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Renzogallo, «L’ombra delle idee», 2026

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Renzogallo, «L’ombra delle idee», 2026

Al Mattatoio quattro mostre pongono al centro la relazione tra opera e fruitore e tra arte e scienza

Gli appuntamenti estivi nei due grandi padiglioni nel quartiere Testaccio, a Roma, propongono opere di Federica Luzzi e Naoya Takahara, Polo Monti e Renzogallo 

Guglielmo Gigliotti

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Presso il Mattatoio di Roma, quattro mostre estive pongono al centro la relazione tra opera e fruitore, e quella tra arte e scienza. In Renzogallo, il rapporto arte-fruitore è essenziale nella sua sessantennale ricerca, sfociata in grandi installazioni ambientali. Il terzo fattore è infatti lo spazio. La sua mostra «Oltre le ceneri», curata da Aldo Iori, aperta alla Pelanda del Mattatoio dal 9 giugno al 2 agosto, e promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio-Città delle Arti, è impostata proprio sul sovvertimento dei parametri usuali della percezione e dei procedimenti mentali. Per questo, ai fini di disorientamento, ricorre sovente alle dimensioni monumentali delle installazioni, come quella in mostra, costituita da una sequenza di rosse strutture metalliche che si dispiegano a incastro. Lo stesso vale per un’altra opera, «L’ombra delle idee», una foresta di elementi lignei, distesa su un tappeto di fogli di giornale verniciati di rosso. Il colore della vita è infatti una delle dominanti della mostra.

«Esercizi per essere come gli altri» è invece il titolo che fa da ombrello concettuale alla bi-personale di Federica Luzzi e Naoya Takahara, dal 4 giugno al 2 agosto presso il Padiglione 9a del Mattatoio, in un progetto curato da Giuseppe Garrera. Takahara, giapponese che dal 1977 vive a Roma, e Federica Luzzi, nata a Roma nel 1970, affrontano il programma estetico-esistenziale evocato nel titolo da due punti di vista opposti, che non sono Oriente-Occidente, ma lucida e fredda ironia il primo, sensuale fisicità la seconda. La vena analitico-concettuale di Takahara è affermata in mostra, per esempio, con strutture lignee terminanti in lungi fili, come nell’«Acchiappaspiriti», o nello «Studio per ricotta ciociara», dove il celebre latticino laziale è realizzato in silicone. Federica Luzzi invece ha trasformato da lungo tempo l’arte tessile in composto plastico di forte espressività, ispirata alle forme dei fiori e delle conchiglie, o alle onde del mare, come in «Black Shell, dedicato a mio padre Mario», del 2023.

Federica Luzzi, «Semi, spille», 2017. Foto Giorgio Benni

Naoya Takahara, etichetta realizzata per lo stilista Yuki Funabashi, Sartoria Ypsilon, Roma, 1984. Foto Giorgio Benni

Sempre al Mattatoio e sempre dal 4 giugno al 2 agosto, il Padiglione 9b ospita la mostra «Paolo Monti 37788. Money in space», a cura di Ada Lombardi. L’operato di Paolo Monti sposa dall’inizio degli anni Ottanta arte e scienza, nonché arte e tecnologia, come raccontano le oltre 100 opere esposte, tra lavori a parete, proiezioni e installazioni luminose. Il titolo «Money in space» fa riferimento alla banconota collocata all’interno del satellite EduSAT 37888 nel 2007, in un progetto svolto assieme alla Scuola di Ingegneria aerospaziale dell’Università La Sapienza di Roma. Altri lavori illustrano invece il processo di trasformazione dell’immagine proiettata da una diapositiva, modificata mediante reagenti chimici sensibili. Un altro ciclo, quello delle «Ombre termiche», rende visibili, mediante strumenti a infrarossi, i flussi di calore emessi dai fruitori che attraversano una termocamera.

Le mostre nei due grandi padiglioni dell’ex Mattatoio di Roma, nel quartiere Testaccio, sono una tappa di un ampio ciclo dedicato ad artisti romani, ideato da Ivana Della Portella, vicepresidente di Azienda Speciale Palaexpo con delega al Mattatoio di Roma. Approfondite monografiche sono state dedicate finora a Levini, Salvatori, Pierfranceschi, Zelli, Scolamiero, Notargiacomo, rendendo quello che è il cuore espositivo della neonata Fondazione Mattatoio-Città delle arti, opportunità di riflessione su Roma come città viva del contemporaneo.

Paolo Monti, «Afternoon Train, Costellazione satellitare 37788», 2011

Guglielmo Gigliotti, 03 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Al Mattatoio quattro mostre pongono al centro la relazione tra opera e fruitore e tra arte e scienza | Guglielmo Gigliotti

Al Mattatoio quattro mostre pongono al centro la relazione tra opera e fruitore e tra arte e scienza | Guglielmo Gigliotti