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Gherardo Starnina, «Vergine con Bambino», 1400 ca, olio e doratura su tavola, The Cleveland Museum of Art

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Gherardo Starnina, «Vergine con Bambino», 1400 ca, olio e doratura su tavola, The Cleveland Museum of Art

Al Prado l’influenza italiana sul Gotico spagnolo

Un centinaio di opere tra sculture, polittici, ricami, oreficerie, disegni, manoscritti miniati e tessuti di seta, illustra l’impatto e la complessità degli scambi artistici tra Italia e Spagna  

Samantha De Martin

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Un oro brillante, che più non si può, conferisce a tessuti, gioielli e broccati preziosi una consistenza materica che dà vita a un sorprendente gioco illusionistico. Si preannuncia come un tripudio di colori, metalli e fili di seta, ma anche di scoperte, la mostra che il Museo del Prado si prepara ad accogliere a Madrid dal 26 maggio al 20 settembre. Un percorso che il curatore Joan Molina Figueras definisce «insolito per il museo spagnolo, che ha sempre puntato sull’arte italiana del Quattrocento e sui grandi nomi del Belpaese, per risalire adesso a ritroso della storia dell’arte» attraverso un percorso fatto di viaggi andata e ritorno, scambi artistici nel Mediterraneo, svolte inaspettate, influssi tra maestri, ma anche personalissime rielaborazioni. «Alla maniera d’Italia. La Spagna e il gotico mediterraneo (1320-1420)», questo il titolo della mostra, vuole illustrare l’influenza italiana sul Gotico spagnolo prima del Rinascimento, mettendo in evidenza come i modelli del Trecento italiano, ispirati da personalità come Giotto, Duccio, Simone Martini o i Lorenzetti, siano stati assimilati e reinterpretati dagli artisti spagnoli, generando un linguaggio visivo ibrido e originale. Un itinerario di circa 100 opere, tra sculture, polittici, ricami, oggetti di oreficeria, disegni, manoscritti miniati e tessuti di seta, in arrivo a Madrid da 31 istituzioni spagnole e 25 straniere, getterà un ponte tra i contesti artistici di Firenze, Pisa, Siena, Roma, Napoli e la penisola iberica, alimentato da idee e tecniche che fluttuano e si incontrano attraverso il Mediterraneo.

La scelta del curatore è ricaduta su maestri italiani come Ambrogio Lorenzetti, Gherardo Starnina, Lupo di Francesco e Barnaba da Modena, a confronto con personalità come il pittore e miniatore Ferrer Bassa, i fratelli Serra o il pittore Pedro de Córdoba, attivo nella città andalusa nella seconda metà del XV secolo. La mostra restituirà la complessità di questi scambi artistici per regalare un finale inatteso: l’impatto che la produzione ispanica ha avuto proprio sull’Italia. Con il loro trasferimento nella penisola iberica, infatti, i modelli e i prototipi italiani assumono una nuova vita, una seconda natura. Protagonista in tal senso è Gherardo Starnina, maestro toscano che, dopo il suo passaggio nelle corti di Castiglia e Aragona, a inizio XV secolo ha scosso l’ambiente artistico fiorentino con quell’innovativo linguaggio del Tardo Gotico assorbito durante il suo soggiorno in una cosmopolita Valencia. È lo stesso Vasari a confermarne le virtù, considerate frutto del suo soggiorno spagnolo: negli anni fiorentini della sua giovinezza era «nel praticare molto duro e rozzo» e solo in Spagna imparò a essere «gentile e cortese».

Nelle creazioni di Ferrer e Arnau Bassa, le formule italiane si intrecciano a elementi di origine francese e neobizantina, tessendo una sintesi che non trova precedenti nel panorama italiano. Oltre a viaggiare, le immagini vengono tradotte, generano identità sfumate e ibride. La creatività degli artisti va oltre il piano formale per abbracciare anche la sfera iconografica. L’originalità dei maestri ispanici troverà espressione nell’impiego di formati particolari per la pittura su tavola, come il monumentale retablo, una grande pala d’altare a molti scomparti, disposti in più ordini, con incorniciatura architettonica elaborata e ricca di figure intagliate. Questo dispositivo scenografico presiede gli spazi di culto trasformandosi in una vera e propria esperienza ottica e simbolica. Anche l’applicazione dell’oro, da semplice ornamento, diventa una strategia estetica che arriva a trasformare le superfici dei grandi complessi pittorici in uno sfondo attivo capace di assorbire e modulare la luce a seconda dell’intensità e del punto di vista. «L’idea di questa mostra, spiega il curatore Joan Molina Figueras, nasce con l’obiettivo di combattere il concetto dei modelli nazionali e delle patrie dell’arte, a vantaggio di un’arte senza frontiere che dà luogo a sperimentazioni diverse. Osservando questa circolazione mediterranea lungo le sponde delle due penisole, abbiamo seguito le mostre dedicate finora dal Prado al Quattrocento, andando questa volta a ritroso e domandandoci che cosa fosse accaduto prima».

In occasione della mostra il dipartimento di restauro del Museo del Prado ha condotto un’intensa campagna di restauro che ha interessato circa 12 opere. Particolarmente interessante l’intervento effettuato su due tavole con gli apostoli Simone e Matteo, provenienti dal retablo maggiore di Toledo, che ha recuperato la pittura originale di Starnina. «Oltre al “Polittico Morgan” di Ferrer Bassa dalla Pierpont Morgan Library, che volerà per la prima volta in Spagna, prosegue Joan Molina Figueras, tra le opere in mostra si inserisce il retablo di San Giuliano e Santa Lucia, custodito nel convento delle Canonesse di Saragozza, al quale il restauro, avvenuto un anno e mezzo fa, ha restituito i colori originali». In mostra anche «La Vergine con il Bambino» di Starnina dal Cleveland Museum of Art. «Questa esposizione attesa al Prado sarà una delle più importanti del 2026, spiega il direttore del museo spagnolo, Miguel Falomir. In autunno avremo una mostra su Maria Anna d’Austria, seguita da “Rilke e l’arte spagnola”, a cento anni dalla morte del poeta, per concludere con una mostra dossier sul pittore tedesco Hans Baldung Grien».

Gherardo Starnina, «Vergine con Bambino», 1400 ca, olio e doratura su tavola, The Cleveland Museum of Art

Samantha De Martin, 25 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Al Prado l’influenza italiana sul Gotico spagnolo | Samantha De Martin

Al Prado l’influenza italiana sul Gotico spagnolo | Samantha De Martin