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Marco Rossi in un ritratto fotografico di Enrico Minasso

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Marco Rossi in un ritratto fotografico di Enrico Minasso

Marco Rossi, reti e assonanze

Il gallerista porta ad ArteFiera un progetto che sottolinea le affinità di artisti molto diversi per età e stili. E allarga il «network» aprendo uno spazio a Riad

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Bologna. Sono otto gli artisti presentati da Marcorossi artecomporanea ad ArteFiera: due, Matteo Basilé e David Lindberg, sono al loro esordio con la galleria, mentre gli altri sei (Arcangelo, Valerio Berruti, Luca Caccioni, Franco Guerzoni, il quartetto The Bounty Killart e Paolo Ventura) sono già stati proposti dal gallerista milanese in passato: «Cerco ogni anno di variare le presenze ad ArteFiera, ci spiega Marco Rossi, riunendo alcuni dei nostri artisti in un progetto che mostri le assonanze, le affinità che li legano, a dispetto di stili, linguaggi ed età anche molto diversi. Quest’anno ci sono per esempio due fotografi, Basilè, al suo debutto con noi, e Ventura, lui da tre anni al nostro fianco, accomunati da un linguaggio fotografico sofisticato, nel quale la costruzione del set ha un peso determinante. Per entrambi, poi, le opere esposte non sono tirature ma pezzi unici, grazie ai loro interventi pittorici o con resine. La pittura pura è rappresentata da Arcangelo, presente con due grandi carte, una recente, una degli anni Novanta, mentre Berruti si muove tra la pittura di un affresco su tela e la scultura di sei formelle di cemento. Scultura anche per i Bounty Killart, così ironici con i loro gessi dissacranti, e per Lindberg, con le sue resine che mostrano però un volto “pittorico“ ed evocativo, mentre Luca Caccioni presenta lavori inediti realizzati su vecchie carte trattate in modo molto innovativo. E di Guerzoni abbiamo un grande, bellissimo lavoro esposto alla recente personale al MAMbo e alcune piccole opere con interventi fotografici».
Marco Rossi, le sue gallerie sono ormai quattro, un vero network: perché questa scelta?
Ho sempre avuto grande attenzione agli aspetti manageriali del mio lavoro e ho presto voluto creare una rete di gallerie. La prima, dopo Milano, è stata Pietrasanta: era il 1996 e sono stato il primo gallerista “forestiero” ad aprire in quel luogo, che avevo intuito potesse diventare un centro importante per il contemporaneo. Molti poi mi hanno seguito. Quanto a Verona, ero molto interessato al collezionismo veneto, e Verona non solo è la città veneta più vicina a Milano, ma lì potevo contare sull’apporto, fondamentale, di un direttore e socio come Francesco Sandroni, che aveva lungamente lavorato alla galleria dello Scudo.
Infine c’è la galleria di Torino, per il momento con un marchio differente, Eventinove. Ma ho in vista altre grandi novità.
Ce le può anticipare?
Inaugurerò una galleria in Arabia Saudita, a Riad, dove ho molti importanti collezionisti che vivono tra il loro Paese e Londra. Ho già individuato lo spazio, e conto di poter esordire entro l’estate.
 

Marco Rossi in un ritratto fotografico di Enrico Minasso

Un'opera di Franco Guerzoni

David Lindberg, «Rodas and phospho»

Ada Masoero, 27 gennaio 2016 | © Riproduzione riservata

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Marco Rossi, reti e assonanze | Ada Masoero

Marco Rossi, reti e assonanze | Ada Masoero