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Redazione GdA
Leggi i suoi articoliLo studio approfondito dei calchi in gesso delle vittime di Pompei attraverso l’utilizzo della Tac sta fornendo risultati inaspettati che ribaltano quello che finora si è sempre creduto in merito agli ultimi attimi di vita degli abitanti della città, colti di sorpresa dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
La storia è accattivante anche perché a raccontarla è la storica inglese Mary Beard, docente presso il Newnham College di Cambridge, nota nell’ambiente televisivo come divulgatrice in lingua inglese della storia degli antichi romani nei documentari della Bbc («Ti presento Pompei» in collaborazione con la Soprintendenza) nonché autrice di numerosi libri, tra cui un divertente studio su facezie, battute e scherzi che provocavano il riso dei Romani (al volume, dal titolo Laughter in Ancient Rome: on joking, tickling and cracking up, «Il Giornale dell’Arte» ha dedicato un lungo articolo a pagina 23 del numero 345, settembre 2014). Mondadori ha recentemente dato alle stampe Spqr in cui, in 564 dense pagine, la Beard ricostruisce la storia antica di Roma (€ 25,00).
Nel 1863 l’allora direttore degli scavi di Pompei Giuseppe Fiorelli ebbe l’intuizione di colare del gesso liquido nelle cavità tra i corpi delle vittime e la pioggia di cenere. I calchi così ottenuti hanno oggi rivelato preziose informazioni sull’identità degli individui e su abitudini e stili di vita dei pompeiani. La Beard racconta che le vittime non erano anziani e donne incinte, come si è sempre creduto, ma individui nel pieno delle loro forze impegnati a mettere in salvo i loro beni. Dalle analisi risulterebbe poi che l’eruzione sarebbe avvenuta in autunno e non in agosto perché, spiega la studiosa, le vittime indossavano vestiti pesanti e non leggeri come si è sempre pensato.
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