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Carlino Corezzi
Leggi i suoi articoliIl mondo non è fatto soltanto per essere guardato e ascoltato, ma anche per essere attraversato e percepito. Una connessione profonda cui guarda l’installazione «RMN» di Alberto Tadiello, opera vincitrice della prima edizione del Premio Omero, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura insieme al Museo Tattile Statale Omero di Ancona. Un’iniziativa nata per dare delle declinazioni concrete al rapporto tra arte e accessibilità, nel museo statale, senza barriere, multisensoriale e inclusivo, unicum in Italia, nato per promuovere l’integrazione culturale delle persone con disabilità visiva e diffondere la conoscenza.
La prima edizione, vinta da Alberto Tadiello, condensa in modo esemplare le linee di ricerca del premio. Il titolo dell’opera, «RMN», è acronimo sia di Risonanza Magnetica Nucleare sia di Rete Mareografica Nazionale. L’opera si configura come una scultura sonora, priva di immagine ma intensamente percepibile sul piano fisico. È un’installazione ambientale ospitata in un box metallico apparentemente vuoto, attraversato da una vibrazione continua generata dalle frequenze sonore legate alle variazioni marine. L’unico elemento visibile è un filamento ferroso, che funziona come una linea di orientamento e che simula l’andamento delle onde. Realizzata nel 2005 e ora destinata a una nuova presentazione (il 14 giugno alle 17), «RMN» si fonda dunque su un sistema di traduzione (in tempo reale) di dati ambientali, attraverso un dispositivo collegato alla rete mareografica nazionale nella stazione di Ancona, dove si monitorano costantemente i dati sul livello delle maree. Si tratta di frequenze a basse intensità, che generano vibrazioni in grado di attraversare spazio e corpo.
L’esperienza dell’opera si attiva grazie alla propriocettività: coinvolgendo cavità e strutture ossee — stomaco, cranio, ossa — restituisce una percezione interna dello spazio. L’opera esiste solo nel momento in cui qualcuno vi entra in contatto: è nell’attraversamento fisico dello spazio che si attiva, grazie a una relazione diretta tra fenomeni naturali, tecnologia e percezione corporea. La scelta della commissione si concentra sulla capacità di mettere in relazione ambiti diversi, in questo caso arte, scienza e ambiente, trasformando un fenomeno macroscopico – il movimento delle maree – in esperienza interiore. La distanza geografica e la scala naturale diventano dati sensibili che agiscono direttamente sul corpo. L’inserimento dell’opera negli spazi del Museo Omero, all’interno della Mole Vanvitelliana, rafforza ulteriormente la connessione tra interno ed esterno, tra dato ambientale e spazio museale, tra città e sistema naturale da cui i dati provengono. L’accessibilità non è qui un adattamento successivo, ma il principio generativo dell’opera stessa: un’esperienza che prescinde dalla vista.
Come accade nel regno animale la percezione dello spazio non passa sempre attraverso la vista: molte specie si orientano e comunicano tramite frequenze e vibrazioni, costruendo una relazione con l’ambiente basata su segnali invisibili. E anche la realtà che percepiamo attraverso la vista cambia di specie in specie, non è il mondo in sé, ma solo una delle sue possibili traduzioni sensoriali.
Alberto Tadiello, «RMN»