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Mariella Rossi
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Il MASI di Lugano propone fino al 22 gennaio la retrospettiva di Antonio Calderara (1903-78) «Una luce senza ombre», che ne ripercorre la produzione dall’iniziale uso della luce ispirato a Georges Seurat all’allontanamento dal figurativo. Sono esposte principalmente opere degli anni Sessanta e Settanta, dipinti quasi sempre di piccolo formato in cui «emerge l’essenza della pittura», spiega il curatore Elio Schenini.
Una sezione della mostra restituisce il contesto internazionale dell’epoca attraverso lavori di colleghi (raccolti da Calderara mediante scambi) tra cui Josef Albers, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Yves Klein, Dadamaino, François Morellet, Jan Schoonhoven, Max Bill e Gianni Colombo.
Si tratta della prima retrospettiva di Calderara in Svizzera realizzata dopo la personale curata da Jean-Christophe Ammann al Kunstmuseum di Lucerna nel 1969 e la grande mostra del 2011 nel Museum Ritter di Waldenbuch persso Stoccarda, a testimonianza del fatto che Calderara è stato particolarmente apprezzato in area germanofona.
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