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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliIl Parque Ferrera di Avilés, nelle Asturie, ha fatto da cornice all’inaugurazione ufficiale della prima edizione della Bienal Climática: Arte, Industria y Territorio (bienalclimatica.org), un evento che con il motto «Ensayar lo inesperado» (Provare l’inatteso), fino al 20 settembre trasforma la città asturiana in un laboratorio culturale. All’atto inaugurale era presente il ministro della Cultura spagnolo, Ernest Urtasun, che ha inquadrato l’evento nella vocazione di Avilés: «Una città segnata dall’industria che conosce bene la parola trasformazione e che ha saputo reinventarsi senza rinunciare alla propria identità», alludendo all’apertura nel 2011 del Centro Niemeyer, sede, nei prossimi mesi, anche della Biennale Climatica. La folta rappresentanza istituzionale rifletteva il carattere strategico e trasversale di un’iniziativa promossa congiuntamente da tre ministeri del Governo spagnolo, dalla Regione e dal Comune. La scelta di Avilés non è casuale. La città, la cui memoria collettiva è profondamente segnata dal peso della siderurgia e dalla successiva riconversione economica, diventa scenario ideale per riflettere sulle grandi transizioni del presente: la crisi climatica, la trasformazione energetica e le sfide sociali e territoriali che comportano. La Bienal Climática aspira proprio a costruire ponti tra quell’eredità industriale e gli immaginari di futuro che l’arte contemporanea può contribuire a elaborare.
Il programma artistico, curato da Amanda Masha Caminals, si articola attorno a tre assi tematici. Il primo, «Estación Meteo» (Stazione Meteo), esplora nuove forme di osservare, registrare e narrare l’atmosfera nel contesto del cambiamento climatico. Il secondo, «Industrias Presentes» (Industrie Presenti), affronta gli immaginari della transizione energetica e la persistenza del retaggio industriale. Il terzo, «Duelos y Júbilos» (Lutti e Giubili), introduce una dimensione affettiva che attraversa le trasformazioni ecologiche e sociali contemporanee, dal lutto collettivo alla celebrazione. La rassegna riunisce oltre 40 artisti e collettivi nazionali e internazionali, tra cui Lawrence Abu Hamdan, artista di origine giordana il cui lavoro è stato utilizzato come prova in processi per i diritti umani dinanzi a tribunali internazionali; la colombiana Carolina Caycedo, nota per le sue ricerche sull’acqua e i conflitti territoriali; la nigeriana Otobong Nkanga, la cui pratica abbraccia scultura, performance e testo attorno allo sfruttamento delle risorse naturali.
La «Nube Mobile» di Rotor Studio
Tra i progetti più interessanti quelli di Rotor Studio e Mario Santamaría. «Nube Mobile» di Rotor è un’installazione itinerante che trasforma in tempo reale i dati meteorologici in immagini e suoni. Situata tra arte, scienza e spazio pubblico, permette di percepire il clima in modo sensoriale, oltre la semplice rappresentazione numerica. Mario Santamaría prosegue la sua indagine sulle infrastrutture materiali che sostengono Internet, l’energia e i flussi di dati in «Siguiendo gas», che nasce da un viaggio lungo il tracciato dei gasdotti tra la Catalogna e le Asturie e si traduce in un’installazione composta da materiali raccolti, fotografie e annotazioni, insieme a un video che mette in tensione investigazione ed equivoco, facendo emergere il cortocircuito tra il lavoro dell’artista e la sua rielaborazione algoritmica all’interno delle reti sociali. A questo proposito la curatrice ha sottolineato «la diversità di registri che confluiscono nella proposta e la complessità di ciò che chiamiamo clima, qualcosa che non è solo una questione atmosferica o scientifica, ma che attraversa infrastrutture, immaginari, memorie, corpi e forme di vivere insieme».
La Biennale promuove 14 nuove produzioni create appositamente per quest’edizione e si dispiega in 13 spazi distribuiti tra Avilés e dintorni, configurando un percorso che connette patrimonio storico, memoria industriale, strutture culturali e spazi pubblici. La programmazione si svolge in luoghi emblematici ed eterogenei come i palazzi di Camposagrado e Valdecarzana, il Centro Niemeyer, il Campus dell’Università, il Centro Municipal de Arte y Exposiciones (Cmae) e la Biblioteca de La Luz.
Oltre alle esposizioni, la Bienal Climática si completa con un ampio programma pubblico di oltre 60 attività. Tra le proposte spiccano le «Derive della Cartografía Critica», itinerari che esplorano la memoria industriale e le trasformazioni urbane di Avilés; interventi artistici come «El banquete de las doncellas» di Agnes Essonti, «Florecimiento» di Amanda Piña e la citata «Nube Mobile» di Rotor Studio; nonché diversi laboratori civici orientati a immaginare collettivamente futuri energetici, sociali e ambientali.
La Biennale amplia la propria portata attraverso collaborazioni con istituzioni e agenti culturali in linea con le sue preoccupazioni ecosociali. Tra le iniziative associate spiccano la mostra «What Darwin Missed» di Joan Fontcuberta e «Agua» di Edward Burtynsky. La dimensione comunitaria e territoriale della Biennale si articola anche attraverso varie iniziative che la distinguono da formati espositivi più convenzionali e sottolinea la sua volontà di operare come strumento di trasformazione sociale e non solo come piattaforma espositiva.
Mario Santamaría, «Siguiendo gas». © Nico Rodríguez