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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliMentre in Italia si celebrava la Festa della Liberazione, a Palma di Maiorca si inaugurava la prima edizione del Mallorca PhotoFest (Phof), il Festival Internazionale dell’Immagine di Maiorca, che per 4 mesi fino al 30 agosto, riempie di fotografia gallerie e centri d’arte della capitale delle Isole Baleari. La manifestazione, organizzata dall’associazione delle gallerie d’arte contemporanea Art Palma Contemporani, offre un ampio e articolato programma che riunisce 35 mostre e 54 eventi, tra cui conferenze, workshop, proiezioni di video, un ciclo di cinema e visite guidate. «La prima edizione del festival, successore di Palma Photo, che per undici edizioni ha trasformato Maiorca in un punto di riferimento per la fotografia contemporanea, è il risultato di uno sforzo collaborativo tra istituzioni pubbliche e private. Volto a promuovere un programma diversificato, con una chiara vocazione internazionale, il festival unisce progetti artistici di alto livello, iniziative locali e programmi educativi, gratuiti e aperti a tutti i cittadini», ha dichiarato Xavier Fiol, direttore del Phof, che ha curato insieme a Montserrat Torras con la collaborazione di Francesc X. Bonnín e Horacio Fernández.
«Il Mallorca PhotoFest si propone di creare spazi di dialogo e riflessione sul ruolo dell’immagine nella società attuale, favorendo una prospettiva critica, creativa e aperta e consolidando l’isola come territorio che ispira e valorizza il talento», ha assicurato Fiol, che nel suo ruolo di gallerista ha inaugurato l’evento con la mostra «Orquídeas y macarras» (Orchidee e malviventi) di Joan Fontcuberta, che esplora l’incontro tra poli apparentemente opposti: l’abietto e il sublime, il marginale e lo squisito. I dittici accostano ritratti di personaggi eccentrici con corpi tatuati, piercing, estetica gotica o tribale, a primi piani di orchidee di una bellezza altrettanto insolita, fragile ed eccentrica. Fontcuberta, il grande interprete della postfotografia che da anni lavora sui limiti e gli inganni della riproduzione delle immagini e attualmente sta esplorando le possibilità dell’Intelligenza Artificiale, è uno dei grandi protagonisti del festival, con altre due mostre oltre a quella di Xavier Fiol: la retrospettiva «Wunderkammer» nel Casal Solleric, centro d’arte municipale e «La Via Làctia. Retratar arbres» (La Via Lattea. Ritrattare alberi) nella Fundació Tony Catany a Llucmajor, una delle località limitrofe coinvolte nel programma del Phof.
Un’altra star del festival è l’artista cinese Yu Depeng, che espone nella Fundació Barceló «Diario de un ermitaño» (Diario di un eremita), un progetto in cui confluiscono i paesaggi raffigurati nei dipinti del Museo del Prado con quelli del suo Paese natale. L’artista, che ha costruito una carriera internazionale tra cinema sperimentale, fotografia e installazioni, si caratterizza per un approccio poetico, non narrativo, in cui i riferimenti alla tradizione culturale cinese convergono con le strategie del linguaggio audiovisivo contemporaneo. «Il mio lavoro non è strutturato attorno a una narrazione chiusa, ma piuttosto attorno a emozioni condivise che trascendono culture e contesti. Mi interessa lavorare con la sensazione universale di essere spaesati o fuori posto, più che con le problematiche sociali della migrazione», ha affermato Depeng, assicurando che le sue immagini non cercano di raccontare una storia specifica, ma di aprire uno spazio in cui ogni persona possa riconoscersi o persino perdersi. La mostra, curata da Susana Sanz Giménez, si completa con la partecipazione degli studenti dell’Università Adema Bellas Artes che, a partire dai concetti portanti del lavoro di Depeng, sviluppano opere che affrontano il rapporto tra paesaggio, memoria e identità da una prospettiva contemporanea. «La presenza degli studenti di Adema in questo evento non si limita a una semplice partecipazione espositiva, ma riflette piuttosto una concezione ampliata del progetto artistico come strumento pedagogico, che inserisce gli alunni in un contesto reale», ha spiegato Diego González Carrasco, fondatore di questo centro universitario privato, diretto dall’artista Amparo Sard.
È cinese anche l’artista che presenta la galleria Florit/Florit. Pixy Liao sviluppa da ormai quasi 20 anni una ricerca sull’intimità e il potere, autoritraendosi insieme al suo compagno. Tra i grandi nomi spicca il fotoreporter Jean Marie del Moral che presenta nella Fundació Pilar i Joan Miró parte dei suoi lavori sugli studi degli artisti, in questo caso centrati sulla relazione tra Miró e Mont-roig e Picasso e Horta de Sant Joan, dove creò il Cubismo nel 1909. «Erano due artisti molto diversi tra loro, ma le radici della loro arte sono comuni e affondano nella forza tellurica della natura di Mont-roig e Horta», ha spiegato il fotografo. Tra le mostre collettive spicca «Notes on looking» nella Galleria Reus, che riunisce artisti che esplorano e interpretano la realtà contemporanea in diversi modi, tra cui i maiorchini Juan David Cortés e Julià Panades e gli italiani Diego Dominici e Marta Scavone, selezionati grazie a una collaborazione con la galleria Febo&Dafne di Torino.
Per finire imprescindibile una visita a Casa Planas, un centro di ricerca e produzione artistica sull’immagine, situato negli antichi laboratori fotografici di Josep Planas, che plasmò l’iconografia del boom turistico di Maiorca e per decenni vantò il monopolio della produzione industriale di cartoline, contribuendo in modo determinante alla diffusione internazionale dell’immagine dell’isola. L’azienda, che al suo apice contava più di 14 sedi, realizzava annualmente, oltre alle immagini turistiche, più di 700 reportage fotografici che ritraevano in modo etnografico eventi culturali e testimoniavano la trasformazione sociale indotta dal turismo. Riaperto dalla nipote, l’artista Marina Planas nel 2015, attualmente accoglie un centro di creazione e di residenze internazionali per artisti e curator, nonché il maggiore archivio fotografico d’Europa dedicato al turismo con oltre 3 milioni di immagini. L’archivio comprende anche una straordinaria collezione di macchine fotografiche e strumenti per lo sviluppo fotografico. «Questo festival non è solo una mostra estetica, ma una difesa della documentazione fotografica come elemento fondamentale della memoria storica», ha dichiarato Marina Planas che organizzerà visite guidate per tutte la durata del festival.
«Oltre alla capacità di integrare professionisti locali con figure di fama internazionale, uno dei pilastri fondamentali del Phof è la volontà di offrire fotografia di alta qualità a un ampio pubblico che spesso consuma immagini in modo frenetico e superficiale attraverso i propri dispositivi mobili», ha concluso la curatrice Montserrat Torras, sottolineando che il Mallorca Photofest rappresenta un impulso significativo per il turismo culturale di qualità nelle Isole Baleari, diversificando l’offerta di svago dell’isola per attrarre visitatori interessati non solo alle spiagge, ma anche alla cultura e all’arte.
Joan Fontcuberta, Casal Solleric. Foto @Arte.Edad.Silicio