione dell’opera.

«Avere fame di vento» si inserisce nella continuità del Premio Ermanno Casoli, che dal 2022 ha portato nel giardino di EMC FIME anche «Marshy» di Eugenio Tibaldi, realizzata per la XX edizione del premio. Il nuovo intervento amplia così uno spazio dell’azienda destinato all’incontro, mettendo in relazione pratica artistica, partecipazione e identità del territorio.

Pasquale Ruocco, 08 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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