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Aurea, an Architectural Fiction, Salone del Mobile Milano 2026

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Aurea, an Architectural Fiction, Salone del Mobile Milano 2026

Il Salone del Mobile di Milano che cambia restando sé stesso

64 edizioni, 1.900 espositori provenienti da tutto il mondo in 169mila metri quadri espositivi e una visita in compagnia di Marco Sammicheli, direttore del Museo del Design Italiano di Triennale Milano

Sempre uguale, ogni anno diverso dal precedente. La 64ma edizione del Salone del Mobile ribadisce la propria centralità dalla Fiera di Rho, declinando tutte le possibili realtà dell’abitare nel senso più ampio possibile, attraverso 1.900 espositori provenienti da tutto il mondo che occupano 169.000 metri quadri espositivi. 

Motore strategico del settore, si divide tra manifestazioni annuali: Salone Internazionale del Mobile, Salone Internazionale del Complemento d’Arredo, Workplace3.0, S.Project, e biennali: EuroCucina, FTK – Technology For the Kitchen, e il Salone Internazionale del Bagno. Il SaloneSatellite con 700 designer under 35 e 23 Scuole e Università internazionali accoglie le proposte più giovani. 

A queste manifestazioni si aggiungono alcune novità: Salone Raritas e Salone Contract, che sommano all’offerta già corposa due aspetti importanti, fino ad oggi rimasti meno esplorati in questo contesto. 

Con Salone Raritas il mondo del collezionismo e dei pezzi unici d’autore si collega al mondo fieristico professionale attraverso la visione di 25 galleristi internazionali, tra cui la sofisticata Nilufar, Salviati, la storica fornace di Murano, Mouromtsev Design Editions, realtà UAE, Mercado Moderno, punto di riferimento per il modernismo tropicale e il collectible design sudamericano; Bianco67, alto artigianato italiano che combina marmi e nuove tecnologie, Brun Fine Art, galleria attiva nel panorama dell’antiquariato europeo di alta gamma tra Londra, Milano e Firenze. Salone Contract, progetto affidato a Rem Koolhaas e David Gianotten di OMA, tocca il segmento più strategico per lo sviluppo della filiera. Come racconta OMA, il Contract si fonda su un ecosistema strutturato piuttosto che sul singolo prodotto, e allinea progettazione, produzione e realizzazione sia nell’arredo sia nell’architettura, per dare forma ad ambienti costruiti di qualità e destinati a durare nel tempo. 

Per ottimizzare la visita in fiera e avere una chiave di lettura personalizzata, abbiamo chiesto a Marco Sammicheli, direttore del Museo del Design Italiano di Triennale Milano, di poterlo seguire nella sua speciale «design routine»: «Arrivo la mattina presto ed entro subito nel vivo dei padiglioni. Non mi perdo gli stand delle grandi aziende del design made in Italy, come Kartell, Arper, Porro, Edra, dedico tempo a incontrare le persone, molti stranieri. Mi incuriosisce moltissimo il ritorno di Piero Gandini alla guida creativa e imprenditoriale di Flos, guardo con interesse il lavoro di Davide Groppi, sono curioso di capire se Foscarini porterà in fiera le novità o meglio le rielaborazioni delle lampade di Ingo Maurer, oggi che l’azienda di Ingo è nella sfera del gruppo Foscarini. Sicuramente osservo con attenzione la ricerca e l’innovazione che il mondo della cucina, spazio sempre più centrale dell’abitare, porta al Salone. Vado all’inaugurazione e poi torno tra giovedì e venerdì, quando è più calmo, in quell’occasione mi fermo ad analizzare le novità selezionate da Marva Griffin per il SaloneSatellite. Mi perdo anche nelle sezioni più tecniche, per esempio sono sempre incuriosito dal mondo del bagno, della rubinetteria; apprezzo il lavoro su Quadro Design che sta facendo Enrico Magistro, imprenditore e art director dell’azienda di famiglia. Interessante è quest’anno anche lo stand per sé, un’architettura smontabile e riadattabile disegnato da Giacomo Moor. Il Salone ti pone davanti a spazi la cui navigazione richiede moltissimo tempo, perché l’arredo è sempre di più ambientato tra l’interno, l’esterno e le diverse funzioni della casa. Ritengo che la fiera sia un momento di ricerca e di scouting, con tantissimi espositori capaci di creare dei mondi, stand che sono delle piazze o dei piccoli villaggi, e il mio tempo è consumato dalla visita alle aziende: chi fa il mio mestiere, chi è un curatore, visita la fiera per vedere le novità ma anche per testare quanto gli snodi della rete stiano funzionando e anche quante sorprese possano regalarti degli angoli nascosti o i nomi di aziende che non hai mai ascoltato. Quindi andare al Salone del Mobile e andare in fiera è sempre un’esperienza estremamente motivante».

Declinazione potente ed esaustiva di arredo e design, il Salone è luogo deputato degli addetti ai lavori, ma è aperto al pubblico sabato 25 e domenica 26 aprile, così anche chi è solo interessato può visitare i molti padiglioni, inclusa l’installazione Aurea, an Architectural Fiction, scenografico esercizio di interior decoration.

Progetto Maison Numéro 20, Illustrazioni Maison Nu, Salone Internazionale del Bagno Salone del Mobile, Milano 2024. © Ruggiero Scardigno

Michela Moro, 20 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Il Salone del Mobile di Milano che cambia restando sé stesso | Michela Moro

Il Salone del Mobile di Milano che cambia restando sé stesso | Michela Moro