Image

Un affresco molto danneggiato del Camposanto di Pisa per cui si sono impiegati batteri per eliminare dalle superfici le colle indurite dei restauri precedenti

Image

Un affresco molto danneggiato del Camposanto di Pisa per cui si sono impiegati batteri per eliminare dalle superfici le colle indurite dei restauri precedenti

Pratiche di biorestauro a congresso

Durante il 20mo Congresso dell’Igiic a Campobasso si è parlato di alcune metodologie innovative a partire da elementi vegetali, che hanno introdotto nuove linee di ricerca

Image

Giorgio Bonsanti

Leggi i suoi articoli

Nel settembre 2003 detti notizia di una conferenza stampa tenuta a Milano a opera dei microbiologi Claudia Sorlini (Università degli Studi di Milano) e Giancarlo Ranalli (Campobasso), in cui si annunciava un intervento conservativo molto innovativo su un danneggiatissimo affresco del Camposanto di Pisa. Argomento, l’impiego di batteri per eliminare dalle superfici le colle indurite dei restauri precedenti.

Sorlini adesso è in pensione e vicepresidente della Fondazione Cariplo; Ranalli è ordinario nell’Università degli Studi del Molise. Da allora, le applicazioni di questa metodologia si sono moltiplicate, ma i quesiti aperti sono ancora tanti, sì da sollecitare nuove sperimentazioni, applicazioni, confronti. Alla funzione di pulitura si è aggiunta quella di consolidamento, procurando la riaggregazione delle strutture interne di manufatti lapidei.

Ma se oggi si parla ancora di biorestauro, dobbiamo aggiungere ai batteri gli elementi vegetali che, sotto forma di oli essenziali, hanno introdotto anch’essi nuove interessanti linee di ricerca. Una condizione cercata in queste metodologie innovative è stata ed è quella, comprensibilmente, dell’attenzione alla salute degli operatori, oltreché delle opere; evitando in primo luogo i solventi organici.

Lungi però dal credere che un elemento naturale sia perciò stesso innocuo. Tecnicamente, queste ricerche lavorano tenendo d’occhio un parametro che nel restauro è importantissimo e sempre cercato, la selettività: in altre parole, qualcosa che funzioni unicamente nei confronti delle sostanze che si intende rimuovere senza agire in alcun modo su tutte le altre.

Il punto sulla situazione è stato illustrato nel 20mo Congresso dell’Igiic, il Gruppo Italiano dell’International Institute of Conservation (13-15 ottobre 2022), non a caso tenuto a Campobasso, dove opera Ranalli; ma anche con l’intento di portare aggiornate discussioni di restauro in una sede un po’ al di fuori dai contesti abitualmente più frequentati.

L’intervento di apertura è stato appunto intitolato alla «Sicurezza dei materiali, delle tecnologie e linee guida sostenibili per la bio-conservazione del patrimonio culturale» (Ranalli e altri), illustrando un progetto di ricerca presentato ai Prin 2022 (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale, a finanziamento Mur). E la giornata era proseguita alternando i vari ceppi di batteri con gli oli estratti da mentolo e liquirizia, tanto che un visitatore capitato per caso non avrebbe capito subito che si stesse davvero parlando di conservazione del patrimonio culturale.

È da aggiungere che la lodevole prassi seguita dall’Igiic (grazie in primo luogo alla sua storica e lodevolissima segretaria tecnica Daniela Rullo), di pubblicare il volume degli atti in contemporanea con l’apertura stessa del congresso annuale, consente di acquisire i vari contributi (comunicazioni orali, poster) trasformandoli senz’altro in strumenti operativi per l’intera categoria dei restauratori.

Sinceramente, possono andare orgogliosi dell’associazione il presidente Lorenzo Appolonia (chimico di Aosta) e tutti coloro che in questi vent’anni si sono adoperati nel promuovere le attività dell’Igiic, che naturalmente non si limitano al congresso annuale, anche se esso ne rappresenta il momento più significativo. Non a caso i congressi si intitolano «Lo Stato dell’Arte», causa la dichiarata intenzione di rappresentare oggettivamente come funziona il restauro nel nostro Paese, nelle sue vette ma anche nelle sue insufficienze.

Naturalmente, il fatto che gli associati all’Igiic siano tutte persone che prendono parte a titolo volontario e in mezzo a tutti gli altri loro impegni, fa sì che sia ancora in gestazione un’impresa che, una volta portata a termine, risulterà di straordinaria utilità, vale a dire la indicizzazione per argomenti delle centinaia e centinaia di contributi confluiti fino ad oggi nei congressi e negli atti relativi.

In considerazione di questa fisionomia di associazione che svolge un servizio a favore di tutto il mondo italiano del restauro, si vorrebbe vedere una partecipazione ancor più numerosa e convinta dei tanti restauratori che altrimenti lamentano disinteresse e sottovalutazione della loro meravigliosa professione.

Un affresco molto danneggiato del Camposanto di Pisa per cui si sono impiegati batteri per eliminare dalle superfici le colle indurite dei restauri precedenti

Giorgio Bonsanti, 13 gennaio 2023 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Orietta Rossi Pinelli ripercorre le principali tappe di come sono cambiate le regole dalla Carta di Atene del 1931 ad oggi

Operatività, ricerca e didattica hanno improntato l’attività dell’insigne «ambasciatore» del restauro italiano, per quasi quarant’anni attivo all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, di cui è stato soprintendente per dieci anni

Tra i tanti interventi del convegno tenutosi a Roma per i sessant’anni della brandiana «Teoria del Restauro», particolarmente lucido e intelligente quello dell’archeologa Licia Vlad Borrelli, 102 anni

Bisogna rimediare al restauro, con arbitrari interventi integrativi, del capolavoro del maestro rinascimentale alla National Gallery di Londra

Pratiche di biorestauro a congresso | Giorgio Bonsanti

Pratiche di biorestauro a congresso | Giorgio Bonsanti