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Marcello Provenzale, «Orfeo», 1618, Roma, Galleria Borghese

Foto Galleria Borghese, Roma. © Mauro Coen

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Marcello Provenzale, «Orfeo», 1618, Roma, Galleria Borghese

Foto Galleria Borghese, Roma. © Mauro Coen

A Cento Marcello Provenzale, il genio del mosaico barocco

Per i 450 anni dalla nascita, la Pinacoteca Civica «Il Guercino» presenta la prima importante mostra monografica dedicata al promotore e innovatore della rinascita dell’arte del mosaico nel contesto della Roma dei Borghese

Valeria Tassinari

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Un Cristo di straordinaria intensità che, immerso in un pulviscolo d’oro, si rivela con naturalezza grazie alla sapiente composizione di innumerevoli minuscole tessere di vetro, è l’immagine guida di una mostra in cui mosaico e pittura trovano un accordo perfetto. «Marcello Provenzale da Cento. Un genio del mosaico barocco nella Roma dei Borghese» è, infatti, la dimostrazione di come, all’alba del Seicento, naturalismo pittorico e tecnica musiva trovarono un interprete d’eccezione in un artista che fu attivo sulla scena romana, tra lo spettacolare cantiere della decorazione della Basilica di San Pietro e le stanze dei più raffinati collezionisti. E nasce proprio da una storia di collezionismo questa mostra, ideata da Cristina Grimaldi Fava, nella cui raccolta privata il bel mosaico da cavalletto «Volto di Cristo» è entrato, dopo essere appartenuto al cardinale Pietro Aldobrandini e a Federico Zeri, che lo custodiva nella sua camera da letto. Promossa nella ricorrenza dei 450 anni dalla nascita di Marcello Provenzale (Cento, 8 gennaio 1576-Roma, 4 giugno 1639) l’iniziativa di riscoperta e valorizzazione dell’artista ha già avuto un preludio romano la scorsa primavera presso la Galleria Borghese grazie alla curatela di Francesca Cappelletti, ma viene ora riproposta fino al 10 gennaio 2027 nella Civica Pinacoteca di Cento, sua città natale, in una versione più ampia. 

Introdotto da un video ad alta definizione, che ben documenta la ventennale attività di Provenzale nel contesto della decorazione musiva di San Pietro, dove l’artista esordì accanto al conterraneo Paolo Rossetti, l’allestimento offre la preziosa esperienza di una visione ravvicinata di tutti i suoi mosaici da cavalletto, consentendo di apprezzarne l’evoluzione stilistica, la maestria e le innovazioni tecniche. Come ha sottolineato Paolo di Buono, direttore dello Studio del Mosaico Vaticano e cocuratore della mostra, Provenzale fu, infatti, il pioniere di una tecnica raffinatissima e molto personale, ottenuta sia con una peculiare posatura delle minute tessere in tagliato, sulle quali egli interveniva con particolati accorgimenti per ottenere sensibili effetti cromatici, sia attraverso la prima introduzione in assoluto delle tessere in filato, una modalità di lavorazione del vetro che gli consentì una sorprendente definizione dei dettagli. Ma, oltre a celebrarne l’ormai indiscusso ruolo di promotore e innovatore della rinascita dell’arte del mosaico nel contesto della Roma barocca, la mostra vuole anche riscoprire la figura di Provenzale nella sua completezza, valorizzandone le rare opere pittoriche ancora conservate, come l’intensa «Orazione di Gesù nell’orto», restaurata per l’occasione, e la «Trasfigurazione», che ancora si trova sull’altare della vicina chiesa di San Biagio. 

Si tratta, come ha sottolineato il direttore della Pinacoteca Civica Giovanni Sassu, anch’egli curatore della mostra, di un’operazione di ampio respiro, che intende restituire a Provenzale la centralità che l’artista ebbe nel primo ventennio del Seicento sulla scena romana, ripercorrendone non solo la fortuna critica, documentata ad esempio dalla biografia scritta da Giovanni Baglione e dai diversi ritratti dedicatigli dall’amico Ottavio Leoni, ma anche le relazioni con figure di primo piano, dagli Aldobrandini ai Borghese, fino al giovane Guercino, come lui nativo di Cento e attivo a Roma, al quale nel 1619 il già affermato Marcello commissionò la tela con «Erminia soccorre Tancredi ferito», di cui è esposta una delle tre versioni autografe conosciute. Infine, la mostra si interroga sulle ragioni per cui un artista di tale levatura non mantenne la notorietà raggiunta, arrivando addirittura a ritirarsi dalla pratica artistica, forse per disillusione rispetto alla considerazione che una tecnica impegnativa e dispendiosa, quale era quella a lui più congeniale, faticava a conquistarsi rispetto alla pittura da cavalletto. Certo è che la sua eredità, oggi al centro di nuove indagini di cui renderà conto una giornata di studi (sabato 21 novembre presso la Civica Pinacoteca «Il Guercino»), si può ancora trovare anche nelle piccole meraviglie in micromosaico che, grazie alla ripresa della tecnica del filato nella seconda metà del Settecento, tanto furono apprezzate dai viaggiatori del Grand Tour, dando vita a un diffuso collezionismo internazionale che oggi possiamo apprezzare anche in numerose raccolte museali. L’iniziativa è frutto dell’accordo tra il Comune di Cento e l’Associazione Imprenditori Centesi per la Cultura, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Cento e la collaborazione dell’Associazione Amici della Pinacoteca di Cento.

Marcello Provenzale, «Volto di Cristo», 1600 ca, Cento, collezione Grimaldi Fava. Foto Stefano Ghelfi-Digitalmedia100, Cento

Valeria Tassinari, 06 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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A Cento Marcello Provenzale, il genio del mosaico barocco | Valeria Tassinari

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