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Una delle sale d'asta di Farsettiarte durante una vendita

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Una delle sale d'asta di Farsettiarte durante una vendita

Farsettiarte: riportare al centro il ’900 italiano

Le case d'asta in Italia

Michela Moro

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Intervista a Sonia Farsetti, legale rappresentante di FarsettiArte.

Nella storia della vostra casa d’aste e dall’inizio della vostra attività, quali sono stati i vostri top lot storici?

In quasi sessant’anni di attività è difficile individuare dei top lot, sicuramente possiamo ricordare uno splendido dipinto di Giorgio Morandi del 1927, battuto all’asta nel giugno 1990 per quasi due miliardi di lire, cifre che all’epoca facevano scalpore; di grande importanza e prestigio fu anche la vendita della «Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio» di Renato Guttuso, acquistato dalla Galleria degli Uffizi nel 2004. Negli anni più recenti le aggiudicazioni più importanti sono state raggiunte da opere di Lucio Fontana, Alberto Burri, Alberto Savinio e ancora Giorgio Morandi.

Quali sono le categorie di compratori oggi - età, sesso, professione…?
Non esiste una definizione di compratore tipo che segua dei parametri specifici; si segnala comunque un aumento di giovani collezionisti, e questo grazie anche alla maggiore accessibilità delle vendite all’asta, determinata dal sempre crescente incremento e diffusione delle tecnologie digitali.

Perché comprano arte?
Il principale motivo per cui si compra arte è l’interesse culturale e collezionistico, seguito dal desiderio di investire in beni rifugio.

Su quali categorie di opere, autori, epoche suggerite di investire?
Suggeriamo ai collezionisti di seguire sempre il proprio gusto personale e i propri interessi, comunque si può consigliare di prestare attenzione al Novecento figurativo, che ultimamente ha segnato una tendenza al rialzo mantenendo ancora prezzi accessibili, destinati a salire in un futuro prossimo.

Qual è la vostra previsione per il mercato del 2019?
Nel mondo delle aste è quasi impossibile fare delle previsioni, in quanto il mercato è sempre soggetto a numerose variabili. La sfida di ogni casa d’aste, oltre a intuire come si muoverà il mercato, è anche e soprattutto quella di riuscire a procurarsi e proporre per ogni settore opere di grande qualità, che hanno un mercato indipendentemente da qualsiasi previsione. Per fare delle previsioni è fondamentale guardare al passato e il dato certo che abbiamo registrato negli ultimi anni è una progressiva decentralizzazione delle vendite anche e soprattutto dell’arte italiana verso mercati stranieri. È dunque necessario invertire questa tendenza, o quantomeno arginarla, riuscendo a riportare il mercato italiano alla centralità che merita, non individuando la soluzione nel mettere ulteriori limiti alla circolazione delle opere, strada che per ora non ha dato nessun frutto. Questo può avvenire solo attraverso un dialogo costruttivo con le istituzioni.

Come è composto oggi il vostro staff?
Il nostro staff nella sede di Prato è diviso in quattro dipartimenti principali (Arte Moderna, Arte Contemporanea, Arredi e Dipinti Antichi, Dipinti e Sculture XIX-XX secolo), ognuno dei quali ha un proprio responsabile, coadiuvato da esperti del settore e da personale che effettua ricerche e redazione. Completano lo staff un ufficio amministrativo, un responsabile dell’archivio e uno del magazzino. Alla sede di Prato si affiancano poi le succursali di Milano e Cortina d’Ampezzo.


Quali strategie suggerite per rilanciare i settori in sofferenza quali mobili antichi, argenti, tappeti orientali ecc.?
Non esiste una vera e propria strategia in quanto è mutato il gusto del pubblico. L’unica via percorribile è quella di continuare a proporre oggetti di qualità a prezzi ragionevoli.

Una delle sale d'asta di Farsettiarte durante una vendita

Michela Moro, 28 gennaio 2019 | © Riproduzione riservata

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