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Veduta della mostra «The Blast». Foto di Roberto Apa

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Veduta della mostra «The Blast». Foto di Roberto Apa

Cut up oppure software

Doppia personale di Fabian Herkenhoener e Henry Chapman

Guglielmo Gigliotti

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La galleria T293 ospita dal 13 novembre al 12 dicembre una doppia personale di Fabian Herkenhoener e di Henry Chapman. La scelta non è casuale poiché entrambi gli artisti lavorano, secondo modalità differenti, su un campo da azione comune: la relazione tra pittura e scrittura.

Fabian Herkenhoener, nato a Troisdorf, in Germania, nel 1984, scompone e mischia su ampie tele dei testi «trovati» nella letteratura del ’800 e ’900 (Rimbaud, Bataille, Eliot, Burroughs), tanto da renderli irriconoscibili. Adotta per questo la tecnica dadaista e surrealista del cut up, inaugurata nel 1920 da Tristan Tzara, componendo poesie mediante la disposizione casuale di parole ritagliate da un articolo di giornale ed estratte da un sacchetto. Herkenhoener adotta invece un software per mescolare frasi e versi selezionati, così da conferire una veste tecnologica alla casualità che governa la creazione di nuovi testi, privi di un significato compiuto, o aperto a tutti i significati. Anche il fondo su cui campeggiano le griglie dei testi vergati a mano, secondo modi ispirati talvolta anche al graffito murale, è frutto di un processo casuale, attivato mediante frizione delle tele su pigmento cosparso al suolo.

Per l’americano Henry Chapman (New York, 1987), il valore visuale della scrittura è un espediente per sondare i gradi di realtà, ma anche di realismo. Le sue combinazioni di gruppi di parole con figure sommarie dipinte mediante ampi gesti di una pittura liquida e brillante, sono finalizzate, come dice lui, a «ripensare il realismo non tradizionalmente, ovvero costretto da modelli fissi di realtà», ma più come «sensazione primaria di vitalità ed esperienza specifica». Nelle 12 opere complessive in mostra, un ponte tra i due artisti è rappresentato anche dal valore del vuoto all’interno dell’economia dell’immagine, costituita per entrambi da parole, colore, ma anche da silenzio.

Veduta della mostra «The Blast». Foto di Roberto Apa

Guglielmo Gigliotti, 09 novembre 2018 | © Riproduzione riservata

Guglielmo Gigliotti

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Cut up oppure software | Guglielmo Gigliotti

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