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Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliUno dei più preziosi manoscritti miniati del Rinascimento torna al centro della ricerca internazionale. L’Offiziolo Durazzo, il celebre Libro d’Ore conservato presso la Biblioteca Berio di Genova, è infatti protagonista di uno studio pubblicato il 14 luglio sulla rivista «Applied Sciences», dedicato alla caratterizzazione fisica e chimica dei materiali che compongono e decorano il codice.
L’indagine, realizzata da un team multidisciplinare in collaborazione con la Biblioteca Berio, ha impiegato esclusivamente tecniche diagnostiche non invasive. Grazie all’integrazione di analisi spettroscopiche e sistemi avanzati di imaging, i ricercatori hanno esaminato la celebre pergamena purpurea e il ricchissimo apparato miniato, ricostruendo la tavolozza utilizzata da Francesco Marmitta, artista parmense autore del manoscritto nei primi anni del Cinquecento. Sono stati identificati pigmenti e materiali di eccezionale pregio, tra cui blu oltremare naturale, vermiglio, coloranti organici ricavati da insetti, malachite, oltre all’impiego di oro e argento.
I risultati contribuiscono ad approfondire la conoscenza delle tecniche esecutive del miniatore e forniscono dati essenziali per la conservazione e la futura valorizzazione dell’opera. «Biblioteche e musei civici sono veri laboratori di ricerca, innovazione e produzione culturale», commenta l’assessore alla Cultura di Genova Giacomo Montanari, sottolineando il valore della collaborazione tra la Berio e i centri di ricerca coinvolti.
Donato alla Biblioteca Berio nel 1847 dal marchese Marcello Durazzo, da cui prende il nome, il manoscritto è considerato un unicum per due caratteristiche distintive: la pergamena tinta di porpora e la crisografia, ossia la scrittura in caratteri d’oro. Rimane ancora aperto il dibattito sulla sua committenza: secondo una delle ipotesi più accreditate, il volume sarebbe stato inizialmente destinato a un magistrato veneziano per poi approdare a Parma, e potrebbe coincidere con il soggetto del «Ritratto di collezionista» (1523 ca) del Parmigianino, oggi alla National Gallery di Londra, che in mano sembra reggere proprio il Libro d’Ore.
Giorgio Valentini
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