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Stefano Miliani
Leggi i suoi articoliSenigallia (An). Il Futurismo ha avuto una convinta propaggine marchigiana e questo vuole raccontare la mostra al Palazzo del Duca di Senigallia «Venti futuristi» che è stata prorogata al 2 settembre (non chiude più a luglio) e l’ha curata il direttore dei Musei Civici di Ascoli Piceno Stefano Papetti.
Voleva scandalizzare la provincia marchigiana il pittore Ivo Pannaggi (1901-1981) quando, nel 1922, portava a Macerata il verbo di Marinetti con una mostra al Convitto Vittorio Emanuele II dal titolo che oggi ci suona dal tono un po’ fascistoide Marciare non marcire. Con quella rassegna che includeva di Boccioni, Balla, Depero, Prampolini e altri maestri del movimento Pannaggi voleva rivendicare il valore paritario della modernità rispetto al passato e delle forme, quando asseriva che «la persona di un imperatore o il bel vaso in porcellana di una moderna latrina sono dal punto di vista pittorico ugualmente interessanti: ciò che ci colpisce è la costruzione del soggetto, il ritmico accordo delle linee e dei piani che lo costituiscono».
Cita questo passaggio Papetti nel catalogo pubblicato da Silvana Editoriale per una mostra che, a fianco di opere dei campioni nazionali compresi Depero e Carrà nella fase futurista, raduna pezzi di autori marchigiani e dintorni: rispondevano ai nomi di un sodale di Pannaggi a Macerata, Sante Monachesi (1910-91), dello scultore Umberto Peschi (1912-92), del sagace caricaturista Cleto Capponi (1912-81), di Wladimiro Tulli (1922-2003), di Tullio Crali (1910-2000), fino all’umbro Gerardo Dottori oltre a Pannaggi medesimo. In quell’esposizione del 1922 lo storico dell’arte e docente di Museologia all’Università di Camerino Papetti individua «un primo approccio ai movimenti di avanguardia in una regione, le Marche, rimasta sino ad allora estranea al rapido processo di rinnovamento».
Accanto a dipinti (un capitolo è dedicato all’aeropittura) che in qualche caso arrivano al dopoguerra, disegni e incisioni, per ricordare come le Avanguardie storiche volevano investire del cambiamento anche la vita quotidiana, la rassegna comprende i disegni di Balla per tessuti e cravatte e studi per abiti e arredi. E qui guadagna spazio il ramo femminile del Centro Italia con artiste come la folignate Leandra Angelucci Cominazzini (1890-1981) che, ricordano gli organizzatori, riuscirono «a superare la misoginia insita nelle teorie futuriste e a ritagliarsi un ruolo di tutto rispetto nel movimento, soprattutto nelle arti applicate».
Il catalogo indica anche un percorso nell’architettura dei primi decenni del Novecento a Senigallia. Promuove la mostra la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi con il Comune.
Info: «Venti futuristi», Palazzo del Duca, piazza Duca, 1 - 60019 Senigallia (An). Tel.: 366 – 679.79.42, www.comune.senigallia.an.it, www.feelsenigallia.it
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Stefano Miliani
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