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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliFino alla metà degli anni Sessanta, ogni mattina gli studenti del liceo Mandralisca di Cefalù, un tempo accolto nella dimora di Enrico Pirajno, barone di Mandralisca, prima di raggiungere le aule affidavano un saluto saluto al «Ritratto d'ignoto marinaio» di Antonello da Messina, collocato nell’aula dei professori. L’olio su tavola di noce realizzato intorno al 1470 - che ha generato una lunga tradizione interpretativa, da «Il sorriso dell’ignoto marinaio» di Vincenzo Consolo alle interpretazioni di Leonardo Sciascia, faceva infatti bella mostra del suo sorriso al primo piano dell’istituto scolastico invitando gli alunni a un rito che si sarebbe replicato, tutti i giorni, anche al termine delle lezioni, come al cospetto di un’icona sacra. Il fascino enigmatico di quest’uomo senza nome avrebbe conquistato in quegli stessi anni anche Leonardo Sciascia e Giovanni Consolo, con i suoi «occhi piccoli e puntuti, sotto l’arco nero delle sopracciglia, due pieghe a solcare il viso duro, agli angoli della bocca». Un’identità misteriosa che, come scrive Sciascia, lo rende vicino ora «al mafioso della campagna e a quello dei quartieri alti, al deputato che siede sui banchi della sinistra, al contadino e al principe del foro» o forse ad Antonello stesso. Che nasconda dietro la sua indecifrabile espressione un nobile o un plebeo, un «notaro» o un «contadino», un pittore, un poeta o un sicario, senza dubbio l’opera conservata a Cafalù ha cambiato per sempre la storia della pittura. Dal 12 novembre al 22 febbraio 2027 negli spazi di Palazzo Madama - Museo Civico d'Arte Antica di Torino, il «Ritratto d'uomo» del Museo Mandralisca, che segna gli esordi del pittore messinese dialogherà con il «Ritratto d'uomo» di Palazzo Madama, noto come «Ritratto Trivulzio», capolavoro della maturità, nell’ambito della mostra «L'enigma del sorriso. Antonello da Messina tra Cefalù e Torino». L’appuntamento è stato presentato a Roma, nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica, su iniziativa del senatore Raoul Russo. La mostra torinese segna la seconda tappa di un progetto che ha già visto i due ritratti al Museo Mandralisca di Cefalù, protagonisti per la prima volta di un dialogo che ha registrato 25mila presenze. Questo percorso scientifico e culturale è l’occasione per osservare da vicino due opere fondamentali della pittura europea del Quattrocento, oltre che di approfondire la nascita del ritratto moderno come rappresentazione dell'identità e dell'interiorità dell'individuo. Il fulcro interpretativo del progetto, nato dalla collaborazione tra la Fondazione Culturale Mandralisca ETS e Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino, risiede nel confronto tra due sorrisi, diversi e complementari. Se nel ritratto di Cefalù il sorriso ironico, allusivo, attraversato da una tensione che suggerisce movimento e pensiero, destabilizza, attivando una relazione quasi provocatoria con lo spettatore, in quello di Torino appare più concentrato, interiorizzato, non si offre come segno di complicità, ma come traccia di una coscienza raccolta in sé. E ancora nel ritratto torinese lo spazio ambientale si ritrae, gli elementi accessori sono ridotti al minimo, la figura si concentra nella monumentalità del volto che diventa struttura dello spazio. La luce non proviene da un contesto esterno percepibile, ma sembra irradiarsi dall’interno, modellando la pelle.
Oltre a coincidere con il cinquantennale dell'uscita del romanzo «Il sorriso dell’ignoto marinaio» di Vincenzo Consolo, la mostra a Palazzo Madama di Torino rientra nelle celebrazioni del 160° anniversario della nascita della Fondazione Culturale Mandralisca, istituita con Regio Decreto del 21 luglio 1866, sotto il Regno di Vittorio Emanuele II. «Questo progetto, spiega il presidente Vincenzo Garbo, unisce radicamento e apertura, memoria e futuro, nel solco ideale tracciato dal nostro fondatore, il barone Enrico Pirajno di Mandralisca, uno dei padri della Nazione. Il 17 marzo 1861 infatti Enrico era in aula, proprio a Palazzo Madama a Torino, sede del Senato del Regno, per votare per un’Italia unita. Il Museo Mandralisca è parte di quella visione avveniristica che animava il barone, incentrata su una nuova Italia che poteva nascere dal Risorgimento di cui lui stesso si era reso protagonista». Alla presentazione della mostra era anche presente Giovanni Carlo Federico Villa, direttore di Palazzo Madama.
Cosa rappresenta l’incontro tra il «Ritratto d'uomo» del Museo Mandralisca, e il «Ritratto d'uomo» di Palazzo Madama, noto come Ritratto Trivulzio?
I ritratti di Cefalù e Torino sono l’alfa e l’omega della ritrattistica antonelliana. Il ritratto passato alla storia come «L’ignoto marinaio di Cefalù», il ritratto d’esordio, dopo quello di Pavia, segna la grande rivoluzione della ritrattistica rinascimentale. Partendo dai grandi modelli del Mediterraneo, quindi dal modello italiano del profilo, quello di Pisanello, Antonello incrocia lo sguardo con la ritrattistica fiamminga di Jan van Eyck e ci restituisce un effigie completamente nuova. Un sorriso beffardo, un’indagine sull’uomo vera e propria e soprattutto l’idea di volgere lo sguardo in tralice in modo che l’effigiato ci possa osservare nel momento in cui ci muoviamo di fronte a lui.
E il Ritratto Trivulzio?
Un ritratto come quello di Cefalù germinerà in tutta una serie di Antonello (sono giunti a noi undici ritratti). Il «Ritratto Trivulzio» segna un po’ la fine di questa sua ricerca. Si tratta di un busto monumentale, quasi tridimensionale, con il peso della veste rossa della nobiltà veneziana per un uomo che, in fondo, rappresenta proprio l’animo siciliano, il sopracciglio alzato quasi a rievocare il classico segno di diniego mentre fa schioccare le labbra. È una delle espressioni più alte della cultura figurativa del Rinascimento, non soltanto per la sua qualità pittorica, ma per la sua capacità di definire un nuovo statuto dell’immagine dell’uomo. Nel confronto tra le due opere c’è proprio il senso di questa evoluzione. Si nota come un grande artista abbia completamente rivoluzionato il modo di raccontare l’animo e lo spirito umano aprendo una via che sarà poi seguita da Leonardo, Raffaello, Tiziano, Lorenzo Lotto. E soprattutto Antonello da Messina rappresenta il primo grande psicologo della storia dell’arte occidentale.
Perché questo incontro rappresenta un’occasione unica?
Il «Ritratto di ignoto» di Cefalù e il «Ritratto Trivulzio» di Torino rappresentano due tra le massime icone di Antonello da Messina. Sono uscite dalle rispettive sedi per riunirsi alle Scuderie del Quirinale e a Palazzo Reale a Milano, in occasione delle due grandi mostre monografiche realizzate negli ultimi 25 anni in Italia.
In che modo questa operazione è stata importante sul piano della tutela?
Grazie a questa operazione faremo una proposta per dare una cornice al Ritratto di Cefalù, per restituirgli la lettura originaria. Avendo studiato tutte le cornici antonelliane abbiamo deciso di fare una proposta che sarà presentata in mostra a Torino. L’esposizione sarà anche un’occasione di studio e di approfondimento per una maggiore tutela delle opere e per avere un punto aggiornato sul loro stato di conservazione ed eventualmente predisporre attività di tutela attiva.