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Alberto Biasi, «Dinamica visiva», 1965

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Alberto Biasi, «Dinamica visiva», 1965

Vedo, dunque partecipo: Alberto Biasi a Napoli

Nella Sala Belvedere di Palazzo Reale 35 opere dell’artista padovano dialogano con lavori di Gilbert Hsiao, Claudio Rotta Loria e Jorrit Tornquist per un confronto internazionale e intergenerazionale

Olga Scotto di Vettimo

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«Credo che tutta la critica, militante e non, si sia sempre trovata d’accordo nel considerare riduttiva l’espressione artista cinetico, se riferita a personalità complesse e multiformi, talvolta perfino contraddittorie, come, per esempio, alcuni degli esponenti storici del Grav franco-argentino: Garcia Rossi, Le Parc, Morellet. E altrettanto, se non più restrittiva, ci appare ancora questa espressione, se la utilizziamo per assegnare il territorio e delimitare i confini della quarantacinquennale attività artistica di Albero Biasi», dichiara Giovanni Granzotto nell’incipit del testo critico che accompagna la mostra «Alberto Biasi e altre visioni delle superfici: Hsiao, Rotta Loria, Tornquist» (catalogo Il Cigno Edizioni), che, curata dallo stesso Granzotto, è in programma a Napoli nella Sala Belvedere di Palazzo Reale dal 27 maggio al primo agosto. L’esposizione, promossa da Palazzo Reale di Napoli e dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, è organizzata da Il Cigno Arte e Studio d’Arte Gr, grazie al sostegno del Gruppo Euromobil e al contributo di Orler Tv e Petrone Oleodinamica.

«Il massimo interprete del “Cinetismo virtuale” in Italia è anche molto di più e di diverso. In lui hanno sempre convissuto molte anime che hanno prodotto una variegata frontiera di stimoli, che, a loro volta, hanno sollecitato una continua sorgente di risposte sempre originali, spesso rinnovatrici», continua il curatore, attribuendo al lavoro di Biasi (Padova, 1937) una complessità nutrita di più tensioni, che vanno dalla sperimentazione ottica e dalla progettualità allo spirito ludico e all’ironia dadaista fino alla relazione con lo spazio e all’attenzione ai fenomeni naturali. La mostra consente così di leggere Biasi oltre la genealogia stretta del rigore dell’optical, suggerendo un percorso più «inquieto», in cui la percezione non è mai meccanismo neutro, ma è un modo per entrare in rapporto con il mondo.

In mostra, due installazioni ambientali «Proiezione di luci e ombre n. 2» e «Light prism», esposte più di recente in occasione della grande personale all’Ara Pacis nel 2021, lavori centrali per osservare una ricerca fatta di luce che genera, scompone e rende instabile l’opera, membrana attiva che offre allo spettatore un’esperienza percettiva, un campo di variazioni, dove il vedere è in stretta relazione con il movimento, la posizione del corpo e con la durata stessa dello sguardo. Vedere vuol dire, dunque, partecipare.

Il percorso espositivo riunisce 35 opere di Biasi e cinque lavori di Gilbert Hsiao (Easton, Pennsylvania, 1956), Claudio Rotta Loria (Torino, 1949) e Jorrit Tornquist (Graz, Austria, 1938), costruendo un confronto internazionale e intergenerazionale che evidenzia la centralità del ruolo dell’artista patavino, ma anche gli echi e gli sviluppi in altre linee di ricerca dove la superficie non è intesa come supporto, ma come territorio di indagine, laboratorio visivo di accadimento percettivo, declinato secondo diverse sensibilità: Hsiao lavora sulla vibrazione del segno; Rotta Loria sulla tensione tra struttura, colore e instabilità percettiva; Tornquist interroga la luce cromatica come fenomeno spaziale e psicologico.

Jorrit Tornquist, «senza titolo», 1964

Olga Scotto di Vettimo, 25 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Vedo, dunque partecipo: Alberto Biasi a Napoli | Olga Scotto di Vettimo

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