Ramona Ponzini. Foto: Giorgio Perottino. Cortesia del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

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Ramona Ponzini. Foto: Giorgio Perottino. Cortesia del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

Tutti i suoni del Castello

A Rivoli una mostra diffusa introduce ai luoghi sconosciuti del Museo d’Arte Contemporanea attraverso opere d’arte sonora frutto di acquisizioni storiche e recenti commissioni

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Redazione GDA

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Fino al primo aprile il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea presenta «I suoni del mondo», mostra che segna il termine di una direzione durata otto anni sotto la guida di Carolyn Christov-Bakargiev, alla quale è da pochi giorni succeduto il neodirettore Francesco Manacorda, e l’approssimarsi di un anniversario importante per l’istituzione torinese. A 40 anni dall’apertura del museo, la mostra, a cura di Marianna Vecellio, costruisce un ponte diretto tra le opere, gli ambienti del Castello e il pubblico, invitato a immergervisi attraverso le qualità atmosferiche ed emozionali del suono.

L’Arte sonora, vero focus del percorso, diviene lo strumento privilegiato per riflettere sull’accessibilità degli spazi museali e stimolare una diversa interazione con le opere in collezione. Il percorso racchiude opere site specific, storiche acquisizioni e nuove commissioni che utilizzano il suono in forma autonoma e spaziale privilegiandone la connotazione materiale e incoraggiando pratiche di ascolto attivo. Non solo una mostra per un pubblico con esigenze specifiche, ma un circuito aperto a tutti, capace di restituire le potenzialità della sperimentazione sul medium, superando la frontalità della fruizione a favore di un diverso approccio sinestetico all’arte.

Dai giardini esterni alle sale espositive, i lavori dialogano direttamente con l’ambiente del Castello, con le sue architetture e funzioni sociali, analizzandone soprattutto le sonorità peculiari. Fin dall’esterno, nel grande atrio d’ingresso dov’è ospitato «Untitled» (1995), il place work del pioniere del genere Max Neuhaus, opera sonora realizzata in specifica relazione con il progetto juvarriano, e nei giardini dove si diffonde la cantilena sognante di «Sun & Sea listening edition» (2022) di Rugilė Barzdžiukaitė, Vaiva Grainytė e Lina Lapelytė, edizione da ascolto della performance vincitrice del Leone d’Oro alla 58ma Biennale di Venezia presentata al Castello in occasione della mostra «Espressioni con Frazioni». E ancora, alla scala d’accesso al Museo con il richiamo nostalgico diffuso dagli altoparlanti di «The Internazionale» (1999) di Susan Philipsz, canto a cappella che riproduce l’inno del movimento socialista. L’artista scozzese esplora le potenzialità scultoree del suono non solo nelle sue qualità aurali, ma anche tattili, sotto forma di vibrazione, generando reazioni diverse per ciascun visitatore.

Procedendo ai piani superiori troviamo due installazioni che condividono una riflessione sull’accessibilità spaziale e cognitiva: «Mondo Nuovo» (2022) di Irene Dionisio, una videoinstallazione che restituisce in forma spaziale l’indecifrabilità del cosmo digitale, e «Hell Yeah We Fuck Die» (2016) di Hito Steyerl, in cui l’aspetto della percorribilità è indagato a partire dal modulo del parkour. Ai piani superiori il percorso termina con «Salmon: A Red Herring» (2020) di Cooking Sections, «Trepanaciones (Sonidos de la morgue)» (2023) di Teresa Margolles e, nel sottotetto, «Soundtrack for a Troubled Time» (2017) di Cally Spooner.
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Il percorso di mostra include «Promenade (Passeggiata)», opera inedita di Ramona Ponzini a cura di Giulia Colletti, commissionata all’artista nell’ambito del Bando MiC per la rimozione delle barriere fisiche e cognitive nei musei. L’intervento pensato da Ponzini si basa su una duplice attivazione sonora delle installazioni ambientali permanenti «Panels and Tower with Colours and Scribbles» di Sol LeWitt e «Yurupari-Stanza di Rheinsberg» di Lothar Baumgarten, entrambe progettate per le sale del Castello su invito di Rudi Fuchs in occasione della mostra inaugurale «Overture» del 1984.

In risposta alla riflessione sul superamento dei limiti fruitivi della collezione museale, Ponzini ha disegnato al di sopra delle storiche installazioni un approfondimento sonoro che ne amplifica le possibilità percettive. Una sovrascrittura capace di armonizzarsi con il lavoro degli artisti, di esprimerne l’impatto emotivo, visivo e spaziale, ma anche di azzerare incompatibilità e differenze tra le diverse categorie di pubblico, rendendo accessibile l’esperienza a persone con disabilità visiva, ma anche motoria e uditiva, grazie alle sensazioni tattili generate dalle vibrazioni sonore.

Il titolo «Promenade» (passeggiata) allude a una duplice azione di attraversamento: quella alla base della pratica che ha ispirato la creazione del lavoro, lo «shinrin yoku» (bagno nel bosco) di origine giapponese, ma anche l’esplorazione mentale evocata durante l’ascolto dalle «impronte auditive» registrate ai margini del museo. Attraverso la tecnica del «field recording», Ponzini ha raccolto e campionato i suoni ambientali provenienti dai «penetralia» del Castello, luoghi periferici che per diversi motivi sono inaccessibili al pubblico (il cimitero dei cani di Villa Cerruti, il Parco Melano, la Grotta del Ninfeo, il pozzo medievale). Il sibilo metallico di un cancello, il segnale intermittente di un ripetitore, il calpestio delle foglie, si sovrappongono alle evoluzioni vocali e alle piccole percussioni che compongono il repertorio strumentale dell’artista.

Così in «Promenade-Sound Scribbles» Ponzini utilizza una partitura geometrica attraversata da contrappunti sonori che ricalcano le interferenze grafiche del segno a grafite di LeWitt. In maniera diametralmente opposta, «Promenade-Reverse» riflette sull’impercorribilità dell’ambiente costruito da Baumgarten nella sala dei falconieri, con un lavoro legato alla parola e alla reversibilità dei processi di colonizzazione.

Una commissione che dimostra quanto la ricerca espressiva nel campo dell’Arte sonora abbia da offrire nell’ambito della sperimentazione contemporanea e non solamente in quanto strumento didattico e inclusivo. Esemplare la promozione istituzionale di un genere che, malgrado la sempre maggiore autonomia e riconoscimento internazionale, risulta ancora troppo trascurato nel nostro Paese.

Redazione GDA, 16 febbraio 2024 | © Riproduzione riservata

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