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James McNeill Whistler, «Wapping», 1860-4. Washington, National Gallery of Art

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James McNeill Whistler, «Wapping», 1860-4. Washington, National Gallery of Art

A Londra tutto James McNeill Whistler, dall’adolescenza alla maturità

Alla Tate Britain 150 opere tra dipinti, incisioni e disegni per la prima grande mostra europea dedicata all’artista negli ultimi trent’anni

Elena Franzoia

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Cosmopolita, sperimentale, eversivo al punto di sconvolgere, con la sua chiara predilezione per la classe operaia, la rigidissima e borghese società vittoriana. Il pittore statunitense James McNeill Whistler torna dopo 30 anni a sedurre Londra, dove morì nel 1903, con una grande mostra monografica alla Tate Britain che, dal 21 maggio al 7 settembre, ne ripercorre interamente vita e carriera. «James McNeill Whistler» è stata curata da un team diretto da Carol Iacobi e composto da Isobel Muir e James Finch per la Tate e da Edwin Becker e Renske Suijver per il Van Gogh Museum di Amsterdam. I Paesi Bassi, che un affascinato Whistler visitò almeno 11 volte tra 1863 e 1902, gli dedicheranno infatti dal 16 ottobre al 10 gennaio 2027 un doppio appuntamento: al Van Gogh Museum la retrospettiva «Whistler. Dandy e sovversivo» e all’Aia, alla Collezione Mesdag, «Whistler. Amare i Paesi Bassi». Quanto al progetto londinese, scrive Iacobi nel suo saggio per il catalogo intitolato Lottando per la bellezza: «L’arroganza di Whistler, il suo rifiuto di conformarsi, ridefinì la relazione speciale dell’arte con l’esperienza materiale e il valore speciale dell’artista in un mondo materialista e in continua evoluzione. La sua inventiva tecnica condensò la realtà in un realismo estetico postimpressionista che spiega la sua vita inquieta e la sua importanza per le generazioni successive. Come riassunse Hayashi Tadamasa in una conferenza del 1890, “egli aprì gli occhi a tutti gli artisti privi di teoria...” La pittura è come la musica, serve per deliziare gli occhi. Vale a dire, è l’armonia della bellezza».

Iacobi e il suo team hanno selezionato 150 opere tra dipinti, incisioni e disegni, in cui non potevano mancare capolavori celeberrimi come l’intimista ritratto della madre intitolato «Arrangement in Grey and Black n. 1» (1871), ora al Musée d’Orsay di Parigi, presentato in uno straordinario trittico familiare con l’autoritratto «Arrangement in Grey: Portrait of the Painter» (1872) e il ritratto del fratello «Portrait of Dr. William McNeill Whistler». Altri autoritratti popolano la prima sala, dedicata all’atelier del pittore, tra cui «Whistler che fuma» (1856-60), in collezione privata e mai finora esposto in pubblico, e «L’artista nel suo studio» (1865) ora all’Art Institute di Chicago. Ai dipinti sono accostati mobili e oggetti appartenuti al pittore, esemplificativi non solo dello Japonisme imperante nell’Europa fin de siècle, ma anche di un gusto personale forgiato dal contatto con le culture di quattro continenti. Per la prima volta una mostra approfondisce anche la cruciale adolescenza dell’artista, esponendone i quaderni che testimoniano gli studi all’Accademia Imperiale delle Arti di San Pietroburgo e all’Accademia Militare degli Stati Uniti di West Point. Le altre sezioni focalizzano i numerosi spostamenti di Whistler tra Londra e Parigi, con l’avvicinamento a Degas e agli impressionisti, e i poliedrici interessi artistici e politici, come la vicinanza alla classe operaia o la fascinazione per la pittura di paesaggio, il design degli interni e i notturni.

Una straordinaria carrellata conduce infatti dal primo dipinto con questo soggetto, realizzato in Cile («Notturno in blu e oro: Valparaíso», 1865-74), all’ultimo, dipinto in Italia («Notturno: blu e oro-Basilica di San Marco, Venezia», 1880). Concludono la mostra alcuni straordinari ritratti a figura intera, dalla texture talmente lavorata e abrasa da risultare quasi eterea, dal «Ritratto di Lady Archibald Campbell» (1883) a «Oro e marrone: autoritratto» (1896-98), ispirato all’ammiratissimo Rembrandt. «Nel 1863, il primo degli audaci ritratti a figura intera di Whistler, “La ragazza in bianco”, affiancò “Le Déjeuner sur l’herbe” di Manet come cause célèbre dell’avanguardia in una mostra di dipinti rifiutati dal Salon di Parigi, il Salon des Refusés, ricorda ancora Iacobi nel suo scritto. In quello stesso anno, l’“Omaggio a Delacroix” di Henri Fantin-Latour pose Whistler al vertice dell’avanguardia: il dipinto includeva Alphonse Legros, Baudelaire, Édouard Manet, Duranty e altri, ma Whistler, in piedi al centro, è il chiaro successore del loro eroe scomparso (…)». «I rapporti tesi con l’autorità, la società e i colleghi, soprattutto uomini e soprattutto inglesi, sono stati esacerbati da un’attenzione bohémien a scapito dei costumi della classe media, precisa la curatrice. A quarantacinque anni Whistler era in rovina sociale e finanziaria, troppo all’avanguardia per l’avanguardia stessa». A corredo della mostra, la Tate ha appena terminato il progetto di ricerca «La finitura di Whistler», sponsorizzato dalla Lunder Foundation e iniziato nell’aprile 2025, in cui grazie alla collaborazione con il Colby College Museum of Art del Maine e l’Hunterian Art Gallery dell’Università di Glasgow ha esaminato cinque dipinti a olio, provenienti da collezioni internazionali, che hanno permesso di comprendere meglio metodi e tecniche alla base dell’inconfondibile texture dell’artista, di non facile conservazione e restauro.

James Abbott McNeill Whistler, «Arrangement in Grey and Black No.1», 1871, Parigi, Musée d’Orsay

Elena Franzoia, 19 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

A Londra tutto James McNeill Whistler, dall’adolescenza alla maturità | Elena Franzoia

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