«Sight Unseen» (2019-20) di Alessandra Ferrini

Cortesia dell’artista. Foto: Ivo Corrà

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«Sight Unseen» (2019-20) di Alessandra Ferrini

Cortesia dell’artista. Foto: Ivo Corrà

A Merano pezzi di Africa sulle Alpi

A Kunst Meran la complessità dell’Europa come costruzione ideologica e fisica

Una linea lunga 700 chilometri risultato dell’incontro, milioni di anni fa, tra due placche tettoniche, quella africana e quella europea. Una linea che passa anche per Merano, lungo la quale «pezzi di Africa» emergono tra le rocce del territorio che si snoda lungo le Alpi. Una linea, di recente individuata e attualmente materia di studio, che dimostra la complessità del mondo e dei percorsi di nascita, crescita, formazione delle sue terre e dei popoli che le abitano. È «La linea insubrica - Die Insubrische Linie - The Insubric Line» scelta per dare il titolo alla mostra con cui ha debuttato il duo curatoriale composto da Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi che apre la nuova stagione di Kunst Meran Merano Arte

È il primo capitolo del progetto curatoriale triennale «L’invenzione dell’Europa. Anno 1», citazione da The Invention of Africa del filosofo congolese Yves Valentin Mudimbe. L’obiettivo è «realizzare un’indagine critica sulla complessità dell’Europa come costruzione ideologica e fisica», ha spiegato Lucrezia Cippitelli, in linea con la filosofia della kunsthalle meranese che da sempre adotta il bilinguismo tedesco e italiano, oltre all’inglese, e che ora ha deciso, come ha spiegato la direttrice Martina Oberprantacher, di aggiungere anche la «lingua facile», per incentivare l’approccio alla lettura di chi non è di madre lingua italiana o tedesca o magari di chi può avere difficoltà a comprendere un testo complesso. Se gli artisti scelti per questa prima mostra sono africani o afrodiscendenti, il secondo capitolo, composto come gli altri da una mostra collettiva e una monografica, sarà dedicato all’America Latina, «anzi Abya Yala, per usare il nome datole dai nativi, uscendo da una logica eurocentrica», ha detto ancora la curatrice, e il terzo all’Asia. «L’Alto Adige e Merano sono parte di una comunità internazionale bilingue, oggetto di conflitti e di imposizioni di potere, ha aggiunto Cippitelli. Una situazione da cui è possibile osservare la complessità, soprattutto nelle cose della quotidianità che diamo per scontate: il linguaggio dell’arte e gli artisti ci permettono di vedere più a fondo». 

Se l’invito a uscire da una visione eurocentrica è un tema che la curatrice percorre da tempo, il suo riecheggiare con la Biennale di Venezia è ribadito dalla presenza di Alessandra Ferrini con il suo lavoro basato sulla ricerca storica che prende le mosse dalla visita di Muammar Gheddafi in Italia nel 2009, accolto da Silvio Berlusconi mentre ostentava un’immagine dell’eroe della resistenza anticolonialista della Libia, Omar al-Muktar. Ugualmente invitano a ripensare la storia, in questo caso quella dimenticata del Sahara Occidentale, i video di Abdessamad El Montassir (Marocco, 1989). Si scopre il fascino e la storia che si nasconde nelle nostre comuni piante da appartamento con l’installazione di Liliana Angulo Cortés o nei «Flowers for Africa» di Kapwani Kiwanga.

Due i progetti concepiti appositamente per questa mostra legati alla tematica estrattiva: Binta Diaw (Milano, 1995) esplora il rapporto coloniale che l’Italia ha instaurato con l’Africa in epoca fascista a partire dal carcadè, mentre Francis Offman (Ruanda, 1987, vive in Italia dal 1999) parte dal caffè, utilizzato per le opere pittoriche, per raccontare la storia delle rotte imperialiste e dello sfruttamento delle risorse. L’opera realizzata da The School of Mutants entrerà a far parte del public program che accompagna la mostra, in collaborazione con l’Accademia di Brera, quando il 21 settembre, in collaborazione con Transart, sfilerà per le strade di Merano coinvolgendo i suoi cittadini. Tra gli appuntamenti il 17 luglio sarà presentato «Aequare: the Future that Never Was» di Sammy Baloji (Congo, 1978), che combina filmati d’archivio e immagini recenti per raccontare l’invasione di infrastrutture coloniali, altre date con la partecipazione di Ufuoma Essi e con la danza di Betty Tchomanga. Inaugurata con una performance sonora di Vashish Soobah, la mostra è visitabile fino al 13 ottobre, da martedì a sabato e ogni prima domenica del mese (info al sito). 

«Abschweifungen / Digressions / Digressioni» (2024) di The School of Mutants. Cortesia degli artisti. Foto: Ivo Corrà

Camilla Bertoni, 10 giugno 2024 | © Riproduzione riservata

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A Merano pezzi di Africa sulle Alpi | Camilla Bertoni

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