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Rushdi Anwar, «Placeless Burden. Towards Uncertainty / Fardello senza luogo. Verso l’incertezza», 2018 (particolare)

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Rushdi Anwar, «Placeless Burden. Towards Uncertainty / Fardello senza luogo. Verso l’incertezza», 2018 (particolare)

Alla Fondazione Rovati arte e storie dai campi rifugiati nel mondo

In occasione del 75mo anniversario della Convenzione di Ginevra sullo Statuto di Rifugiato esposte 284 opere e storie scritte provenienti dalla Imago Mundi Collection di Treviso

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Vicina da sempre, attraverso la sua presidente Giovanna Forlanelli, alle attività dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite-Unhcr, la Fondazione Luigi Rovati di Milano presenta dal 17 giugno al 19 luglio nel Padiglione del giardino la mostra «Out of Place. Arte e storie dai campi rifugiati nel mondo», un progetto espositivo, patrocinato dall’Unhcr, scaturito dalla collaborazione con la Fondazione Imago Mundi di Treviso, l’istituzione non profit che è una gemmazione, nata nel 2018, della collezione Imago Mundi Collection, questa avviata nel 2010 da Luciano Benetton con l’intento di cogliere i fermenti culturali dei più svariati Paesi del mondo. Da allora sono state 26mila le opere raccolte, tutte dell’identico formato (10x12 centimetri): un mosaico vastissimo delle culture più diverse e lontane, esposte dal 2018 nelle Gallerie delle Prigioni di Treviso (restaurate per la famiglia Benetton da Tobia Scarpa), dove si tengono regolarmente mostre, talk, eventi internazionali e incontri pubblici.

«Out of Place», fuori posto, è l’espressione di cui si serve lo scrittore palestinese Edward Said per definire chi, come lui, ha vissuto o vive la condizione di rifugiato, sentendosi estraneo ovunque, fra paesaggi sconosciuti, persone dalla cultura profondamente diversa e usanze incomprensibili, immerso in esperienze, scrive Said, «che devono ancora trovare una loro narrazione».

A quel dolore di vivere può offrire una cura la possibilità di accedere all’arte, tanto visiva quanto narrativa: questa la considerazione da cui è nato il progetto, frutto di un’operazione condotta tra il 2022 e il 2024 in 18 dei più grandi campi per rifugiati e in aree attraversate dai migranti, da cui sono scaturite 284 opere, tutte dello stesso minuscolo formato, e numerose storie scritte che, insieme, raccontano questa tragica emergenza del nostro tempo: la peggiore della storia, dichiara l’UNHCR, essendo oggi ben 117 milioni le persone costrette a lasciare le proprie abitazioni a causa di guerre, persecuzioni e violenze. Di queste, il 19% (8,7 milioni) vive nei campi per rifugiati.

La mostra della Fondazione Luigi Rovati, che cade nel 75mo anniversario della Convenzione di Ginevra sullo Statuto di Rifugiato, attinge a questa sezione della Imago Mundi Collection, curata da Claudio Scorretti, Irina Ungureanu e Aman Mojadidi, ed espone i lavori di alcuni rifugiati, cui i curatori hanno chiesto di condensare in questi piccoli lavori la loro traumatica condizione: ci sono testimonianze da due campi del Kenya, due dell’Uganda, da uno del Malawi e uno del Rwanda, e da più insediamenti in Algeria. Ma oltre all’Africa ci sono lavori realizzati nei numerosi campi profughi della Giordania, e altri di artisti curdi, yazidi e afghani, cui si aggiungono quelli dei profughi che giungono in Europa dall’Ucraina o lungo le rotte del Mediterraneo, o dal Sud America e dall’America centrale, con un focus sul confine brutale tra Messico e Stati Uniti.

Oltre a godere dell’intensità creativa e della forza comunicativa di queste opere, la visita alla mostra (a ingresso gratuito) consente di contribuire a una raccolta fondi per l’Unhcr, acquistando nello shop del museo le borse e le pochette realizzate da donne ugandesi. Ogni sabato alle 11 è prevista una visita guidata gratuita con prenotazione (fondazioneluigirovati.org/it/), mentre per l’inaugurazione, alle 18 di martedì 16 giugno, si tiene alla Fondazione Luigi Rovati una conversazione dal titolo «Voci fuori luogo» tra Daniele Abbado, regista e Special Friend di Unhcr, e Venanzio Postiglione, vicedirettore del Corriere della Sera.

Famakinka Olunafemi, «A King Without a Throne / Un re senza trono», 2023

Arafa and The Dirars, «Hope (by Arafa) / Speranza (di Arafa)», 2023

Ada Masoero, 16 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Alla Fondazione Rovati arte e storie dai campi rifugiati nel mondo | Ada Masoero

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