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Mark Lyon, «Mickael & Rosemary, Le Kremlin-Bicêtre 2004»

© Mark Lyon

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Mark Lyon, «Mickael & Rosemary, Le Kremlin-Bicêtre 2004»

© Mark Lyon

A Palermo Mark Lyon e le metamorfosi dei volti

Per la prima volta in Italia, il Centro Internazionale di Fotografia ospita i lavori del fotografo statunitense con una retrospettiva che abbraccia una pratica quarantennale tra Francia, Stati Uniti e Italia

Arianna Scinardo

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Fotografare le persone significa prima di tutto restituire loro una dignità: è la grande lezione della fotografa e attivista palermitana Letizia Battaglia, a cui oggi è intitolato il Centro Internazionale di Fotografia di Palermo. Nel solco della sua eredità, dal 16 maggio al 12 giugno 2026, il Centro ospiterà una retrospettiva dedicata allo statunitense Mark Lyon (La Jolla, 1952) intitolata «Aorta», curata dallo stesso Lyon insieme a Ugo Casubolo Ferro, con un poetico testo di Carla Floccari. L’esposizione si articola come un dialogo tra tempi e luoghi distanti, offrendo una sintesi di oltre quarant’anni di ricerca.

Nato in California e residente in Francia da più di venticinque anni, Lyon ha costruito un percorso trasversale. Le sue opere, presenti nelle collezioni del Musée d’Art Moderne de Paris e del Frac Nouvelle-Aquitaine dimostrano versatilità, che si tratti di architettura o di ritratto; le sue immagini affermano l’urgenza del presente, mettendo costantemente in tensione l’immediatezza dello sguardo con la profondità del significato.

 

Mark Lyon, «Francesca, Casa della Fanciulla, Santa Ninfa, 2013» e «Francesca, Santa Ninfa, 2025». Foto © Mark Lyon

Al centro della mostra palermitana emerge un lavoro di straordinaria intensità emotiva in cui, attraverso i ritratti realizzati alla Casa della Fanciulla di Santa Ninfa (Trapani) tra il 2013 e il 2025, Lyon segue il mutare dei corpi e delle espressioni di un gruppo di bambini, ritrovandoli a distanza di dodici anni ormai adolescenti. Mediante la camera a banco ottico e la scelta di lasciarsi guidare dai soggetti nei loro luoghi d’elezione, il fotografo ha costruito un vero e proprio racconto della metamorfosi in cui i dittici presentati testimoniano un’identità in divenire che sfida la fissità della pellicola.

Il percorso espositivo attraversa poi decenni di carriera, unendo scatti realizzati tra Francia, Stati Uniti e Italia. Emergono i volti della New York degli anni Novanta, con figure del cinema e della fotografia come Richard Prince, William Eggleston, Bob Richardson e il produttore Franco Rossellini, accostati alle serie dedicate ai gemelli del Twins Days Festival di Twinsburg. In ogni opera, che si tratti di grandi formati a colori o di stampe analogiche e digitali, affiora un’intimità capace di trasformare l’identità in una storia semplice, accessibile e originale. Sostenuta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo e dall’Institut français, racconta una metamorfosi che unisce epoche e storie diverse sotto un unico sguardo che restituisce dignità al soggetto.

Arianna Scinardo, 14 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

A Palermo Mark Lyon e le metamorfosi dei volti | Arianna Scinardo

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