Il nuovo allestimento della sala dedicata alle opere di Gaetano Giulio Zumbo. Foto Saulo Bambi, Sistema Museale Università di Firenze

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Il nuovo allestimento della sala dedicata alle opere di Gaetano Giulio Zumbo. Foto Saulo Bambi, Sistema Museale Università di Firenze

A Firenze riapre il Museo della Specola

Nelle sale del Museo di storia naturale voluto dal granduca Pietro Leopoldo e inaugurato nel 1775, non solo le celebri cere anatomiche, ma anche le meravigliose raccolte di mineralogia e zoologia e capolavori di arte glittica

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Laura Lombardi

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Ha riaperto i battenti il 21 febbraio (entrando nel 250mo anno dalla sua inaugurazione) il Museo della Specola di Firenze, primo museo naturalistico di impronta illuminista, voluto dal granduca Pietro Leopoldo di Asburgo Lorena (1747-92) nello storico Palazzo Bini-Torrigiani.

Inaugurato il 21 febbraio del 1775, qualche anno dopo la Galleria degli Uffizi (1769), come «Imperiale e Reale Museo di Fisica e Storia Naturale» poi «La Specola» dal nome del Torrino astronomico, sotto la direzione di Felice Fontana (1730-1805) divenne ben presto un importante centro scientifico di fama internazionale. Nel 1771 è fondata dallo stesso Fontana l’Officina di Ceroplastica, attiva per circa un secolo.

Chiuso dal 2019 per lavori di restauro poi ritardati dalla pandemia, il museo non è però mai del tutto scomparso alla vista del pubblico, grazie a due eventi svoltisi in altri luoghi: la mostra «Natura Collecta. Natura Exhibita» all’Opera Medicea Laurenziana, che dal dicembre 2019 al settembre 2022 ha superato i 220mila visitatori, e la mostra alla Fondazione Prada di Milano, sponsor del progetto, «Cere anatomiche: la Specola di Firenze/David Cronenberg», con il cortometraggio del regista canadese che proponeva una visionaria interpretazione del teatro anatomico ricostruito nelle teche.

I complessi lavori di restauro e adeguamento degli impianti hanno comportato anche una sostanziale riorganizzazione funzionale del percorso di visita, esteso a nuovi spazi. Finora erano infatti visitabili l’amplissima collezione zoologica e una larga parte della più grande collezione al mondo di cere anatomiche (1.400 pezzi) realizzata tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo per lo studio del corpo umano, tra cui la celebre «Venere» scomponibile in vari strati e sezioni (fino a svelare persino un piccolo feto), e le opere del ceroplasta siciliano Gaetano Giulio Zumbo (1656-1701). Il primo piano dell’edificio era invece occupato da altre strutture dell’Università e del Cnr.

Con la riapertura odierna, il museo torna come all’origine a occupare l’intero palazzo, rendendo possibile l’esposizione di altre importanti collezioni, in particolare quella di mineralogia, mentre il pianterreno è adibito all’accoglienza, con la biglietteria e il bookshop: «Si tratta di un restyling compiuto in pieno rispetto filologico, che conserva inalterato il percorso del museo nella parte dedicata alle collezioni zoologiche e alle cere anatomiche, spiega Marco Benvenuti, presidente del Sistema Museale dell’Università di Firenze, ma che apre nuove sale riportando alla Specola dopo quasi un secolo e mezzo le meravigliose collezioni di minerali e pietre lavorate, oltre a quelle per l’esposizione delle cere di soggetto botanico o in gesso e di modelli anatomici in legno e cartapesta, importanti per comprendere l’uso che se ne faceva a fini educativi».
 

Collezione Mineralogica: Agata in sezione sottile

Alcuni dei restauri sono stati eseguiti grazie al sostegno della Fondazione Friends of Florence e altri dell’Opificio delle Pietre Dure. «Il Museo, prosegue Benvenuti, voluto da Pietro Leopoldo “per illuminare il suo popolo e rendendolo felice col farlo più culto”, riveste dunque forte interesse anche dal punto di vista storico artistico, non solo per la parte delle cere anatomiche, ma anche per gli straordinari capolavori di arte glittica di origine medicea come la splendida coppa Miseroni in lapislazzuli, realizzata per Cosimo I intorno al 1563; senza dimenticare i dipinti di Bartolomeo Bimbi, nature morte con singolari varietà di frutta e ortaggi».

Un museo in piena linea con la cultura rinascimentale che contemplava la conoscenza di tutte le meraviglie del cosmo, in cui saperi scientifici e artistici non erano affatto disgiunti. D’altronde l’interesse rivolto dall’arte contemporanea verso ciò che appartiene al mondo naturale è crescente: «In questo senso, spiega Benvenuti, alla Specola si continuerà a coltivare il binomio arte e scienza, magari anche tramite esposizioni temporanee, in linea con quanto il Sistema Museale di Ateneo fa a Villa Galileo, dove lavori di artisti contemporanei dialogano con il luogo simbolo della nascita della scienza moderna».

A Galileo è d’altronde dedicata, nel palazzo, la «Tribuna» progettata da Giuseppe Martelli, decorata da Luigi Sabatelli, Nicola Cianfanelli, Giuseppe Bezzuoli, Gaspare Martellini e con al centro la statua dello scienziato, scolpita da Aristodemo Costoli, che fu inaugurata nel 1841. Si tratta di uno spazio già facente parte del percorso museale, come pure il «Salone degli Scheletri» al piano terreno e il già citato Torrino astronomico, ma tuttora, come gli altri, visitabile solo su prenotazione.

Gli investimenti per la riapertura del museo ammontano a circa 3,5 milioni di euro erogati dalla Regione Toscana tramite fondi Por Fesr 2014-2020, con il cofinanziamento di oltre 1,5 milioni di euro da parte dell’Università di Firenze, che ha inoltre coperto ogni spesa relativa agli interventi di restauro dei percorsi storici. Che cosa rimane oggi del progetto di Pietro Leopoldo? «Sebbene in Italia, spiega Fausto Barbagli, curatore e autore del concept del nuovo percorso in collaborazione con Annamaria Nistri e Inge Iacoviello, la visione Illuminista di Locke e di Hume alla base del progetto pietroleopoldino sia stata soppiantata nell’Ottocento dalla visione romantica, la Specola mantiene inalterata dopo 250 anni l’universale accessibilità a ogni pubblico, in straordinaria corrispondenza con quanto recentemente sancito dalla Convenzione di Faro del Consiglio d’Europa, di cui il nostro museo dimostra di essere un precoce antesignano. Sono proprio le sue sale storiche a testimoniare la modernità del museo, perché, per citare Gustav Mahler, la memoria non deve essere culto delle ceneri ma tutela del fuoco».

Infine, è attesa per il 2025 anche l’apertura al pubblico del giardino storico di Villa La Quiete, dal Seicento sede dell’educandato delle Signore Montalve, che ospitò abitualmente l’Elettrice Palatina Anna Maria Luisa de’ Medici e attualmente oggetto di un intervento di recupero.

Il Presidente della Repubblica visita in anteprima La Specola, prima della riapertura

Laura Lombardi, 01 marzo 2024 | © Riproduzione riservata

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