Un momento della conferenza stampa di presentazione del Padiglione Italia della 60ma Biennale Arti Visive di Venezia. Da sinistra, il ministro Gennaro Sangiuliano, Diego Della Valle per Tod’s, partner del Padiglione e il curatore Luca Cerizza. © Margherita Villani

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Un momento della conferenza stampa di presentazione del Padiglione Italia della 60ma Biennale Arti Visive di Venezia. Da sinistra, il ministro Gennaro Sangiuliano, Diego Della Valle per Tod’s, partner del Padiglione e il curatore Luca Cerizza. © Margherita Villani

Padiglione Italia: Massimo Bartolini demiurgo zen

Costato 1,2 milioni di euro e curato da Luca Cerizza, il nostro padiglione nazionale ha come tema l’ascolto. L’albero e il Pensive Bodhisattva sono i protagonisti di due grandi installazioni sonore

Enrico Tantucci

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Un padiglione dell’ascolto, dove i suoni e la musica saranno protagonisti. Basato su un percorso multisensoriale in cui l’aspirazione del suo demiurgo, Massimo Bartolini (Cecina, 1962) è che i visitatori, perlustrandolo, «per cinque minuti riescano a stare zitti». Così sarà il nuovo Padiglione Italia allestito per la 60ma Biennale Arti Visive, in programma a Venezia dal 20 aprile al 24 novembre, e presentato questa mattina a Roma nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura dallo stesso Bartolini, l’artista che rappresenterà il nostro Paese, e dal curatore Luca Cerizza (Milano, 1969). Con loro anche il ministro Gennaro Sangiuliano, il direttore generale Creatività Contemporanea e commissario del Padiglione Angelo Piero Cappello, e Diego della Valle per Tod’s, partner del Padiglione. In collegamento streaming, il presidente uscente della Biennale Roberto Cicutto, mentre in sala era presente Pietrangelo Buttafuoco, che dal 2 marzo prenderà il suo posto.

Il titolo del padiglione, «Due qui-To Hear», è un gioco linguistico che sostituisce all’apparente traduzione inglese delle parole italiane (two here) il verbo «ascoltare». Che sarà appunto il leitmotiv del Padiglione, vissuto in chiave esperienziale, un po’ zen, senza barriere che separino i 1.200 metri quadrati di spazi, con la possibilità di accedere circolarmente sia dall’ingresso principale sia dal giardino delle Vergini retrostante, che sarà parte del percorso di visita. Nel segno della massima astrazione, come ha tenuto a sottolineare Bartolini, artista toscano già per tre volte presente alla Biennale e il cui lavoro è da sempre frutto di un’indagine sulla relazione tra uomo, natura e spazio architettonico.

Cerizza, da parte sua, ha illustrato il progetto che prevede due grandi installazioni sonore alle due estremità del Padiglione, basate su due figure simboliche come l’albero e il Pensive Bodhisattva, l’essere vivente pensante destinato a diventare un Buddha nell’iconografia religiosa coreana. L’albero, che è connesso attraverso le radici, e il Bodhisattva, che sta seduto a pensare, incarnano per gli autori del progetto forme di relazione forse più profonde con il Mondo. Intorno a loro e con loro si delineano le opere che aprono e chiudono il Padiglione. Nel caso dell’albero l’opera sarà realizzata in collaborazione con il musicista minimalista inglese Gavin Bryars e con il figlio, Yuri Bryars, che in questi giorni stanno effettuando delle registrazioni a Venezia. Il componimento metterà in musica alcuni versi del poeta argentino Roberto Juarroz (1925-95) «A veces ya no puedo moverme, Certe volte non riesco più a muovermi», incentrata su un essere umano che si percepisce come albero. L’altra figura di riferimento, quella del Bodhisattva, è per Bartolini l’uomo che ha raggiunto l’illuminazione ma vi rinuncia volontariamente, per indicare la via agli altri.

Il centro dello spazio del Padiglione sarà invece occupato da una grande installazione sonora attraversabile, in un percorso di esplorazione che chiamerà il fruitore a cercare un centro come punto di incontro e di equilibrio, dal quale ascoltare il suono dell’opera. In questo caso la traccia è stata composta dalle musiciste Caterina Barbieri e Kali Malone. Ai testi hanno invece collaborato la scrittrice triestina Nicoletta Costa e il veneziano Tiziano Scarpa. Il progetto sarà inoltre accompagnato da un Public Program curato da Cerizza in collaborazione con Gaia Martino, che approfondirà i temi sollevati dal lavoro di Bartolini a partire da una frase di John Cage: «Music is everywhere, if we only had ears» («La musica è ovunque, se solo avessimo le orecchie»).

Centrale sarà ancora il tema dell’ascolto, come strumento di conoscenza di sé stessi e dell’altro e occasione di relazione. Oltre a conferenze, performance, laboratori e lecture, a maggio si terrà anche un evento speciale nel parco di Villa Fürstenberg a Mestre, spazio espositivo di Banca Ifis, sponsor del Padiglione Italia. In quest’occasione, si terrà una nuova performance sonora concepita appositamente da Massimo Bartolini e intitolata «Ballad for Ten Trees», con la presenza di dieci sassofonisti. Un milione e 200mila euro il costo del Padiglione Italia, con 800mila euro di fondi ministeriali e 400mila da sponsorizzazioni.

Il ministro Sangiuliano, infine, ha ricordato che «la Biennale è la già grande istituzione culturale italiana, la proiezione della nostra cultura nel mondo ed è per noi anche una grande occasione per sviluppare intorno adesso relazioni internazionali».
 

Enrico Tantucci, 27 febbraio 2024 | © Riproduzione riservata

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Padiglione Italia: Massimo Bartolini demiurgo zen | Enrico Tantucci

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