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Giorgio de Chirico, «Il pittore paesista», 1958 ca (particolare)

Credits Renato Ghiazza. Courtesy Mazzoleni

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Giorgio de Chirico, «Il pittore paesista», 1958 ca (particolare)

Credits Renato Ghiazza. Courtesy Mazzoleni

A Torino Giorgio de Chirico oltre il mito della Metafisica

La galleria Mazzoleni allestisce una mostra che include opere del maestro e altri artisti a lui successivi che ne hanno raccolto o reinterpretato l’eredità

Non c’è niente di più rischioso, quando si parla di Giorgio de Chirico, del cadere nella trappola del «maestro dell’enigma» o del «padre della Metafisica». Etichette logorate da un secolo di esegesi, che finiscono per addomesticare un pensiero che è stato, prima di tutto, un atto di sabotaggio contro la linearità del tempo. Per festeggiare quarant’anni di attività, la galleria Mazzoleni allestisce nei suoi storici spazi torinesi «Giorgio de Chirico. Enigma contemporaneo» (dal 28 ottobre al 16 gennaio 2027), che include opere del maestro e altri artisti a lui successivi che ne hanno raccolto o reinterpretato l’eredità. L’intuizione curatoriale sta nel mostrare quanto la lezione del pictor optimus non risieda tanto nelle sue piazze d’Italia o nei suoi manichini, quanto in una postura mentale, nella capacità di sottrarre la realtà al suo flusso logico per consegnarla a uno stato di sospensione perenne.

Un’attitudine che la mostra definisce «metafisica continua». Il confronto prende le mosse dal legame genetico con il fratello Alberto Savinio, compagno di rotta nell’invenzione del mito e dell’artificio, ma si allarga rapidamente alle generazioni successive. Con Giulio Paolini, Salvo e Luciano Fabro, il dialogo si gioca sull’ossessione per lo spazio come costrutto concettuale, sulla memoria e sulla grammatica della rappresentazione. Se con le sculture di Nunzio e Salvatore Astore la riflessione si fa materia, peso e presenza fisica nell’ambiente, è nel confronto con gli artisti più strettamente contemporanei che la mostra trova i suoi scarti più interessanti. Negli scatti di Massimo Vitali la celebre «sospensione temporale» dechirichiana abbandona le piazze deserte per calarsi nella moltitudine della massa contemporanea, congelata in un’immobilità quasi irreale.

Nelle evocazioni di Marinella Senatore, nelle geometrie spiazzanti di Iran do Espírito Santo o nella ricerca di Andrea Francolino sulla ciclicità, l’eredità di de Chirico smette di essere un modello da copiare e diventa un’eco. Tra le opere esposte Luce pomeridiana del 1976: un lavoro della tarda maturità che dimostra come de Chirico non abbia mai smesso di interrogare i propri fantasmi, citando e ricombinando sé stesso in un cortocircuito temporale perfetto. La proposta della galleria ricorda che un’opera è davvero contemporanea non quando viene realizzata ma quando continua a produrre senso. 

Monica Trigona, 25 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Monica Trigona

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