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Una veduta della mostra «Carnale» al Centro Pecci di Prato

© Alessandro Saletta e Agnese Bedini, DSL Studio, AS_1948

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Una veduta della mostra «Carnale» al Centro Pecci di Prato

© Alessandro Saletta e Agnese Bedini, DSL Studio, AS_1948

A Prato la donazione di Carlo Palli e le fotografie di Verita Monselles

Al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci un’ampia selezione di lavori dalla raccolta del collezionista pratese e una lettura nuova del lavoro di una delle esponenti più rappresentative della fotografia «al femminile»

Laura Lombardi

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Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato presenta due nuove mostre: «Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli» (fino al primo novembre), a cura di Stefano Pezzato, è una ricca scelta di opere dalla collezione di Carlo Palli, a testimoniare un rapporto ventennale, iniziato quando un primo nucleo di opere del generoso ed entusiasta collezionista era entrato nel museo (con la mostra «Primo piano, opere parole e azioni da una collezione di arte»).

Nell’allestimento di Ibrahim Kombarij, un quinto circa dei lavori donati da Carlo Palli sono esposti seguendo un percorso perlopiù tematico. Il titolo è introdotto dalle segnaletiche stradali di Ketty La Rocca, cui fanno eco le parole libere di Fortunato Depero, le cancellature di Emilio Isgrò, la finta stele incisa (in polistirolo, non in marmo) di Emilio Villa. Ma sono anche «riassunti» i principali indirizzi del ’900 con Dada, Surrealismo (col poetico «The bust» di Joseph Cornell) e Pop art, con le scarpe di Andy Warhol. Si passa al tema delle «radici», con le allegorie di Roberto Crippa, le visioni di Sebastian Matta, la lupa di Roma parlante di Franco Angeli, l’autoriflessione di Vincenzo Agnetti. Una sala è dedicata alla «poesia visiva» del Gruppo ’70, con lavori sottilmente provocatori e colti. Ci sono poi corpi, come quello della fotografia di Andrés Serrano, gli oggetti, nelle opere del Nouveau Réalisme, e ambienti, con le proiezioni utopiche del movimento radicale. La sala dedicata alla pittura con Boetti, Mario Schifano, Enzo Cucchi e Sandro Chia, presenta anche l’«oltre» nel neon di Maurizio Nannucci. Una sala accoglie alcuni monumentali tableaux pièges di Daniel Spoerri, artista ben legato alla Toscana, mentre nella successiva sono in scena le «azioni e le icone», da Ketty La Rocca e Caroleen Schneemann a Yoko Ono e Hermann Nitsch. Infine, la folta sezione dedicata a Fluxus, movimento poco presente nei musei italiani e qui ben rappresentato, per poi chiudere il percorso con «processi e scritture» di Gianfranco Baruchello, Isgrò e Ben Vautier. Come nota il curatore Stefano Pezzato, la mostra «permette anche di ricostruire, viste le diverse provenienze, la storia del collezionismo in Italia, tra musei, gallerie (per esempio La Bertesca) e altre collezioni (come quella di Arturo Schwartz): patrimoni che, spesso, vengono dispersi e che proprio per questo Palli ha voluto lasciare alla sua città».

La seconda mostra, «Carnale» (fino al 30 agosto), riporta invece l’attenzione su Verita Monselles (Buenos Aires, 1929-Firenze, 2004), fotografa attiva soprattutto tra gli anni Settanta e Novanta già oggetto di una mostra pratese nel 2006 a cura di Lara Vinca Masini («Codice inverso»). Curata da Alessandra Acocella, Michele Bertolino e Monica Gallai, «Carnale» è frutto di un appassionato lavoro di scavo nell’Archivio Fotografico Toscano, dove i materiali di Monselles sono pervenuti nel 2023. La mostra, nell’allestimento di Giuseppe Ricupero, si apre con un trittico, creato dalle curatrici, con immagini che rimandano ai temi di Monselles: la denuncia sociale del ruolo della donna, il linguaggio della moda e della pubblicità e il ricorso alla metamorfosi e alla suggestione di visioni cosmiche. Il percorso si suddivide poi in due momenti, quello dedicato agli anni Settanta con le opere improntate al suo impegno femminista (ad esempio, «Paolina Borghese come Venere contestatrice» del 1977), quando Monselles lavora anche con Tomaso Binga (presente in «Ecce homo» del 1976, provocatoria dissacrazione del simbolo religioso) e incrocia il percorso di Lea Vergine, Ketty La Rocca e Lara Vinca Masini, e quello del decennio successivo, quando le sue immagini esplodono in uno sfavillare di colori e inizia la collaborazione con il mondo della moda, in particolare della ditta di Emilio Cavallini per cui firma numerose pubblicità.

Un passaggio che è poi epocale, se si pensa a che cosa furono gli anni Ottanta e al disincanto ironico e giocoso calato nel tono glam e brillante del Postmoderno. E se un billboard pubblicitario introduce alla seconda parte, qui l’allestimento con i grandi stativi e i grossi cavi evoca proprio lo studio fotografico. Sono così sottolineati il modo di usare le luci e l’impianto scenico, ed emergono i temi della metamorfosi, della maschera e del rapporto uomo-animali-piante. «Il tema del corpo nudo ritorna anche in questa seconda parte, spiega Acocella. Non è lo sguardo maschile sulla donna, ma quello di una donna sul corpo di un’altra donna, e diventa spazio di libertà e di affermazione». Agli stativi sono appesi fiori, le cui ombre si riflettono sulle pareti, elementi che tornano nel video «Rosematic», che chiude il percorso e nel quale il volto di Marion d’Amburgo richiama la storica collaborazione con la compagnia teatrale dei «Magazzini Criminali», di cui Monselles fu per anni la fotografa ufficiale (di Sandro Lombardi è infatti la colonna sonora e Federico Tiezzi ne cura la regia). Qui le modelle diventano farfalle che giocano con fiori e oggetti quotidiani. Alcune fotografie di Monselles sono vintage, come indicato nelle didascalie, altre, libere da cornice e appese con clips, sono state invece stampate per la prima volta dai curatori «in un formato che forse Verita non aveva pensato per il suo lavoro, ma che per noi era una chiave di lettura», spiega Bertolino. Molte foto «sono in cybachrome, nota Gallai, una particolare tecnica di stampa su carta che cesserà nel 2011 e che rendeva le fotografie ludicissime e con colori molto saturi, con un effetto metallico».

Una veduta della mostra «Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli» al Centro Pecci di Prato. © Alessandro Saletta e Agnese Bedini, DSL Studio, AS_1948

Laura Lombardi, 07 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

A Prato la donazione di Carlo Palli e le fotografie di Verita Monselles | Laura Lombardi

A Prato la donazione di Carlo Palli e le fotografie di Verita Monselles | Laura Lombardi