«Ophelias» (2002), di Alessandra Sanguinetti © 2021 Alessandra Sanguinetti (particolare)

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«Ophelias» (2002), di Alessandra Sanguinetti © 2021 Alessandra Sanguinetti (particolare)

Guille e Belinda attraverso gli occhi di Alessandra Sanguinetti

Le fotografie che hanno immortalato giorno dopo giorno il tumulto esistenziale di due cugine argentine sono esposte alla Fondation Henri Cartier-Bresson

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Redazione GDA

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Alessandra Sanguinetti (New York, 1968) pone costantemente al centro della sua ricerca lo scorrere del tempo, non in maniera astratta, ma come ciclo naturale che inizia con la nascita e si conclude con la morte. Con uno stile poetico e delicato tratta della transitorietà della vita, della sua caducità, del passaggio dall’infanzia all’età adulta e dalla dimensione magica dei giochi a quella delle responsabilità genitoriali.

Bandiera della sua poetica è la serie, prodotta in Argentina e iniziata alla fine degli anni ’90, che coinvolge la storia di due cugine, Guillermina e Belinda, e le avventure vissute nella fattoria della loro nonna. Sulla loro vita, partendo dai loro travestimenti di bambine fino alla maturità di donne adulte, la fotografa dell’agenzia Magnum ha prodotto due progetti, uniti dalla continuità temporale, entrambi pubblicati dall’editore inglese Mack: The Adventures of Guille and Belinda and The Enigmatic Meaning of Their Dreams e The Adventures of Guille and Belinda and The Illusion of an Everlasting Summer.

Fino al 19 maggio alla Fondation Henri Cartier-Bresson è visibile, nella sua completezza, la poeticità della crescita delle due ragazze argentine, raccontata dallo sguardo di Alessandra Sanguinetti. La mostra «Les Aventures de Guille et Belinda», a cura di Clément Chéroux e Pierre Leyrat, raccoglie entrambi i lavori, in un flusso esistenziale allo stesso tempo dolce e brutale. Così l’immagine delle due cugine che, come fanno molte bambine, mettono in scena la maternità con l’aiuto di un pallone sotto il vestito, dialoga, in maniera toccante, con il momento in cui tale fantasia si realizza e Guille si ritrova, nel 2009, ad allattare la sua Oriana, il primo giorno della sua vita.

Sanguinetti è entrata empaticamente nelle storie di Guillermina e Belinda e, con uno sguardo partecipe, ha saputo cogliere la bellezza del loro processo naturale di crescita, portatore inizialmente dell’elemento onirico, ma anche, più tardi, del tumulto esistenziale. Le ragazze sono in continua evoluzione giorno dopo giorno, anno dopo anno, ma anche immagine dopo immagine, ed è curioso avvertire come il loro cambiamento esistenziale si sia riverberato ovviamente anche nella loro rappresentazione e nel rapporto stesso con l’artista. Dalla magia dell’«Ofelia», adornata di fiori, alla concretezza della «Madonna con bambino» c’è un mondo intero e la fotografa americana è riuscita a coglierlo in pieno.

«Ophelias» (2002), di Alessandra Sanguinetti © 2021 Alessandra Sanguinetti (particolare)

Redazione GDA, 28 febbraio 2024 | © Riproduzione riservata

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