«Davide con la testa di Golia» (1645-50) di Luca Ferrari detto Luca da Reggio, Reggio Emilia, Collezione Credem (particolare)

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«Davide con la testa di Golia» (1645-50) di Luca Ferrari detto Luca da Reggio, Reggio Emilia, Collezione Credem (particolare)

A Milano il Seicento emiliano in aiuto del Museo Zauli di Faenza ferito dall’alluvione

Al Museo Bagatti Valsecchi una piccola maggiorazione  (2 euro) del biglietto d’ingresso sosterrà il restauro di 10 opere del Museo Zauli

In quella «casa delle collezioni» che con la direzione di Antonio D’Amico è diventato il Museo Bagatti Valsecchi, dal 10 maggio al 10 novembre si apre la mostra «Lo sguardo del sentire. Il Seicento emiliano dalle collezioni d’arte Credem», a cura dello stesso D’Amico e di  Odette D’Albo, conservatrice delle collezioni d’arte Credem. Il progetto porta nella casa museo milanese una scelta di opere del Seicento emiliano conservate nelle collezioni Credem (che promuove la mostra insieme a Credem Euromobiliare Private Banking) ma, oltre a presentare dieci opere di artisti del calibro Guido Reni, Giovanni Lanfranco, Camillo Procaccini, la mostra si propone di accorrere in aiuto al Museo Zauli di Faenza, che conserva le opere dello scultore Carlo Zauli (1926-2002), artista faentino tra i maggiori del ’900, conosciuto nel mondo per le sue ceramiche e per le audaci sperimentazioni da lui introdotte nella maiolica e nella porcellana. Il museo è stato travolto dall’alluvione che nel 2023 ha devastato l’Emilia-Romagna, e la mostra, grazie alla piccola maggiorazione del biglietto d’ingresso (15 euro anziché 13) si propone di sostenere il restauro di alcune opere di Zauli ferite da quell’evento. Ecco perché nel percorso, accanto ai dieci dipinti dell’età d’oro della pittura emiliana, si trovano anche alcune delle sculture in gres di Carlo Zauli, simili a quelle danneggiate dal fango e destinate al restauro. 

Con il toccante «Ecce Homo» (1630-35) di Guido Reni, tema più volte praticato dall’artista (una versione è al Louvre) ma qui in una delle varianti pittoricamente più felici; con la «Maddalena in gloria» (1616-17) di Giovanni Lanfranco, un’opera dagli spettacolari contrasti luministici di segno caravaggesco (Lanfranco lavorò a Roma in Sant’Andrea della Valle, e a Roma poté conoscere le opere del maestro lombardo e dei suoi primi seguaci), e con il «San Paolo» di Camillo Procaccini, un dipinto precedente al suo trasferimento a Milano del 1587, in mostra sfilano, incastonati nel percorso di visita della casa museo, importanti opere del fiammingo, ma bolognese d’adozione, Denijs Calvaert (la squillante «Adorazione dei Magi», 1595 ca), di Luca Ferrari da Reggio, di Alessandro Tiarini e di altri artisti che contribuirono alla fortuna della pittura emiliana di quel secolo. Cui si aggiungono i lavori di Carlo Zauli, come il «Cubo bianco» (1979), anch’esso della collezione Credem, un’opera esemplare della creatività dell’artista faentino. 

Ada Masoero, 08 maggio 2024 | © Riproduzione riservata

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