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Carola Allemandi
Leggi i suoi articoliProsegue fino al 6 aprile, a Pordenone, la rassegna di mostre fotografiche «Sul leggere», che coinvolge autrici e autori di rilievo internazionale ed è parte integrante del dossier di Pordenone 2027 e del format «Verso capitale italiana della cultura 2027».
Un progetto corale in grado di interessare diverse realtà del territorio nell’ottica di comunicare l’effettiva vitalità culturale del comune friulano. Come spiega Marco Minuz, curatore di due delle mostre della rassegna, uno dei concetti principali che hanno guidato l’organizzazione delle mostre è quello della grande tifoseria, ovvero la capacità di unire gli entusiasmi per comunicare un messaggio in grado di arrivare lontano.
Da qui «Die Gelbe Wand» («Il muro giallo»), ovvero la più grande tribuna di uno stadio europeo, dà il nome al nuovo spazio espositivo dedicato alla fotografia allestito all’interno dei Mercati Culturali Pordenone (Mcp). Questa sede, in occasione di «Sul leggere», ha ospitato fino al 21 dicembre un esaustivo excursus dei principali progetti, fotografici ed editoriali, della fotografa britannica e membro dell’agenzia Magnum Olivia Arthur (1980) e, dal 14 febbraio, omaggerà lo sguardo di Stefanie Moshammer, fotografa austriaca classe 1988, attento al recupero della memoria familiare e ai valori della vita dei suoi avi austriaci.
Arthur viene celebrata anche all’interno del Museo Civico d’Arte Ricchieri attraverso un allestimento in stretto dialogo con la collezione permanente di arte antica e scultura lignea del Museo: qui le immagini del progetto «Murmurings of the Skin», stampate su seta e lasciate oscillare in base agli spostamenti d’aria nelle stanze, raccontano la pelle, le varie declinazioni che il corpo umano può darne, facendosi superficie viva.
Olivia Arthur, «Stranger». © MagnumPhotos
Nelle sale al pianterreno del Museo, fino all’8 febbraio il progetto «Face to Face» (capitolo conclusivo del corpus «Memories») del fotografo giapponese Seiichi Furuya (1950) curato da Kurt Kaindl e Brigitte Blum Kaindl è dedicato a un dialogo che avviene questa volta tra le immagini stesse. Furuya, noto per aver documentato attraverso la fotografia la propria vita privata accanto alla moglie Christine Gössler, perduta nel 1985 e di cui si è successivamente incaricato di trasmettere il ricordo, viene ora visto anche come soggetto delle fotografie che la moglie gli scattava, spesso nella stessa occasione in cui era il fotografo a ritrarla. Un duetto in sequenza, di scambio di ruolo talvolta giocoso, che rende la fotografia una materia plastica, nonché una dimensione in cui può prendere vita il rapporto umano, la sincronia segreta del guardare e dell’essere guardati.
Il titolo della rassegna «Sul leggere», secondo appuntamento preceduto da «Sul guardare» del 2024 il cui titolo omaggiava la celebre opera di John Berger, vuole appunto concentrarsi sul valore della disamina attenta e approfondita che necessita il nostro tempo per poter essere compreso, facendosi aiutare dai punti di riferimento del passato. Se Furuya indaga la memoria attraverso la perdita, Arthur l’uomo attraverso il concetto stratificato della pelle, la grande mostra «Robert Doisneau. Lo sguardo che racconta», dedicata al maestro dell’umanismo francese, ci porta dentro un passato ancora in grado di parlarci e di stupirci. Curata da Gabriel e Chantal Bauret presso la Galleria Civica Harry Bertoia, la mostra guida lo spettatore attraverso più di un centinaio di immagini, tra gli scatti più celebri di Doisneau (1912-94) e opere meno note, come i lavori a colori o i suoi fotomontaggi, tra cui «La Maison des locataires» (La casa degli inquilini) del 1962. A tessere un legame più profondo tra l’opera di Robert Doisneau e Pordenone, è presente in mostra un nucleo di lavori del fotografo francese realizzati nel 1945 e dedicati alla manifattura tessile francese di Aubusson: di nuovo, la fotografia è uno strumento per mettere in relazione zone ed epoche distinte.
Consapevole del ruolo che possiede a livello nazionale il festival letterario annuale «pordenonelegge», così come dell’attività in ambito cinematografico di «Cinemazero» guidata da Riccardo Costantini in collaborazione con la sua mediateca, Pordenone dà spazio alla fotografia con uno sguardo internazionale (valorizzando aree geografiche meno divulgate nel panorama contemporaneo) e con una chiave di lettura capace di connettere la cultura fotografica agli altri ambiti artistici ed espressivi.
Seiichi Furuya e Stefanie Moshammer, «Graz 1978»
Seiichi Furuya e Stefanie Moshammer, «Graz 1978»