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«Paradiso, Canto XXVI (Finale)» (1903), di Serafino Macchiati (particolare)

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«Paradiso, Canto XXVI (Finale)» (1903), di Serafino Macchiati (particolare)

Le sperimentazioni di Serafino Macchiati

A vent’anni dalla prima monografia dedicata al pittore, illustratore e grafico marchigiano, una mostra indaga le sue relazioni con Vittore Grubicy e l’entourage divisionista livornese

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Dal 9 novembre al 29 febbraio 2024 la Pinacoteca Comunale Carlo Servolini (Villa Carmignani) di Collesalvetti (Li) presenta la mostra «Serafino Macchiati: Moi et l’autre. Le frontiere dell’Impressionismo tra euforia Belle Epoque e drammi della psiche» (catalogo Silvana Editoriale), promossa dal Comune di Collesalvetti con il contributo di Fondazione Livorno e in collaborazione con Il Divisionismo-Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona. Curata da Francesca Cagianelli, conservatrice della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, e Silvana Frezza Macchiati, curatrice dell’Archivio di Serafino Macchiati, la mostra indaga, a venti anni dalla prima monografia dedicata all’artista marchigiano (edita da Allemandi), le relazioni intercorse tra Serafino Macchiati (Camerino, 1861-Parigi, 1916), Vittore Grubicy de Dragon (Milano, 1851-1920) e l’entourage divisionista livornese, con particolare riferimento a Benvenuto Benvenuti (Livorno, 1881-1959).

Per ritessere il panorama storico-artistico che collega la carriera del pittore, illustratore e grafico marchigiano con alcuni esponenti dell’intellighenzia critica europea, da Jules Destrée a Louis Vauxcelles, e i protagonisti del Divisionismo e del Simbolismo italiani, dallo stesso Grubicy a Giovanni Segantini, Gaetano Previati e Giacomo Balla (ospite per circa sette mesi nella residenza parigina dell’artista), è stata fondamentale la ricognizione dell’epistolario conservato al Mart con centinaia di lettere, gran parte indirizzate da Macchiati a Grubicy.
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Oltre 70 opere pittoriche e grafiche di collezioni italiane sono articolate in 5 sezioni: «Sotto la luce abbagliante dell’aurora del XX secolo» ripercorre la sperimentazione paesaggistica di Serafino Macchiati attraverso l’Impressionismo e il Postimpressionismo, sotto l’egida del suo mentore Vittore Grubicy de Dragon che lo condurrà a riflettere sulle potenzialità del linguaggio divisionista; «Fare del vivo, vivo che parli: il sogno di una pittura traspirante la vita» è dedicata alla produzione di Macchiati sullo studio della figura umana indagata in scenari luminosi scanditi nell’arco delle diverse fasi del giorno e solo in parte suggestionata dalla pittura di Antonio Mancini, che pure costituirà per Serafino un impulso decisivo verso la cosiddetta «pittura vivente»; «Le contraddizioni della Belle Epoque dalla conquista della città all’esplorazione della psiche» esemplifica la progressiva conversione dell’artista all’universo letterario dell’orrido e alle dilaganti mode dello spiritismo, fino ad approdare nell’entourage dei collaboratori della rivista «Je sais tout», ideando illustrazioni, acclamate dalla critica internazionale, innovative rispetto alla routine editoriale allora in voga.
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«La battaglia per l’illustrazione del pensiero: da “La Tribuna Illustrata” a “Je sais tout”» indaga le strategie del Macchiati illustratore; infine, «Paradisi artificiali della Decadenza» trae spunto da due dipinti eseguiti da Macchiati durante gli anni parigini, «Morfinomani» (in mostra) e «Paul Verlaine, Bibi-la-Purée e Stéphane Mallarmé al caffè Procope», raffiguranti scene con figure dedite all’uso della morfina, uno dei vizi più diffusi negli anni della Belle Époque, e  al consumo dell’assenzio, all’epoca pubblicizzato da accattivanti manifesti. La sezione include anche opere grafiche sul tema di Félicien Rops, Georges De Feure, Albert Besnard e Henry De Groux, incisioni di Jean Veber, Alfredo Müller, Edmond Aman-Jean e Anders Zorn dedicate all’iconografia di due padri spirituali della Decadenza, Charles Baudelaire e Paul Verlaine.

Redazione GdA, 07 novembre 2023 | © Riproduzione riservata

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