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Nel luogo esatto in cui, il 29 luglio 1900, l’anarchico Gaetano Bresci uccise il re d’Italia Umberto I, il figlio e successore Vittorio Emanuele III volle che fosse eretto un monumento in forma di cappella in memoria del padre assassinato. Commissionata a Giuseppe Sacconi, autore anche dell’Altare della Patria a Roma e della tomba di Umberto I al Pantheon, la Cappella Espiatoria fu pensata come un edificio svettante, ben visibile da lontano, composto di una stele di pietra d’Oggiono alta 35 metri, con una gigantesca croce d’alabastro, alla cui base fu posta la Pietà di bronzo di Ludovico Pogliaghi e, alla sommità, un cuscino bronzeo con i simboli di Casa Savoia.
Il tutto, poggiante su un massiccio basamento in cui si aprono una cripta a croce greca (qui trovano posto anche le 180 corone bronzee inviate da tutto il mondo in onore di Umberto I) e una luminosa cappella, rivestite entrambe di marmi preziosi e decorate da mosaici ispirati a quelli ravennati. Tutt’intorno, un giardino (cui si accede da una cancellata opera di Alessandro Mazzucotelli), che sul fondo si apre in una grandiosa esedra rivestita da una decorazione in ciottoli bicromi.
Molto più di un monumento, dunque, ma un vero complesso monumentale e museale, che tuttavia manifestò sin dall’inizio problemi conservativi a causa della friabilità della pietra d’Oggiono. Caduti i Savoia, fu lungamente abbandonato. Fino agli scorsi anni ’80, quando la Soprintendenza provvide ai primi interventi, cui, dal 2015, seguì l’assegnazione della Cappella all’allora Polo Museale della Lombardia (ora Direzione regionale Musei della Lombardia del MiC, guidata da Emanuela Daffra).
Sistemata l’accessibilità (oltre 12mila gli ingressi nel 2019) e la sicurezza, grazie alle telecamere, e avviati nel 2018 i cantieri di studio insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ivcb, Milano), sono già stati restaurati i mosaici di ciottoli bianchi e neri dell’esedra, che presentavano depositi di polvere, terriccio, particolato atmosferico, guano, ma anche lacune, erosione e dilavamento, su cui sono stati stesi i prodotti dal potere consolidante, protettivo o biocida testati nel cantiere pilota (la conclusione dei lavori sull’esedra è prevista nel corso di quest’anno).
Identica la metodologia seguita per il restauro del monumento, il cui fragile paramento murario presenta esfoliature e attacchi di agenti dannosi. A questi si sta provvedendo contemporaneamente allo studio e restauro del patrimonio mobile, alla nuova illuminazione e all’ulteriore miglioramento dell’accessibilità.
Cappella Espiatoria
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