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Letizia Riccio
Leggi i suoi articoliLa mostra «Mannucci. Fuoco e genesi» viene presentata nell’Hotel Maison di Roma, situato a fianco al civico di via Margutta dove Edgardo Mannucci (Fabriano, 1904-Arcevia, 1986) ha vissuto e lavorato per anni. Aperta dal 19 settembre al 10 gennaio 2027, in Zona Conce a Fabriano (Ancona) e al Centro Culturale San Francesco di Arcevia (Ancona), la mostra, curata da Fabio Marcelli, pone in dialogo Mannucci, scultore e orafo dalle multiformi ispirazioni, con i numerosissimi personaggi del mondo dell’arte per lo più informale, con i quali è entrato in relazione durante il suo percorso da Fabriano alla capitale, fino ad Arcevia, dove visse gli ultimi anni: tra gli altri, Burri, Cagli, Vedova, Afro, Ruggeri, Prampolini, Turcato, Giacomelli, le cui opere sono allestite nel percorso. Spiega il curatore Marcelli: «Il titolo parla di uno scultore che ha fatto dialogare magistralmente il fuoco con il metallo; e poi della genesi di un’opera d’arte, ma anche della traduzione della Bibbia realizzata dal suo amico, il critico Emilio Villa, animatore delle mostre romane dell’epoca e autore di numerosi scritti su Mannucci».
Edgardo Mannucci si trasferì a Roma nel 1927 e, dopo un periodo di fascinazione nei confronti del Futurismo, durante il quale iniziò a frequentare Giacomo Balla (in mostra anche un dono del pittore torinese a Mannucci) ed Enrico Prampolini, strinse amicizia con Alberto Burri. «L’amicizia tra Mannucci e Burri si consolida dal 1946, quando Edgardo attese a Napoli il ritorno dell’amico reduce dalla prigionia in Texas, prosegue Fabio Marcelli. La mostra evidenzia la grande generosità dell’artista, il primo a credere nell’amico Alberto e a spronarlo; fu anche insegnante e aiutò molti giovani ad affermarsi». “Fuoco e genesi”, allestita grazie alla Cassa di Risparmio di Fabriano, Cupramontana e Ancona, è figlia della mostra curata nel 2005 da Enrico Crispolti («Mannucci e il Novecento»), con il quale all’epoca collaborò Marcelli, che spiega: «Il lavoro di oggi si basa sulla messe di scritti su Mannucci custoditi da Crispolti, quindi nasce grazie alla disponibilità degli eredi che gestiscono i due archivi».
Fra gli altri, erano presenti all’evento, Barbara D’Incecco, nipote di Mannucci e curatrice delll’Archivio che ha sede ad Arcevia, e Livia Crispolti, figlia di Enrico e vicepresidente dell’Archivio Biblioteca del critico d’arte a Roma. Del percorso espositivo fanno parte anche «Idea n. 21» (1974) di Edgardo Mannucci e «Rotante massimo» (1968) di Arnaldo Pomodoro, opere della collezione del Museo Tattile Statale Omero di Ancona. Al capoluogo marchigiano, Capitale della Cultura 2028, la mostra su Mannucci è legata attraverso un’altra rassegna di prossimo allestimento: a gennaio 2027, nella Mole Vanvitelliana di Ancona, aprirà una grande mostra dedicata a Corrado Cagli, come racconta il curatore Gabriele Simongini, intervenuto nel corso della presentazione: «Ho conosciuto personalmente Mannucci, poiché mio padre, regista della Rai e suo amico, realizzò su di lui un documentario. Era anche uno straordinario cuoco, che ragionava in termini plastici persino in cucina; nel tempo, è rimasto una figura appartata, ma importantissima. Nella mostra di Ancona non ci sarà solo Cagli, ma Mannucci, Ciarrocchi, Uncini e tanti altri; le Marche hanno esportato un movimento di rinnovamento a Roma e poi in Italia».
Mannucci nel suo studio nella chiesa di San Francesco di Paola ad Arcevia, 1979. Foto Roberto Ruberti