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Camilla Bertoni
Leggi i suoi articoliDi fronte alla forza innovativa e visionaria di Giacomo Balla, Umberto Boccioni si inchinava, riconoscendone la statura superiore a chiunque altro in quel momento storico, un passo avanti a tutti nell’arte, un vero precursore delle avanguardie europee. Eppure, una collezione tutta dedicata a Balla come quella raccolta da Laura Biagiotti e dalla Fondazione Biagiotti Cigna non aveva finora mai avuto spazio espositivo in Italia, se non parziale, come accaduto quasi trent’anni fa al Chiostro del Bramante di Roma, mentre nel 2017 più di un centinaio di opere furono esposte alla Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra e nel 1996 al Museo Puskin di Mosca. Ora, e fino al 18 ottobre, l’intera collezione è in mostra al Mart-Museo di arte moderna e contemporanea di Rovereto, nell’esposizione curata da Beatrice Avanzi, responsabile dell’ufficio mostre del Mart, e Fabio Benzi, direttore artistico della Fondazione Biagiotti Cigna. «Giacomo Balla. Lo stile dell’Avanguardia. Opere dalle Collezioni Biagiotti Cigna» si sviluppa lungo tutto l’arco cronologico della carriera dell’artista futurista. Un percorso che conta 240 opere, con alcuni confronti con lavori di Fortunato Depero dalle raccolte del Mart, istituzione nata proprio a partire dal lascito di uno dei più significativi allievi di Balla.
Un confronto quello con le opere di Depero che serve a dare contezza di una koiné straordinaria indirizzata a un’idea di arte totale che prendeva forma proprio nella mente e nello studio di Balla, la cui carriera si estende fino ai dipinti degli anni Trenta e Quaranta dell’ormai anziano pittore, nato nel 1871 a Torino (morirà a Roma nel 1958). Sono dipinti segnati, più che da un ritorno all’ordine, da un’attitudine poetica e intimista, poco studiati e snobbati dalla critica, ai quali Laura Biagiotti destinò lo stesso amore che riservò alle opere del tempo futurista, iniziato dopo la firma del manifesto del 1910 insieme a Boccioni. «Una fase, quella tarda, ha spiegato la direttrice del Mart Micol Forti, a cui Fabio Benzi sta dedicando i suoi studi. Ma la mostra, nell’allestimento di Officina delle idee, racconta molti aspetti diversi di Balla, a partire dagli esordi divisionisti di fine Ottocento. Il progetto corrisponde precisamente alla vocazione del Mart, consolidando una continuità narrativa che vede nel museo trentino il luogo d’elezione per la valorizzazione dell’avanguardia futurista».
Oltre che per lo spazio dedicato alla fase tarda, pressoché inedita, la collezione Biagiotti si caratterizza per la presenza di studi, schizzi, appunti di lavoro su supporti transitori, materiali che permettono di comprendere i passaggi del suo processo creativo e il suo metodo di lavoro. E oltre ai dipinti, ci sono oggetti, mobili, arazzi, paralumi, studi per sciarpe, cravatte, cappelli e ricami. La signora della moda italiana si era innamorata dell’opera di Balla dopo aver conosciuto nel 1986, esattamente quarant’anni fa, le figlie dell’artista in occasione della mostra che si tenne quell’anno a Roma alla galleria Chimera: fu quella l’occasione in cui Laura Biagiotti decise di comprare in blocco l’intera collezione, senza limitarsi agli studi, ai progetti e alle realizzazioni più vicine al suo mondo, quello della moda, e anzi implementando fino alla sua morte, avvenuta nel 2017, la raccolta, rendendola una delle maggiori private monografiche al mondo.
Proprio uno dei principi fondanti del Futurismo, quello di intendere l’arte come parte integrante dell’esistenza stessa, fu ciò che affascinò di più Biagiotti: un principio che Balla interpretò tra i primi estendendo i suoi studi alla moda già dal 1914, come viene raccontato in una delle sezioni della mostra, anticipando le creazioni di Sonia Delaunay, e poi firmando insieme a Depero nel 1915 il manifesto della Ricostruzione futurista dell’universo, a cui è intitolata un’altra sezione della mostra. «Laura, scrive il curatore Benzi nel catalogo (Silvana Editoriale) che accompagna la mostra, intuì immediatamente questa torsione moderna del grande artistae e ne comprese il parallelismo col suo mestiere. Comprese anche che il suo atto creativo era profondamente rivoluzionario perché era stato il primo artista, e il più complesso, ad articolare questa fusione tra arte e moda, soprattutto proiettandola nel panorama delle avanguardie storiche». Tra gli highlight della collezione, la sequenza di «Compenetrazioni iridescenti», la cui datazione le porta a essere creazioni coeve alle prime prove in direzione astratta di Kandinskij, la monumentale tela «Genio Futurista», o ancora l’abito disegnato nel 1930 per la figlia Luce.
Una veduta della mostra, «Giacomo Balla. Lo stile dell’avanguardia. Opere dalle Collezioni Biagiotti Cigna» al Mart di Rovereto. Foto Mart Rovereto, Jacopo Salvi