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Giovanni Antonio Boltraffio, «Ritratto di un giovane», 1495-98 ca, Washington, National Gallery of Art

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Giovanni Antonio Boltraffio, «Ritratto di un giovane», 1495-98 ca, Washington, National Gallery of Art

Alle Gallerie d’Italia-Milano arrivano Leonardo e i leonardeschi

Dal 27 novembre 2026 al 4 aprile 2027, la sede milanese del museo di Intesa Sanpaolo prosegue le sue approfondite indagini sull’arte italiana con il Rinascimento lombardo

Grazia Mazzarri

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In linea con una tradizione consolidata, ogni autunno le Gallerie d’Italia-Milano, in Piazza Scala, presentano una nuova grande mostra dedicata a interpretazioni nuove e originali dell’arte italiana.

Dal 27 novembre 2026 al 4 aprile 2027 il protagonista sarà protagonista il Rinascimento lombardo, indagato nella mostra «Nel segno di Leonardo. Allievi e seguaci a Milano», a cura di Arturo Galansino e Simone Facchinetti.

Il nuovo progetto espositivo prosegue idealmente gli accurati approfondimenti storico-artistici che negli ultimi anni si sono succeduti nel calendario espositivo della sede milanese dei musei di Intesa Sanpaolo, a cominciare da quello sulla figura di Giovan Battista Moroni, contestualizzato e messo a confronto con le esperienze di pittori come Lorenzo Lotto, Moretto, Savoldo, Tiziano, Veronese e Tintoretto nella mostra «Moroni (1521-1580) Il ritratto del suo tempo» (6 dicembre 2023-1 aprile 2024); quello sul ruolo di Milano come punto di riferimento per l’arte e l’innovazione, dalla fine del Medioevo con il cantiere del Duomo al Rinascimento con Leonardo e gli Sforza, dal Settecento con Sebastiano Ricci e Giambattista Tiepolo che aprono nuovi orizzonti nella scena artistica milanese al Neoclassicismo (con le trasformazioni della città ad opera dell’architetto Giuseppe Piermarini), dal  Romanticismo di Francesco Hayez al Divisionismo di Segantini e Previati, al Futurismo di Boccioni e alle avanguardie promosse da galleristi come Margherita Sarfatti fino al dopoguerra, periodo in cui Lucio Fontana rafforza definitivamente il ruolo della città come capitale dell’arte contemporanea nella mostra «Il genio di Milano. Crocevia delle arti dalla Fabbrica del Duomo al Novecento» (23 novembre 2024-16 marzo 2025); fino all’affondo sull’Età Napoleonica (1796-1815), segnata da rivolgimenti geopolitici che determinarono un cambiamento delle classi dirigenti e conseguentemente, nell’arte, di gusti e committenze, sebbene alcuni artisti che erano stati i campioni della stagione precedente (da Canova ad Appiani, a Giuseppe Bossi) seppero farsi interpreti del nuovo clima con l’identica grandezza nella mostra «Eterno e visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo» (28 novembre 2025-6 aprile 2026).

La nuova mostra affronta per la prima volta in modo complessivo la lunga e straordinaria eredità di Leonardo da Vinci (Anchiano, 1452-Amboise, 1519) a Milano, approfondendo la diffusione e la trasformazione del suo linguaggio nella pittura lombarda. Attraverso opere e confronti, il percorso mette in luce il ruolo di artisti come Marco d’Oggiono, Giovanni Antonio Boltraffio, Cesare da Sesto (che diffuse le novità del linguaggio leonardesco in tutta Italia), Andrea Solario (cui si deve una versione particolarmente raffinata ed elegante della lezione del maestro) Ambrogio de Predis, e Bernardino Luini, insieme ai principali pittori attivi in Lombardia prima dell’arrivo di Leonardo, restituendo la complessità di una delle stagioni più significative dell’arte rinascimentale italiana.

La personalità di Leonardo ha segnato profondamente le sorti delle arti figurative in Lombardia: dal suo arrivo a Milano nel 1482 fino all’allontanamento dal ducato, dopo il crollo del regime di Ludovico il Moro, nel 1499, si era formata una scuola che aveva rielaborato e trasmesso le principali idee dell’autore toscano. Con la fuga di Leonardo da Milano si assiste anche alla provvisoria diaspora dei suoi allievi principali che andranno in cerca di nuove e indipendenti occasioni di lavoro, oppure, come nel caso di Francesco Napoletano, faranno parte del suo girovago seguito.

Nell’estate del 1506 Leonardo rientrerà a Milano, chiamato dal luogotenente di Luigi XII, Charles d’Amboise, dove resterà, quasi ininterrottamente, fino al 1513. Oltre ai fedelissimi Salaino e Francesco Melzi (che alla morte ne erediterà i disegni), si formarono i cosiddetti leonardeschi della seconda generazione, primo fra tutti Giampietrino.

Il catalogo Allemandi che accompagna la mostra raccoglie la vicenda dei pittori leonardeschi lombardi: ogni autore è stato affidato allo studio di uno specialista che traccia il punto dello stato degli studi.


 

Grazia Mazzarri, 20 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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