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Roma, Palazzo della Civiltà Italiana (EUR), novembre 1966. I libri vengono messi ad asciugare su palchetti di legno. ICCD, Gabinetto Fotografico Nozionale, N 4983

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Roma, Palazzo della Civiltà Italiana (EUR), novembre 1966. I libri vengono messi ad asciugare su palchetti di legno. ICCD, Gabinetto Fotografico Nozionale, N 4983

A Roma una mostra fotografica ripercorre l’alluvione di Firenze del 1966 da una prospettiva inedita

A 60 anni dal drammatico evento un’esposizione, allestita dal 24 settembre al 6 novembre nel Giardino storico dell’Istituto Centrale per la Patologia degli Archivi e del Libro, vede la collaborazione di Intesa Sanpaolo e dei principali enti e archivi che custodiscono la memoria della catastrofe 

Samantha De Martin

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Nella notte tra il 3 e il 4 novembre 1966 un’onda provocata dall’esondazione dell’Arno invadeva la città di Firenze investendo musei, biblioteche, archivi, intrappolando nel fango misto a nafta migliaia di volumi e documenti e mettendo a rischio una parte insostituibile della memoria collettiva. A sessant’anni dall’alluvione che ha segnato una ferita nella storia della tutela del patrimonio culturale italiano, l’Istituto Centrale per la Patologia degli Archivi e del Libro (Icpal), del Ministero della Cultura-Direzione Generale Archivi, ospita la mostra fotografica «La memoria restituita. La risposta di Roma all’alluvione di Firenze del 1966», un invito a ripercorrere quei drammatici eventi da una prospettiva diversa.

Allestito dal 24 settembre al 6 novembre nel Giardino storico, che fino al 1893 ha accolto il primo orto botanico di Roma, oggi in via della Lungara, il percorso si avvale della collaborazione dei principali enti e archivi che custodiscono la memoria dell’alluvione del 1966 e di Intesa Sanpaolo. Fotografie storiche e scatti rari (inclusi ritratti attuali degli «angeli del fango» di allora) accendono i riflettori sul contributo offerto dagli studenti romani alla salvaguardia del patrimonio danneggiato. Sono state moltissime infatti le opere trasferite nella Capitale per essere messe in salvo in un’eccezionale gara di solidarietà che ha coinvolto numerosi alunni dei licei romani al fianco di esperti del settore e restauratori nelle delicate operazioni di primo recupero. In questa storia, l’Istituto di Patologia del Libro (Ipl come si chiamava allora), ha svolto un ruolo strategico quale naturale referente della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. All’indomani dell’alluvione l’Istituto è stato infatti tra i protagonisti dell’elaborazione di metodologie scientifiche innovative per il recupero dei beni archivistici e librari danneggiati.

«La mostra, ha detto Michela Palazzo, direttrice dell’Icpal e curatrice dell’esposizione, a partire da quell’evento, vuole raccontare la mobilitazione straordinaria, la solidarietà e la spinta entusiastica dei giovani studenti romani che dai loro licei si sono riuniti all’Eur, dove questi beni sono arrivati. Qui hanno offerto un contributo spontaneo alle prime fasi del recupero. Si tratta di un messaggio attuale, per i giovani e per noi stessi: di fronte all’intensificarsi degli eventi climatici estremi, la prevenzione e la capacità di intervenire tempestivamente sono ancora più indispensabili». Come ribadisce Palazzo, «l’alluvione di Firenze rappresenta un momento fondativo per la storia della conservazione in Italia. Di fronte alla perdita e al danneggiamento di una quantità straordinaria di libri, documenti e opere, la risposta non fu soltanto emergenziale: fu l’inizio di una stagione di ricerca scientifica, sperimentazione e innovazione che ha profondamente trasformato il nostro modo di proteggere il patrimonio documentario».

Ma la mostra è anche l’occasione per aprire al pubblico con visite guidate un luogo storico della città: l’Icpal, un istituto autonomo del Ministero, dove viene svolta attività di ricerca e restauro di supporto agli istituti nazionali proprio per problemi conservativi, e che offre un corso di Laurea per restauratori e una Scuola di alta formazione.

Le fotografie esposte provengono principalmente dai due nuclei originari dell’Istituto Centrale per la Patologia degli Archivi e del Libro e il Cflr-Centro di Fotoriproduzione, Legatoria e Restauro degli Archivi di Stato, oltre a quelle concesse da altri istituti del MiC, in particolare dall’Iccd-Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, che conserva l’archivio fotografico del Gabinetto Fotografico Nazionale. A queste si sono aggiunte le immagini dell’Archivio Publifoto e dell’Archivio Storico di Intesa Sanpaolo, patrimonio Imi (patrimonio storico e archivistico dell’ex Istituto Mobiliare Italiano, ora parte del patrimonio di Intesa Sanpaolo, Ndr), e del Museo Galileo di Firenze. Alcune immagini sono state invece realizzate da colleghi del Ministero (Michele Lapini, Pino Zicarelli, Rita Capitani) e dallo studio professionale Foto Locchi.

«Abbiamo contribuito alla mostra prestando undici fotografie del nostro archivio, dichiara Barbara Costa, responsabile dell’Archivio Storico di Intesa Sanpaolo. Publifoto, essendo un’agenzia fotogiornalistica, qualche giorno dopo l’alluvione aveva inviato i suoi fotografi per le strade di Firenze, immortalando la tragedia nello sguardo delle persone e nell’impatto nella vita di tutti i giorni. Tanta era anche la voglia di ricominciare. Gli istituti di credito si mossero subito per favorire la ricostruzione e la ripartenza delle aziende. L’Imi, il cui archivio, oggi ad Acilia, conserva 5 chilometri lineari di pratiche di documentazione, ha contribuito tra il ’66 e il ’67 alla ricostruzione di numerose aziende. Molte fotografie documentano lo stato terribile in cui versavano ad esempio i macchinari. L’Archivio Storico di Intesa Sanpaolo, che raccoglie invece la memoria storica della banca, conserva l’equivalente di oltre 22 chilometri lineari di documentazione storicizzata dalla metà del Trecento fino agli anni 2000»

Completano il percorso della mostra nuove interviste e ritratti fotografici di alcuni volontari che, allora giovanissimi, hanno partecipato ai soccorsi nel 1966, mettendo in dialogo la memoria storica con il racconto contemporaneo e restituendo la dimensione umana di una mobilitazione che divenne un modello di partecipazione civile. Non mancano testi tratti da testimonianze dell’epoca, come quelle del sindaco di Firenze Piero Bargellini e dei giornalisti Giorgio Batini e Guido Gerosa, nonché stralci di relazioni, lettere e articoli scritti dai protagonisti dell’epoca.

Quattro sezioni («La memoria sommersa», «La memoria fragile», «La reazione delle comunità» e «La memoria restituita») guidano il visitatore dalla cronaca della catastrofe al contributo dei cittadini di Roma, alla costruzione di una moderna strategia di tutela del patrimonio documentario.

Le visite, ad accesso gratuito, si svolgeranno dal giovedì al sabato, dalle 10 alle 16 (ultimo accesso alle ore 14.30), esclusivamente su prenotazione e con una guida che accompagnerà i visitatori lungo il percorso. Le modalità di prenotazione sono sul sito www.lamemoriarestituita.it.

Samantha De Martin, 23 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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