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Padaglioni Amati, Museo del Violino

Foto: Andrea Valcarenghi

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Padaglioni Amati, Museo del Violino

Foto: Andrea Valcarenghi

A Cremona nasce Salaeffe, un nuovo spazio per l’arte contemporanea

Il 19 settembre inaugura nel Museo del Violino un laboratorio indipendente dedicato alla contemporaneità: la prima mostra riunisce opere da de Chirico a Paola Pivi

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

(Salaeffe), «effe» scritto in corsivo: perché così? Perché siamo a Cremona, storica patria della liuteria e i fori di risonanza intagliati nella tavola armonica dei violini paiono proprio delle «effe» corsive. Tanto che per brevità li si chiama così. È questo il nome del nuovo spazio per l’arte contemporanea che s’inaugura il 19 settembre in una città dalla storia artistica illustre ma sinora poco attenta ai linguaggi della contemporaneità. Uno spazio che, non per caso, si apre in un’ala del Museo del Violino

Separata dal museo ma in dialogo con esso, (Salaeffe) è frutto di due anni di riflessioni di un gruppo di professionisti, collezionisti e appassionati come Leonardo Caldonazzo Arvedi, esponente della famiglia fondatrice di Arvedi (multinazionale cui si deve, a Cremona, il restauro dell’edifico razionalista, 1941, in cui si apre il Museo del Violino) ma, più ancora, gallerista, proprietario dal 2018 della galleria Triangolo, per decenni l’unica della città di arte contemporanea. Con lui ci sono due galleristi come Claudia Ciaccio e Paolo Zani (cioè galleria Zero... di Milano, uno degli spazi di ricerca più sperimentali della città), due importanti collezionisti (Enea Righi, anche ai vertici di Arte Fiera Bologna, e Lorenzo Paini), la project manager Ilaria Dal Lago e Antonio Scoccimarro, professionista del sistema culturale e della comunicazione. 

Tre galleristi, dunque, ma va detto subito che (Salaeffe) non è una galleria d’arte e non segue logiche di mercato. Ma non è nemmeno un museo. Si pone infatti l’obiettivo, spiegano i fondatori, «di essere una cassa di risonanza sperimentale per l’arte contemporanea e di generare connessioni tra pubblici trasversali, in un dialogo virtuoso con la città e con la scena contemporanea internazionale»: un laboratorio, più che un museo.

Due le linee espositive, una di mostre curate, con nuove produzioni e prestiti importanti; l’altra, inedita, dedicata alle più incisive collezioni private d’arte contemporanea, per svelare al pubblico questo patrimonio normalmente inaccessibile. 

Foto: Andrea Valcarenghi

Foto: Andrea Valcarenghi

Mostra inaugurale (fino al 14 marzo 2027), «La terra piatta è una dimensione lirica del luogo come se regredire fosse inventare», a cura di Paolo Zani, che per comporla ha selezionato opere di Mariia Andreeva, Alighiero Boetti, Caleb Considine, Racheal Crowther, Giorgio de Chirico, Rineke Dijkstra, Jason Dodge, Peter Fischli e David Weiss, John Gerrard, Tarik Kiswanson, On Kawara, Paul Kos, Diego Perrone, Paola Pivi, Pietro Roccasalva, Hans Schabus, Damon Zucconi. Ma il titolo? «È il titolo di un’opera video del 1999 di Diego Perrone, uno degli artisti con cui sono cresciuto, ci dice Zani: un titolo come “statement” poetico e quasi profetico di ciò che sarebbe arrivato. L’ho inteso come una lente con cui guardare la realtà e una sorta di contenitore in cui inserire l’intera narrazione della mostra, che non parla di fatti contingenti ma s’interroga sulla condizione umana e sulla relazione tra tempo e spazio: parla di qualcosa di classico, ma in evoluzione».

Il percorso, circolare, formato da una ventina di lavori, «è una macchina poliedrica nei linguaggi (pittura, scultura, suono, video e performance), continua, non statica ma in mutamento. Di de Chirico abbiamo l’onore di includere alcune opere significative della serie “Cavalli in riva al mare”, come punto di partenza narrativo e cronologico. Nell’attesa dell’arrivo, in successione, di una selezione attenta di dipinti di On Kawara e dell’intera serie fotografica di “Adolescenti sulla spiaggia” di Rineke Dijkstra. Intorno a questa progressione, a scalare nel tempo, una ventina di opere interagiscono attualizzandosi nella forma. Pietro Roccasalva farà all’inaugurazione il reenactement di una sua performance, mentre Mariia Andreeva interverrà negli spazi di Sala Effe, a suo piacimento, nei mesi successivi. Fondamentali, poi, la processualità e la poesia di “Il corso delle cose” di Fischli Weiss, in dialogo con un video di Paul Kos, giocato anch’esso su processualità, imprevisto, magia: la visita sarà fortemente legata all’esperienza di un momento specifico, all’interno di una mostra in costante mutamento. E la dimensione performativa del meccanismo generale sarà evidente in opere strutturali per questa mostra, come nel caso di Paola Pivi, Hans Schabus, John Gerrard». Appuntamento a Cremona, il 19 settembre.

Ada Masoero, 17 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Ada Masoero

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