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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliNel paesaggio in continua metamorfosi dell’arte digitale, il Var Digital Art Award 2025 segna un nuovo punto di svolta, celebrando l’incontro tra tecnologia e poesia, tra calcolo e sentimento. A conquistare la seconda edizione del premio è Auriea Harvey con l’opera «mother/child», un lavoro che trasforma il linguaggio del digitale in esperienza sensoriale e riflessione umana, dove la materia è fatta di luce e memoria. Ispirandosi alla Pietà di Michelangelo, Harvey costruisce un ambiente tridimensionale in cui il legame tra madre e figlio diventa una forma di preghiera contemporanea. Non più il marmo a contenere il dolore e la grazia, ma una sostanza impalpabile – fatta di pixel, di codici, di respiri luminosi – che rende visibile la fragilità del gesto e la permanenza dell’affetto. «mother/child» si offre come esperienza interattiva, accessibile da ogni dispositivo, ma anche come scultura fisica, testimoniando la possibilità che il virtuale diventi tangibile.
Pioniera della Net Art e tra le voci più influenti nel dialogo tra arte e digitale, Harvey continua a interrogare la materia del tempo con una «argilla matematica» capace di fondere intimità e innovazione. Nella sua opera, il codice si fa gesto e la forma diventa racconto, in una tensione continua tra presenza e assenza, tra realtà e simulazione. È una maternità che non idealizza, ma osserva e accoglie, come architettura affettiva del nostro tempo. La giuria del premio – composta da Marco Pittarello, Davide Silvioli, Davide Sarchioni, Alessandro Tiezzi e dal pubblico di Z!NG – Zone of Innovation & Growth – ha riconosciuto nell’opera dell’autrice, che vive e lavora a Roma, la capacità «più di altre a invitarci a riflettere. Per un premio che nasce dal dialogo tra arte e impresa, in un contesto in cui l’innovazione procede a una velocità sempre crescente, l'arte ci ricorda l’importanza di fermarsi, osservare e interrogarsi sul senso umano del progresso, perché non dobbiamo mai dimenticare chi siamo e dove stiamo andando». Accanto a Harvey, i finalisti Martina Menegon, Quiet Ensemble e The Cool Couple hanno contribuito a delineare un panorama variegato e vitale dell’arte digitale contemporanea, mentre la Menzione Speciale è andata a Matteo Mauro per «What I think it becomes», opera che esplora la trasformazione del pensiero in immagine.
Il Var Digital Art Award è diventa così osservatorio vivo sul rapporto tra arte, tecnologia e cultura, un luogo in cui l’impresa incontra la creatività e l’innovazione si fa racconto del presente. Come ha ricordato Alessandro Tiezzi, «quando arte e impresa dialogano, non nascono solo nuove tecnologie, ma nuovi significati». In «mother/child», Harvey ci restituisce proprio questo: la possibilità che il digitale non sia una distanza, ma una forma di contatto, un linguaggio che parla di noi, dei nostri legami e della nostra vulnerabilità. E nel riflesso di quella luce che modella una madre e un figlio, riscopriamo l’essenza più umana del futuro.
Auriea Harvey con l’opera «mother/child» ha vinto il Var Digital Art Award 2025
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