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Il salone della dimora cremonese che ha a lungo ospitato la collezione d'arte all'incanto da Millon il 27 settembre, cortesia di Millon

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Il salone della dimora cremonese che ha a lungo ospitato la collezione d'arte all'incanto da Millon il 27 settembre, cortesia di Millon

Cremona incanta Millon

La casa d’aste francese organizza la sua prima asta italiana nella cittadina lombarda. Disperde una collezione in cui spiccano soprattutto dipinti italiani del Cinque e Seicento, con numerosi inediti

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Elena Correggia

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Non è raro che la provincia italiana, erede di un invidiabile patrimonio storico-artistico stratificatosi nei secoli, custodisca piccoli e grandi tesori, molti dei quali ancora tutti da svelare. È il caso della collezione d’arte proveniente da una prestigiosa dimora cremonese che la casa d’aste francese Millon ha il merito di aver individuato e di presentare all’incanto il 27 settembre, all’hotel Continental di Cremona.

La raccolta realizzata nell’arco di trent’anni circa si compone di dipinti, mobili, tappeti e oggetti d’arte databili fra il XV e il XIX secolo, scelti con gusto raffinato e competenza da una coppia di appassionati d’arte della Cremona bene, a partire dagli anni Sessanta. Circa 130 lotti compongono il catalogo che brilla soprattutto per la selezione dei dipinti antichi, un viaggio ideale lungo l’Italia, da nord a sud e con alcuni passaggi nel nord Europa, attraverso scuole, stili, soggetti diversi, con numerose opere non visibili sul mercato anche da mezzo secolo o più e alcune conosciute esclusivamente attraverso riproduzioni in bianco e nero.

A colpire per dimensioni e pregio pittorico è innanzitutto la grande tela «Popolani all’aperto», dipinto di autore anonimo, lombardo o veneto, del primo Settecento, recentemente esposto alla mostra dedicata a Giacomo Ceruti a Brescia (stima 150-250mila euro). Un’opera, notificata, piena espressione della pittura di genere dell’epoca, che eccelle nel naturalismo sincero, nella finezza psicologica della resa degli sguardi, nella sincerità poetica e non pietosa con cui descrive con realismo il mondo dei più poveri.

Un altro anonimo, rintracciabile probabilmente in un artista francese attivo a Roma fra 1615 e 1625, è l’autore di una tela di grande impatto, «La negazione di Pietro», che testimonia il pieno apprendimento della lezione caravaggesca in una reinterpretazione tuttavia personale, illuminata dalla sapiente orchestrazione di espressioni e gesti silenziosamente dialoganti (35-40mila).

Fra gli inediti è da citare poi l’imponente polittico su fondo oro di Angiolillo Arcuccio, pittore attivo a Napoli fra il 1464 e il 1492 (60-80mila), ma anche un raro ritratto virile eseguito da Europa Anguissola, secondo un naturalismo delicato, dalle cromie brillanti e mai eccessive, che la accomuna alla sorella Sofonisba (20-30mila).
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Alla ritrattistica del Cinquecento che guarda a Tiziano appartiene poi il dipinto di Giulio Campi «Ritratto di gentiluomo con fazzoletto e lettera», che rifugge però l’idealizzazione propria del modello aderendo a una vena di maggior verismo (8-12mila). Porta invece la firma di Palma il Giovane un’imponente pala d’altare dalle cromie calde e brillanti che si caratterizza per un’armoniosa distribuzione dei volumi, secondo lo stile proprio dell’artista (40-50mila).

Storicamente importante e ben pubblicato, si distingue poi l’olio su tavola del ferrarese Boccaccio Boccaccino «Due santi, un vescovo e il ritratto del committente» (40-50mila), mentre spicca per vigore espressivo la «Salomé con la testa del Battista» di Battistello Caracciolo, uno dei migliori interpreti meridionali della lezione caravaggesca, in particolare nell’uso eclettico della luce e nel suo contrasto intenso con le ombre (50-60mila). Stessa stima per un «Baccanale» di un altro napoletano, Salvator Rosa, tela di dimensioni e provenienza principesche.

Il caravaggismo nordico è ben rappresentato dai «Giocatori di carte» di Gerard Seghers, intriso da una luce dai caldi riflessi (20-25mila), un’opera che riemerge sul mercato dopo circa 60 anni. Costituisce infine un’autentica riscoperta la «Sacra famiglia con San Giovannino» di Paolo Pagani, che richiama pienamente i modi di questo pittore barocco dal tratto originale e anti accademico (12-16mila).
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Per apprezzare da vicino le opere sarà allestita un’esposizione nella dimora privata che finora le ha accolte, situata nel centro di Cremona, dal 23 al 26 settembre (dalle 10.30 alle 18, su appuntamento).
«Poter ammirare eccezionalmente questa affascinante collezione nelle sale che per decenni l’hanno ospitata contribuisce ad accrescere il suo charme e a meglio comprendere l’elevato livello di competenza che ha guidato le scelte dei suoi proprietari», commenta Vittorio Preda, esperto di dipinti antichi di Millon. Con questa vendita la casa d’aste francese dà così avvio all’organizzazione di incanti anche sul territorio italiano, in vista della prossima apertura di una sua sede fisica a Milano.

«Cristo in gloria con i santi Rocco, Valentino e una santa», 1610- 1615, Palma il Giovane, stima 40-50mila euro, cortesia di Millon

«Negazione di Pietro», 1615-1625, anonimo francese, stima 35-40mila, cortesia di Millon

Elena Correggia, 31 agosto 2023 | © Riproduzione riservata

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