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Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliCon una programmazione che supera i cento appuntamenti annuali, in gran parte gratuiti, il Volvo Studio non è «solo» uno spazio espositivo. È un attore dinamico e responsabile nella vita culturale della città. La sua missione è quella di creare un dialogo costante con il territorio, promuovendo idee e valorizzando progetti di artisti e partner attraverso un modello di investimento culturale e sociale sostenibile. La parola a Chiara Angeli.
Come nasce e si consolida nel tempo la collaborazione tra Volvo Studio Milano e Viasaterna?
Volvo Studio Milano ha come obiettivo quello di dare spazio ai valori del brand, attraverso diversi canali, tra cui quello legato alla cultura nelle sue diverse discipline. Non essendo una galleria d’arte, un teatro o un auditorium, ha la possibilità di spaziare e di sperimentare attraverso le diverse forme dell’arte creando così dei progetti unici e delle connessioni insolite. L’incontro con Viasaterna nasce proprio così, in modo casuale, ma da subito ci è stato chiaro che Irene Crocco ha una visione del futuro molto in linea con i nostri valori, dal rispetto dell’essere umano al rispetto del mondo in cui viviamo. Una curiosità verso l’innovazione tecnologica che però ha sempre il ruolo di supportare l’unicità della persona. E soprattutto ci accomuna un'attenzione verso i giovani talenti.
Qual è l’equilibrio tra identità del brand Volvo e autonomia curatoriale di Viasaterna?
La conoscenza reciproca, la condivisione dei valori, la comprensione dei messaggi permettono di lavorare insieme senza «intervenire» sulla libertà dell’artista. La chiave per me è una collaborazione duratura. In questo modo ci si comprende e le proposte che Irene fa Volvo Studio non sono mai non idonee. Certo alcune sono più complesse, altre più immediate, ma c’è sempre fiducia reciproca tra il brand, la galleria e gli artisti che espongono. Ed è molto chiaro a Viasaterna che il luogo dove esponiamo sono gli uffici di Volvo Car Italia, per cui le opere devono comunque creare una connessione emotiva con gli utilizzatori degli spazi; ma utilizzare degli spazi funzionali alla vita quotidiana del brand fa anche sì che le opere esposte assorbano energie multiformi, una sorta di varco tra quello che è privato e ciò che è pubblico.
Qual è il valore reciproco tra uno spazio corporate e una galleria indipendente?
La galleria indipendente permette allo spazio di avere una visione del mondo al di fuori degli schemi tradizionali del business, di aprirsi ad un pubblico diverso, di condividere i valori dell’azienda in modo privo da ogni messaggio commerciale. Il pubblico questo lo percepisce e quindi aumenta la credibilità del brand. D’altra parte, Volvo Studio Milano permette alla galleria di fare un percorso alternativo, di nicchia, ma allo stesso tempo sperimentale, di offrire ai giovani artisti un palcoscenico inusuale e pertanto sfidante. Trovo interessantissimo il fatto che viene richiesto agli artisti di fare cose site specific, E il progetto funziona solo se artista e azienda creano un legame valoriale.
Ritiene che il modello Volvo Studio-Viasaterna possa diventare un benchmark per altre collaborazioni tra imprese e realtà culturali? Se sì, quali sono gli elementi chiave che lo rendono solido?
Si lo credo. Ma perché funzioni occorre avere molto chiaro che si tratta di un investimento a medio lungo periodo per l’azienda. E’ una attività di brand ed è anche un lavoro di consolidamento come polo attivo nella cultura nella città ospitante, in questo caso Milano. Le parole chiave per me sono: rispetto, rigore, libertà. Non si può condizionare la creatività, occorre condividere molto bene le scelte a priori.
Qual è il ruolo della continuità nella programmazione culturale per costruire credibilità nel tempo?
È fondamentale. Una programmazione come quella del Volvo Studio non può essere mordi e fuggi, non avrebbe senso. Occorre per prima cosa abbattere i pregiudizi delle persone, dimostrare la propria coerenza passo dopo passo, Ogni progetto, grande e piccolo che sia, deve essere riconducibile ai valori del brand, ogni evento deve essere creato mettendo l’artista e le sue opere al centro. In questo processo lo Studio non gioca un ruolo statico, ma si anima e si esprime in relazione all’artista che ospita. Altro elemento importante per me è l’evoluzione. Continuità non significa identificare un format che funziona e rimare in questa «comfort zone». Continuità vuol dire aver creato una immagine ed un posizionamento per cui insieme, azienda e partner, possono sperimentare, cambiare, evolversi e perché no, anche rischiare.
Come immagina l’evoluzione della collaborazione nei prossimi anni?
Un’avventura.
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