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Una veduta della mostra «Continuità e divergenze. Architetture e paesaggi urbani in Abruzzo 1930-1960» al MaXXI L’Aquila

Foto Luca Eleuteri. Courtesy Fondazione MaXXI

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Una veduta della mostra «Continuità e divergenze. Architetture e paesaggi urbani in Abruzzo 1930-1960» al MaXXI L’Aquila

Foto Luca Eleuteri. Courtesy Fondazione MaXXI

Al MaXXI L’Aquila le architetture e i paesaggi urbani in Abruzzo

Nella sede comunale di Palazzo Onmi, recuperata di recente, si ripercorre l’urbanistica e la storia territoriale abruzzese tra gli anni Trenta e Sessanta

Letizia Riccio

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«Con questa mostra il MaXXI L’Aquila rinnova il proprio impegno nella valorizzazione della cultura architettonica italiana e nel dialogo con il territorio che lo ospita, partecipando al programma di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026 con un progetto nato dalla collaborazione tra il comune, il MaXXI L’Aquila e il dipartimento di Architettura e Design contemporaneo del MaXXI»: così la presidente della Fondazione, Maria Emanuela Bruni, inaugura la mostra «Continuità e divergenze. Architetture e paesaggi urbani in Abruzzo 1930-1960», curata da Mario Centofanti, Raffaele Giannantonio e Andrea Mantovano, promossa dal comune de L’Aquila in collaborazione con il MaXXI di Palazzo Ardinghelli, e aperta nella sede comunale di Palazzo Onmi a L’Aquila fino al 18 ottobre. Il percorso espositivo racconta le trasformazioni e le architetture delle città abruzzesi tra gli anni Trenta e Sessanta del secolo scorso: opere d’arte, progetti architettonici, filmati d’epoca, fotografie di ieri e di oggi compongono un itinerario complesso, che riguarda un territorio quanto mai vario e che si è avvalso, nel tempo, degli interventi di personalità di spicco.

La prima sezione, «Arte e Architettura», ricostruisce il clima delle rassegne d’arte sindacali, negli anni fra il 1932 e il 1939, fra L’Aquila, Pescara, Teramo, Chieti; e quello delle rassegne aquilane dei primi anni Sessanta su arte e architettura: «Alternative attuali» (1962) e «Aspetti dell’arte contemporanea» (1963), curate da Enrico Crispolti con l’architetto Paolo Portoghesi e organizzate dall’ingegnere Emilio Tomassi. In questa sezione è allestito anche l’apparato decorativo, in stile Art Déco, della sala teatro Eden dell’Aquila, risalente al 1933. Gli altri temi affrontati dalla mostra sono «Vivere la città moderna» (con il caso emblematico dell’albergo di Campo Imperatore, che coniuga le tematiche architettoniche con il turismo, in via di sviluppo negli anni Trenta), «Le architetture della comunità» (con, ad esempio, l’architettura sacra abruzzese, protesa verso la modernità), «La visione territoriale» (con i casi della nuova città di Pescara e la Grande Aquila, a partire dalla fine degli anni Venti e, in seguito, della Riforma Agraria degli anni cinquanta), «La modernizzazione dei centri storici» (L’Aquila, Teramo e Sulmona, fra gli anni Trenta e Sessanta, rinnovano i loro centri urbani); infine, una sezione «Archivio», con riviste di architettura, ingegneria e urbanistica. Per «Lo sguardo contemporaneo», il fotografo Andrea Jemolo, su incarico del MaXXI, ha realizzato ed esposto una serie di scatti che ritraggono, allo stato attuale, le architetture oggetto della mostra; opere meno note sono documentate dalle immagini di Luca Del Monaco.

Una veduta della mostra «Continuità e divergenze. Architetture e paesaggi urbani in Abruzzo 1930-1960» al MaXXI L’Aquila. Foto Luca Eleuteri. Courtesy Fondazione MaXXI

Letizia Riccio, 23 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Al MaXXI L’Aquila le architetture e i paesaggi urbani in Abruzzo | Letizia Riccio

Al MaXXI L’Aquila le architetture e i paesaggi urbani in Abruzzo | Letizia Riccio