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Zugaza: Prado, adiós. E Foster vuole Guernica

Roberta Bosco

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Miguel Zugaza (1964), il direttore più giovane che il Prado abbia mai avuto e quello che più a lungo ha conservato la carica, ha informato il 30 novembre il Patronato che lascerà il museo dopo quasi 15 anni e di voler tornare al Museo de Bellas Artes di Bilbao, lasciato nel 2001 in seguito alla vittoria del concorso per la direzione del Prado. «Per il Museo del Prado ora si apre una nuova fase, gravida di aspettative, con l’obiettivo puntato sul bicentenario del 2019 e sulla conclusione del Campus del museo con il nuovo edificio del Salón de Reinos che ristrutturerà Norman Foster», ha affermato. Zugaza è uno dei direttori più amati della storia del Prado: uomo di grande consenso, capace di importanti e cruciali decisioni, così come di mantenersi indipendente e per quanto possibile estraneo alle strategie mediatiche e ai giochi di potere.

Dopo aver guidato il primo grande ampliamento del museo realizzato da Rafael Moneo (2007), tornerà al Museo de Bellas Artes di Bilbao, del quale è stato direttore dal 1995 al 2001 e che ha lasciato a Javier Viar Olloqui, in procinto di andare in pensione. Intanto, Iñigo Méndez de Vigo, ministro della Cultura, ha richiesto l’immediata creazione di una commissione specifica, in seno al Patronato, affinché si attivi, come prescrivono gli statuti, ad avviare la procedura per selezionare il nuovo direttore, che sarà poi nominato dal Consiglio dei Ministri. Arrivato trentasettenne al Prado, Zugaza sarà ricordato per avere varato numerosi provvedimenti volti a modernizzare l’istituzione. Uno dei suoi maggiori successi è stato ottenere la Legge del Prado, approvata nel 2003, che assegna al museo una notevole autonomia economica e scientifica. Pur non essendo passato indenne attraverso i peggiori anni della crisi (nel 2012 ha sestuplicato le perdite), il Prado chiuderà la gestione 2016 con il record assoluto di visitatori della sua storia, grazie alla mostra dedicata a Bosch. La pinacoteca, che con Zugaza ha raggiunto una percentuale di autofinanziamento pari al 72%, riceve una dotazione pubblica di 45 milioni di euro e possiede oltre 27mila opere, delle quali oltre 7.800 sono dipinti; 1.150 fanno parte dell’esposizione permanente.

Intanto Foster (con Rubio Arquitectura) ha presentato il progetto per l’ampliamento del museo nel Salón de Reinos, risultato vincitore di una selezione cui hanno partecipato numerosi architetti internazionali, tra cui Rem Koolhaas, David Chipperfield e Souto Moura. Dovrà essere pronto entro il 2019, bicentenario del Prado. Sorpresa ha destato la dichiarazione dell’architetto britannico secondo cui si starebbe valutando la possibilità di esporre nei nuovi spazi «Guernica» di Picasso, ora al vicino Museo Reina Sofía.

Roberta Bosco, 03 gennaio 2017 | © Riproduzione riservata

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