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Marina Abramović e Ulay

Foto tratta da Wikipedia, CC BY 3.0, Marina Abramović and the CODA Museum

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Marina Abramović e Ulay

Foto tratta da Wikipedia, CC BY 3.0, Marina Abramović and the CODA Museum

Una monumentale Marina Abramović sta per arrivare alla Gnamc di Roma

Dopo l’appuntamento alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, in occasione della 61ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, «Transforming Energy» arriva nella Capitale in una versione ampliata

Samantha De Martin

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Per celebrare gli 80 anni di una delle artiste e performer più importanti del panorama contemporaneo internazionale, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (Gnamc) presenta la mostra «Marina Abramović: Historical Works and Transforming Energy», che inaugurerà a Roma il 17 novembre. I contenuti dell’esposizione, accompagnata da catalogo Skira, sono stati anticipati nel corso di una conferenza stampa svoltasi online alla presenza dell’artista.

Dopo l’appuntamento alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, in occasione della 61ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, «Transforming Energy» arriva nella Capitale in una versione ampliata, curata da Shai Baitel, direttore artistico del Modern Art Museum (MAM) di Shanghai, in stretta collaborazione con l’artista, riunendo i «Transitory Objects» interattivi e una selezione di opere storiche che attraversano trasversalmente differenti fasi della sua carriera e riassumendo il suo percorso nell’arte contemporanea. 

Come ha anticipato Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Gnamc, «la mostra porta il lavoro di Marina Abramović alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea in una forma ampliata e articolata, rendendo un meritato omaggio all’artista in occasione dei suoi 80 anni. L’unione di lavori storici e recenti, il numero e la ricchezza delle opere esposte e del percorso espositivo che attraversa tutta la carriera di Abramović, crea una mostra innovativa e dirompente nel contesto romano. Un viaggio imperdibile attraverso l’azione sovversiva della Performance Art, volto a emozionare profondamente il pubblico della Capitale». 

Mazzantini ha voluto l’inserimento di numerose opere storiche creando un’ulteriore sezione della mostra a cura di Andrea Tarsia. La sezione «Historical works» comprende alcuni lavori iconici della carriera dell’artista, tra cui «Balkan Baroque» (1997), «The Artist is Present» (2010) e «Imponderabilia» (1977). Quest’ultima sezione conduce il pubblico al cuore della mostra, che invita i visitatori a interagire attivamente con una selezione di «Transitory Objects»: letti di pietra, strutture e forme scultoree che incorporano quarzo, ametista, agata e altri minerali. L’artista esorta il pubblico a sdraiarsi, sedersi o stare in piedi sulle opere, attivando quello che lei stessa definisce un processo di «trasmissione dell’energia». Sviluppata nell’arco di oltre trent’anni la serie sposta la ricerca di Abramović sul corpo verso un’altra dimensione temporale: quella del tempo geologico dei minerali e della terra stessa.

Il suo interesse per i cristalli e per il loro rapporto con l’energia e il corpo umano si è sviluppato in seguito al suo viaggio lungo la Grande Muraglia Cinese nel 1988. Durante il percorso, è entrata in contatto con alcuni aspetti della medicina tradizionale cinese che avrebbero in seguito influenzato lo sviluppo dei «Transitory Objects». Nei decenni successivi, queste opere sono diventate una componente significativa della sua ricerca, mettendo in connessione il corpo umano con materiali preziosi formatisi nelle diverse ere geologiche.

«Il Ministero della Cultura, ha detto il ministro Alessandro Giuli, è orgoglioso di celebrare in Italia l’80mo compleanno dell’artista Marina Abramović, ospitando la mostra “Transforming Energy”, prima a Venezia presso le Gallerie dell’Accademia e successivamente a Roma presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Pioniera della Performance Art, Marina Abramović è oggi una figura di spicco indiscussa del mondo dell’arte». Anche l’artista si è detta «molto felice di presentare i nuovi “Transitory Objects” insieme alle opere storiche» che hanno definito la sua carriera. «Queste opere, ha ribadito, appartengono a momenti molto diversi della mia pratica e riunirle permette al pubblico di vedere come le idee alla base del mio lavoro si siano sviluppate nel corso del tempo». 

Samantha De Martin, 18 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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