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Da sinistra: «Ritratto di uomo (recto)» e «Natura morta con fiori in una caraffa (verso)» (1485 ca), di Hans Memling. Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, Madrid. Foto: © Museo Nacional Thyssen-Bornemisza. Madrid

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Da sinistra: «Ritratto di uomo (recto)» e «Natura morta con fiori in una caraffa (verso)» (1485 ca), di Hans Memling. Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, Madrid. Foto: © Museo Nacional Thyssen-Bornemisza. Madrid

I volti nascosti del Rinascimento al Met

Le coperture erano costituite da stemmi o emblemi allegorici che servivano a identificare o celebravano carattere e/o lignaggio del personaggio dipinto

Elena Franzoia

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Curata al Metropolitan Museum of Art da Alison Manges Nogueira, responsabile della Collezione Robert Lehman presso il museo newyorkese, la mostra «Volti nascosti: ritratti coperti del Rinascimento» (2 aprile-7 luglio) indaga per la prima volta l’intrigante ma poco studiata usanza rinascimentale di celare i ritratti con coperture che potevano essere, oltre a semplici tende, secondi quadri incernierati o scorrevoli o veri e propri contenitori-armadietti, recanti affascinanti e coltissimi rebus che spettava a chi guardava decifrare. Estremamente vari erano anche gli scopi, che soprattutto nel caso dei ritratti di piccola dimensione variavano dalla sfera intima e privata del fidanzamento o del ricordo alla propaganda politica e religiosa, come successe durante la Riforma protestante.

Talvolta eseguiti recto-verso come nelle monete antiche, che insieme alle coperture delle opere devozionali costituiscono gli antecedenti più diretti di questa particolare tradizione, le coperture rappresentavano stemmi o emblemi allegorici che identificavano e celebravano carattere e/o lignaggio del personaggio dipinto. Esemplare ritratto recto-verso riferibile al mondo classico è il celebre dittico dei Duchi di Urbino di Piero della Francesca oggi agli Uffizi, che sull’altro lato presenta i carri allegorici del trionfo militare e delle virtù coniugali.

Di questa tradizione, che si diffonde tra Nord Europa e Italia tra XV e XVI secolo, la mostra newyorkese documenta circa 60 casi che portano la firma, tra gli altri, di Hans Memling e Lucas Cranach, grazie anche a prestiti di musei internazionali come l’Ashmolean Museum di Oxford, la Gemäldegalerie di Berlino, il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, la Courtauld Gallery di Londra, gli Uffizi e il Louvre. La mostra offre peraltro l’occasione di vedere finalmente riaccorpate opere come il magnifico «Ritratto di Giovanna de’ Rossi» (1505 ca) di Lorenzo Lotto conservato al Musée des Beaux-Arts di Digione, la cui cover con l’«Allegoria della Castità» (1505 ca) si trova oggi alla National Gallery of Art di Washington. È andato invece perduto il ritratto tizianesco cui afferiva il tondo con il «Trionfo dell’Amore» delle collezioni di Oxford.

Mostra e catalogo si imperniano intorno a 6 nuclei cronologico-tematici: Scoprire i ritratti rinascimentali; Coniare ritratti multilati: precedenti e paralleli; Ritratti coperti nel Nord Europa, 1430-1500; Ritratti coperti in Italia, 1475-1550; Ritratti coperti nel Nord Europa, 1500-50; Ritratti portatili, 1520-1650.

Come scrive Manges Nogueira, partendo dal «Ritratto di donna» di Ridolfo del Ghirlandaio degli Uffizi, dalla coperta con maschera e motto, «paradossalmente, nascondere un oggetto poteva servire a rivelare livelli più profondi di significato attraverso l’atto stesso dello svelamento e della partecipazione tattile dello spettatore. Insieme inibenti e invitanti, le superfici di copertura coinvolgevano gli spettatori in un processo di rivelazione fisica e intellettuale, invitandoli a scoprire l’oggetto grazie a una precisa sequenza narrativa».

Da sinistra: «Ritratto di uomo (recto)» e «Natura morta con fiori in una caraffa (verso)» (1485 ca), di Hans Memling. Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, Madrid. Foto: © Museo Nacional Thyssen-Bornemisza. Madrid

Elena Franzoia, 02 aprile 2024 | © Riproduzione riservata

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