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Archeologi con ruspa

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Dario del Bufalo

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Lo scorso marzo in Egitto è stata fatta un’altra delle tante scoperte archeologiche «per caso». A Eliopoli, suburbio del Cairo, si effettuano da qualche anno degli scavi presso il tempio di Ramses II, seguiti da un team egizio-tedesco e diretti da A. Ashnawi e dal collega tedesco D. Raue, il tutto naturalmente sotto l’egida attenta dell’Unesco. Durante un’operazione di pulizia di un’area, nella attigua baraccopoli di Matariya, un’enorme ruspa rimuoveva fanghi e liquami da un piazzale, quando i denti del braccio meccanico grattano un materiale più duro del fango o di un escremento: una quarzite. Così, dopo poche ore di colpi di ruspa, emergono un torso gigantesco e mezza testa di un faraone, in origine alto 8 metri! Dapprima si crede trattarsi proprio di Ramses II (1279-1212 a.C. Nuovo Regno), poi dai tratti stilistici del volto viene declassato a Psammetico I (664-610 a.C. Epoca Tarda), epoca questa un po’ snobbata dagli egittologi in genere.


Comunque, il fatto che la statua sia tarda o che ci si trovi nelle fogne di una baraccopoli oppure che il ritratto sia mancante di una parte del volto o del corpo, non può in nessun modo giustificare la pessima procedura seguita dagli archeologi (e anche dai funzionari dell’Unesco), che hanno permesso di continuare a usare la pala meccanica per tutto il tempo dello scavo, anche per estrarre dallo scavo i preziosi reperti, non protetti dall’acciaio del Caterpillar (cfr. foto). Un comportamento di questo tipo non è nuovo in Egitto (cfr. Bufale Archeologiche n. 370, dic. ’16, p. 26 e n. 372, feb. ’17, p. 14). Si conosceva l’imperizia di molti archeologi egiziani o di alcuni funzionari Unesco ma è assolutamente inaccettabile per la professionalità di un archeologo tedesco! Vergogna.

Dario del Bufalo, 12 giugno 2016 | © Riproduzione riservata

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