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Alberto Bolaffi
Leggi i suoi articoliUmberto Allemandi per me non è stato solo un buon amico e un editore di vaglio. Per me è paragonabile a un oggetto da collezione che ho collocato in una delle più significative e fortunate caselle della mia vita professionale.
L’ho conosciuto giovanissimo, quando mi fu presentato da un comune e compianto amico, Giorgio Coccino. Allora ero alla ricerca di qualcuno che si facesse carico della nostra rivista e dei nostri cataloghi filatelici. Prima ancora di conoscerlo, mi fu riferito che, nonostante la sua giovane età, era un astigiano incline al richiamo della cultura e che, assecondando questa sua propensione, aveva già dimostrato buona tempra redazionale assistendo Lucio Ridenti, a quei tempi direttore della rivista di teatro «Il Dramma».
Il suo arrivo in Bolaffi segnò subito un profondo cambiamento; sfogliando nella memoria quelle pagine lontane, ricordo, per esempio, che fu sua la proposta di fare del nostro baffuto portinaio di via Roma il testimonial di una campagna pubblicitaria della nostra rivista «Il Collezionista».
Anche se molto giovane, ero allora uno dei pochi a non lasciarsi intimidire da quella che in quegli anni era definita «arte moderna»; insieme a Umberto, Marcello Levi e Luigi Carluccio creammo il Catalogo d’Arte Moderna. Fu un successo immediato che, amo ricordare, vide Umberto in veste di coordinatore. Quel catalogo fu l’inizio: a Umberto Allemandi venne affidata la guida di una nuova formula editoriale, poi divenuta scuola che, da brillante «docente», lo vide diventare «preside» della sua nuova casa editrice. I ricordi del nostro fortunato sodalizio sono numerosi e si tingono di turchese, il colore caratteristico della copertina dei suoi volumi che si sono aggiunti con regolarità nella mia biblioteca.
A riconoscimento del suo grande talento credo, però, si debba richiamare il suo giovanile esordio nel mondo dell’editoria con due temerarie pubblicazioni, dovute all’incoscienza dei nostri anni giovanili e temprate dal nostro pionieristico successo con il Catalogo d’Arte Moderna.
Il primo esempio, sotto la scettica ma generosa guida di Gianni Romano, fu l’allora inedito Dizionario enciclopedico dei pittori e degli incisori italiani, un’opera in undici volumi, con oltre quindicimila nomi catalogati: un’impresa da Treccani, non da piccola e goliardica fucina quale era, allora, la nostra casa editrice.
Il secondo «ardimentoso» esempio fu «Weekend», creato con l’appoggio della famiglia Mondadori, diventata nostra socia con «Bolaffi Arte», da Umberto diretta fin dal primo numero. Se oggi tutti acquistiamo riviste di viaggi è grazie a quella pubblicazione, che diede inizio all’era del turismo su carta patinata.
Queste e tantissime altre avventure editoriali non farebbero parte della mia vita se non avessi avuto la fortuna di incontrare molti anni fa un giovane studente, poi diventato un grande editore, Umberto Allemandi.