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Micaela Deiana
Leggi i suoi articoliArte pubblica, ricucitura del centro con le periferie, eventi partecipati da parte delle comunità: il programma di Cagliari Capitale Italiana della Cultura 2015 parla il gergo d’assalto dei piani delle politiche culturali più aggiornati e si propone di trasformare la città in un palcoscenico diffuso animato da esperienze performative internazionali.
«Space is the place/Percorsi di arte pubblica» è il progetto corale che, da qui a fine anno, vede un susseguirsi di artisti provenienti da diversi Paesi europei e dell’area del Mediterraneo, chiamati a interpretare alcuni luoghi cittadini e a riempire con l’arte i vuoti urbani e i confini sfrangiati. Mike Cooper registra il paesaggio sonoro del Parco Naturale del Molentargius (nella foto, l’intervento del 9 ottobre «Flamingo Shrines-Walking In Molentargius»), Signe Lidén quello del sottosuolo cittadino, Maria Papadimitriou lavora sugli spazi abbandonati e il confine fra città e natura. Contemporaneamente, si interviene sull’estetica del contesto urbano con un lavoro installativo di Pierre Sauvageot, un intervento murale di Tellas e le luci d’artista di Alfredo Pirri.
Anche le istituzioni pubbliche sono protagoniste, con lo spettacolo di Dimitris Papaioannou al Teatro Massimo, la mostra «Eurasia, fino alle soglie della Storia. Capolavori dal Museo Ermitage e dai Musei della Sardegna» ai Musei Civici, e la residenza dell’artista Cristian Chironi ad aprire il nuovo spazio espositivo negli ex rifugi antiaerei.
Il ricco programma, consultabile sul sito www.cagliari2015.eu, vede il coinvolgimento di diverse realtà, istituzionali e non, per l’obiettivo comune di costruire un laboratorio creativo cittadino. L’augurio è che tutte queste energie non si consumino nell’anno del titolo di Capitale italiana e che il coinvolgimento delle comunità sappia farsi da partecipato a partecipativo.
Micaela Deiana
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