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Lee Miller, «Fire masks», Downshire Hill, Londra, Inghilterra, 1941

© Lee Miller Archives, England 2025. All rights reserved. leemiller.co.uk

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Lee Miller, «Fire masks», Downshire Hill, Londra, Inghilterra, 1941

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A Forlì la straordinaria vita di Lee Miller in 160 fotografie

Il Museo Civico San Domenico ha in programma per l’autunno una grande retrospettiva a cura di Walter Guadagnini che ripercorre l’avvincente storia della modella statunitense che diventò una delle più grandi fotografe del XX secolo

Barbara Antonetto

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Nel 2023, al suo esordio alla regia, Ellen Kuras, direttrice alla fotografia statunitense, ha realizzato il film «Lee Miller» rendendo ancora più popolare la vita affascinante della modella newyorkese che negli anni Trenta si trasferì prima in Francia e poi a Londra diventando una delle più grandi fotografe del XX secolo. Kate Winslet che interpreta magistralmente Lee Miller racconta la sua vita a un intervistatore, rievocando gli anni francesi di vita bohémien e la lunga attività di.

Miller inizia a lavorare durante la Seconda guerra mondiale, documentando la vita quotidiana dei londinesi durante i bombardamenti con cui i nazisti bersagliarono la città per otto mesi fra il 1940 e il 1941. Poiché alle donne è vietato operare vicino al fronte, la sua attività come fotoreporter rimane limitata all’Inghilterra fino all’ingresso degli Stati Uniti in guerra, che le permette di essere inviata come corrispondente al fianco del fotografo David Scherman.

Dopo lo sbarco in Normandia, Lee fotografa i combattimenti a Saint-Malo, immortalando inconsapevolmente il primo uso bellico del napalm. Durante la Liberazione di Parigi riprende la pubblica umiliazione delle collaborazioniste per poi entrare con Scherman in Germania, dove documentano il fronte e soprattutto gli orrori scoperti nei campi di concentramento di Buchenwald e Dachau. Pochi giorni prima della resa tedesca, nel 1945, Scherman scatta la celebre fotografia di Lee Miller nella vasca da bagno dell’appartamento di Hitler a Monaco.

Indubbiamente una vita da film che non deve però far dimenticare la qualità delle straordinarie fotografie, che a partire dal 10 ottobre avremo modo di apprezzare in «Lee Miller. Opere 1930-55» a cura di Walter Guadagnini, grande mostra che la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì presenta al Museo Civico San Domenico fino al 10 gennaio 2027 nel solco delle precedenti retrospettive delle fotografe Eve Arnold, nel 2024, e Letizia Battaglia, nel 2025. 

Tra le oltre 160 immagini in mostra, tutte provenienti dai Lee Miller Archives, molte sono inedite e aprono uno scorcio intimo sulla poliedrica personalità dell’artista. Il percorso espositivo illustra ampiamente l’intensa attività, e le molte vite vissute, in un quarto di secolo, abbracciando anche gli anni trascorsi in Africa.

Nata a Poughkeepsie (Stato di New York) nel 1907, alla fine degli anni Venti Lee Miller ha già sviluppato la determinazione di diventare una fotografa, tanto che, a Parigi riesce a convincere Man Ray ad accoglierla come assistente nel suo studio.

Da questo momento inizia una carriera e una vita fatta di incontri e scelte eccezionali: si avvicina al mondo surrealista, diventando amica e musa ispiratrice di Pablo Picasso, Max Ernst, Paul Éluard; stringe rapporti con Eileen Agar, Leonora Carrington, Dorothea Tanning e contribuisce alla scoperta della tecnica della solarizzazione. Intorno a metà anni Trenta si sposa e si trasferisce per qualche anno in Egitto, dove realizza immagini di paesaggio dal sapore enigmatico, per poi tornare in Europa alla vigilia del conflitto mondiale.

Collaboratrice di «Vogue», realizza non solo i classici servizi dedicati al mondo della moda, ma allo scoppio della Seconda guerra mondiale, anche inattese immagini della vita quotidiana in una Londra ferita dai bombardamenti tedeschi che rivelano grande curiosità per la vita ed empatia per gli esseri umani.

È al termine della guerra che Lee Miller realizza i suoi servizi più noti, le tragiche immagini dei campi di concentramento e quelle del disfacimento della Germania nazista, con gli ufficiali suicidi, le fiamme che divorano la dimora estiva di Hitler e le città distrutte. Sono immagini che segnano in modo indelebile la sua sensibilità fino a portarla alla decisione di ritirarsi nel Sussex e di abbandonare il reportage. Nella casa nella campagna accoglie Saul Steinberg, Max Ernst, Alfred H. Barr Jr., Renato Guttuso, un giovanissimo Richard Hamilton e realizza fotografie in cui si ritrova il suo genio sovversivo e ironico.

Il percorso espositivo, organizzato in modo cronologico, prende le mosse dalla partecipazione al clima surrealista limitata al triennio 1929-32, un breve lasso di tempo in cui Lee Miller passa dall’essere l’assistente e la modella di Man Ray (celebre è il racconto che fece del loro incontro, quando si presentò dicendo «Buongiorno, mi chiamo Lee Miller e sono la sua nuova assistente» e, nel momento in cui lui affermò di non avere un’assistente, replicò «Beh, da adesso ne ha una») a realizzare opere come «Impasse des Deux Anges», «Exploding hand» e «Coiffure», tutte in mostra, fino a lavorare autonomamente nell’ambito della fotografia di moda e a recitare in «Le sang d’un poète» di Jean Cocteau.

Il «capitolo» successivo è dedicato al negli Stati Uniti, dove per i successivi tre anni Lee Miller ritrae nel suo studio personalità del cinema e della high society statunitense e rafforza la sua presenza nel campo della fotografia di moda collaborando con «Vogue»

Il matrimonio con l’uomo d’affari egiziano Aziz Eloui Bey, nel 1934 la porta in Egitto, dove realizza altre fotografie epocali (in mostra anche «Portrait of space» che pare abbia ispirato Magritte). Anche in questo caso l’esperienza non supera i tre anni: nel 1937 Lee torna in Europa, reincontra i sodali surrealisti, tra cui Nusch Éluard, fotografata sorridente di fianco a un’automobile, Ady Fidelin, compagna di Man Ray, e Dora Maar, al tempo compagna di Picasso.

Si arriva così all’incontro con Roland Penrose, a sua volta artista e collezionista, che diventa di lì a poco il suo secondo marito e con cui, alla vigilia dello scoppio della Seconda guerra mondiale nel 1939, si trasferisce in Inghilterra, iniziando una nuova stagione: cinque anni di guerra, cinque anni di fotografie realizzato a titolo volontario per «Vogue» rinunciando a ritornare negli Stati.

Tra le immagine della capitale britannica bombardata la mostra documenta anche «Fire masks», in cui le maschere antincendio trasformano i soggetti in protagonisti di una scena surreale. Poi la decisione di entrare a far parte dei reporter al seguito delle armate alleate in Europa: «Vogue» continua a pubblicare i suoi servizi di moda, ma pubblica anche le immagini più crude scattate al fronte con testi di commento che scrive Lee Miller stessa rivelando doti giornalistiche sorprendenti.

La mostra dedica ampio spazio al lavoro in Italia, dove Miller realizza servizi sulla Biennale di Venezia, immortalando tra gli altri Peggy Guggenheim e Giorgio Morandi, e servizi di moda in Sicilia.

Promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con Camera - Centro Italiano per la Fotografia, la mostra propone anche alcune pagine delle riviste dove sono stati pubblicati i servizi fotografici e giornalistici di Lee Miller.

L’allestimento è dello Studio Lucchi & Biserni, il catalogo di Dario Cimorelli Editore.

Lee Miller, «Nusch Éluard seduta su un’auto. Golfe Juan, Francia», 1937. © Lee Miller Archives, England 2025. All rights reserved. leemiller.co.uk

Barbara Antonetto, 27 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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