Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Premio Strega 1956. Da sinistra Alberto Moravia, Maria Bellonci ed Elémire Zolla. Archivio della Fondazione Bellonci

Image

Premio Strega 1956. Da sinistra Alberto Moravia, Maria Bellonci ed Elémire Zolla. Archivio della Fondazione Bellonci

Tutti i motivi per tornare al Macro, dal Premio Strega a Miriam Cahn

Nella programmazione 2026, che apre alla scena internazionale, anche la prima retrospettiva istituzionale dedicata alla poetessa Marialba Russo

«C’è sempre un motivo per tornare al Macro». Quest’anno ancora di più. La direttrice artistica Cristiana Perrella affida a un promettente claim la presentazione ufficiale del programma 2026 del Museo di Arte Contemporanea di Roma. «Il Macro, ha ribadito Perrella nel corso della presentazione della programmazione alla stampa, non è un luogo di conferme, ma uno spazio in cui i grandi nomi fanno la loro prima comparsa, una destinazione di riferimento per entrare nei linguaggi della contemporaneità. Questo “spazio di produzione” e di sperimentazione, da godere, si rivolge a pubblici diversi, a tutti coloro che possono scoprire cose mai viste, che non sapevano di amare».

Se la prima stagione ha visto al centro della scena Roma, «non per localismo malinteso, ma perché siamo convinti che a Roma la cultura sia viva e possa parlare al mondo», ha detto Perrella, il 2026 apre alla scena internazionale senza però dimenticare il racconto del territorio romano. Ne è un esempio una delle mostre più attese di questa programmazione 2026 promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo. Dal 29 aprile al 30 agosto il progetto «Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega», a cura di Maria Luisa Frisa e Mario Lupano, dedicato alla storia del celebre Premio, invita a varcare la soglia di Casa Bellonci, oggi sede della Fondazione, «una biblioteca distesa da parete a parete» più che un semplice salotto letterario, spazio relazionale di cui la mostra vuole riproporre ritmo, rituali e trasformazioni.

Sempre il 29 aprile, a dare il via alla stagione espositiva del Macro sarà l’installazione «Mechanical Kurds di Hito Steyerl», a cura di Alice Labor. Commissionata nel 2025 dal Jeu de Paume di Parigi e dal New Museum di New York, presentata in quest’occasione per la prima volta in Italia, la narrazione filmica intreccia immagini documentarie nel campo profughi di Domiz, nel Kurdistan iracheno, e immagini generative, offrendo una riflessione sui rapporti tra lavoro digitale, intelligenza artificiale, conflitti geopolitici.

Nata nel 2006 da un’idea di Stefania Miscetti e ospitata per la sua nuova edizione nella nuova sala video del museo romano, «She Devil», storica rassegna di videoarte tutta al femminile, sarà invece concepita come una piattaforma aperta, di confronto tra pratiche e ricerche internazionali. In linea con l’attitudine del museo alla ricerca multidisciplinare è anche il progetto dedicato alla voce di Amelia Rosselli, a trent’anni dalla morte, curato da Andrea Cortellessa presso la sala audio. «Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio» sarà un focus su una delle più grandi poetesse italiane del ’900, stabilitasi a Roma nel 1950.

Il 28 maggio la sala principale del museo accoglierà la personale dell’artista di Basilea Miriam Cahn, a cura di Cristiana Perrella, al Macro con una selezione di opere incentrate sul corpo femminile come soggetto politico e luogo di resistenza. Nella stessa data aprirà anche la collettiva delle vincitrici della terza edizione del Premio Paul Thorel, a cura di Sara Dolfi Agostini, con i lavori inediti di Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi, sviluppati nel contesto della residenza dell’edizione 2025.

La stagione autunnale, a settembre 2026, prenderà il via con la prima retrospettiva istituzionale dedicata a Marialba Russo e alla sua ricerca fotografica attenta alle pratiche rituali. La produzione degli anni Settanta sarà al centro di un percorso che esplora la costruzione culturale del genere e la fluidità tra maschile e femminile.

Il progetto avrà una sede parallela al Muciv-Museo delle Civiltà di Roma per approfondire la ricerca di Russo più strettamente legata all’antropologia. Seguirà la mostra di Francis Upritchard e Martino Gamper che intreccia scultura e design con una serie di interventi site specific diffusi negli spazi del museo.

L’agenda 2026 si chiude a dicembre con un nuovo progetto di Alessandro Sciarroni, a cura di Cristiana Perrella ed Elena Magini, concepito appositamente per la sala principale del museo.

«Accanto alle mostre, il Macro vive anche di un’altra programmazione, connotata da tempi e ritmi quotidiani, che stiamo cercando di riempire di occasioni», ha aggiunto Perrella. Così la sala audio, la sala video e il nuovo cinema ampliano il raggio d’azione del museo verso linguaggi e pubblici differenti, intrecciando arte contemporanea, cinema, suono e cultura visiva, ma anche dialoghi, performance e proiezioni. All’interno di questa ricerca interdisciplinare si inserisce «Science Fashion. Interazioni tra moda, scienza e nuove tecnologie», una serie di incontri e workshop a cura di Dobrila Denegri, in programma dal 13 al 15 maggio.

Come si evince dall’agenda, la programmazione 2026 assiste al consolidarsi di una modalità di lavoro fondata sulla collaborazione e sullo scambio, dalla naturale partnership con Palazzo delle Esposizioni alle collaborazioni con la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, con la Fondazione Paul Thorel e con il Muciv-Museo delle Civiltà.

Marco Delogu, presidente dell’Azienda Speciale Palaexpo, ha sottolineato come la programmazione 2026 confermi il Macro come «un’istituzione capace di tenere insieme visione artistica e responsabilità pubblica, come uno spazio di produzione culturale che dialoga con la città e con il sistema internazionale». In questo spazio ibrido di connessione i diversi linguaggi e gli eventi artistici, come ha ribadito l’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio, «avranno l’obiettivo di rafforzare la visione della città contemporanea capace di stare nello scenario internazionale».

Uno still dal video «I’ve been afraid» di Cecilia Condit, 2020

Samantha De Martin, 01 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Tutti i motivi per tornare al Macro, dal Premio Strega a Miriam Cahn | Samantha De Martin

Tutti i motivi per tornare al Macro, dal Premio Strega a Miriam Cahn | Samantha De Martin