«Week-end (für alle Freunde der Musik» (1966), di Anna Comba. Torino, Gam, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Museo Sperimentale. Fondazione Torino Musei. Foto: Paolo Robino

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«Week-end (für alle Freunde der Musik» (1966), di Anna Comba. Torino, Gam, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Museo Sperimentale. Fondazione Torino Musei. Foto: Paolo Robino

La Pop art Italiana sbarca a Pistoia

Un viaggio suddiviso per tappe cittadine: da Roma, vero centro propulsore, a Milano, Torino, Pistoia e Palermo

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Laura Lombardi

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Quanto l’Italia abbia partecipato alla Pop art, il movimento che nasce a Londra nel 1956 e si sviluppa subito negli Stati Uniti tra New York e Los Angeles, e i maggiori centri in cui questo fenomeno si è espresso, ce lo racconta la mostra «’60 Pop art Italia», allestita nel Palazzo Buontalenti dal 16 marzo al 14 luglio a cura di Walter Guadagnini e organizzata dalla Fondazione Pistoia Musei, realtà che rafforza il sistema museale promosso da Fondazione Caript.

La mostra, ci spiega Guadagnini, «nasce anche come celebrazione della Biennale di Venezia del 1964, che segna il riconoscimento della Pop art in ambito internazionale; si apre infatti con opere esposte in quella Biennale, oppure che a quella manifestazione si rifanno, di maestri come Robert Rauschenberg o Jasper Johns».

Il viaggio nella Pop art è suddiviso per tappe in varie città, tra cui proprio Pistoia, dove si incontrano Adolfo Natalini, Gianni Ruffi, Roberto Barni e Umberto Buscioni. Tuttavia, le prime sale sono dedicate a Roma, in quanto vero centro propulsore della Pop art con Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa, Mario Ceroli, Pino Pascali, Fabio Mauri e Jannis Kounellis, ma anche Ettore Innocente, sostenuti da galleristi quali Plinio de Martiis e Giuseppe Liverani, o da intellettuali quali Alberto Moravia e Goffredo Parise. Ad evocare il clima romano di quel momento è anche il grande quadro relativo al murale realizzato da Claudio Cintoli al Piper club. «Roma arriva oggettivamente prima di altri centri, spiega Guadagnini, con opere pop già tra il ’60 e il ’62; Milano in quegli anni aveva un’impostazione più parigina vicina al Nouveau Réalisme, con Enrico Baj. Poi la situazione cambia dal ’65, ma ci sono in mostra immagini della XIII Triennale milanese del ’64 quando già Umberto Eco dirà: “Abbiamo scelto di fare una cosa un po’ pop”».

L’ambito milanese, dove il pop si diffonde grazie alla Galleria Milano e allo Studio Marconi, è testimoniato da lavori di Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Emilio Tadini e altri. Segue poi Torino, con la determinante figura di Gian Enzo Sperone che da New York porta artisti quali Andy Warhol e Roy Lichtenstein, in collaborazione con la galleria Sonnabend di New York e Parigi: qui operano Michelangelo Pistoletto, Piero Gilardi, Aldo Mondino, Ugo Nespolo, Beppe Devalle e Piero Gallina e altri. Un focus è dedicato a Palermo, città che, ricorda il curatore, «nonostante sia fuori dalle rotte, ha figure di rilievo poi dimenticate come Nino Titone, del quale è esposto un grande quadro dalla Galleria d’arte moderna del capoluogo siciliano; musicista e musicologo, Titone riveste per qualche anno il ruolo di attivista e agitatore culturale. E, sempre nell’intento di far conoscere aspetti meno noti, la mostra pistoiese si concentra su figure di artiste donne finora rimaste spesso assenti, se si eccettuano Titina Maselli e Giosetta Fioroni (Roma), dalle rassegne sulla Pop art, come Marisa Busanel (Venezia), Laura Drisi (Milano) e Anna Comba (Torino)».

ll 1968 è l’anno che segna la chiusura della stagione d’oro della Pop e l’addio è evocato da un lavoro di Fabio Mauri, dalla Swinging London con Mike Jagger e dai «Fiori» di Andy Warhol. Nel catalogo a cura di Walter Gaudagnini vi sono saggi di Raffaella Perna e di Marco Bazzini per Pistoia e Helga Marsala per Palermo.

«Week-end (für alle Freunde der Musik» (1966), di Anna Comba. Torino, Gam, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Museo Sperimentale. Fondazione Torino Musei. Foto: Paolo Robino

Laura Lombardi, 14 marzo 2024 | © Riproduzione riservata

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